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La Calabria in cerca ancora dei suoi scomparsi – VIDEO
Dal 1974 a giugno sono 8.991 le denunce di scomparse registrate in regione. Un dato in incremento negli ultimi anni. Nella giornata nazionale dedicata al fenomeno si rileggono i dati sul dramma che s…
Pubblicato il: 12/12/2020 – 13:05
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CATANZARO C’è un fenomeno che lascia un vuoto drammatico nelle famiglie. Una voragine che non si colma con il passare degli anni, anzi. Quando sparisce un persona si crea un solco nell’anima dei suoi familiari che vedono svanire all’improvviso un pezzo del loro vissuto. Un dolore più profondo di quello causato dalla morte di un caro. Ed è per questo che è nata l’esigenza di celebrare oggi, 12 dicembre, la giornata dedicata a questo triste fenomeno. Un’iniziativa voluta dallo scorso anno dal Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse per sensibilizzare la popolazione. Il numero degli scomparsi negli anni – ad eccezione dell’ultima rilevazione relativa ai mesi del lockdown – è cresciuto. La fotografia che periodicamente restituisce la relazione del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse è a tinte fosche. In Italia dal 1974 al giugno scorso sono state presentate 250.008 denunce di persone scomparse di cui tantissimi sono i minori: 131.802.
Un fenomeno, quello delle persone scomparse, cresciuto in questi decenni anche in Calabria.
Scorrendo il report, emerge infatti che in quel lasso di tempo si sono registrati nella regione 8.991 persone scomparse di cui oltre la metà si sono perse le tracce.
Si tratta di 4.880 uomini, donne e minori che, nonostante le attività incessanti di ricerca da parte delle forze dell’ordine, sono svaniti nel nulla. Un fenomeno che allarma particolarmente se si consideri che 5.599 denunce riguardano minori per lo più adolescenti: 4.705 tra i 15 e i 17 anni.
Un trend dicevamo in crescita quello di persone scomparse nella regione se, leggendo sempre i dati del report diffuso dal ministero dell’Interno, si evidenzia che nel lasso di tempo compreso tra il 1974 e il 2006 la Calabria rappresentava il 2,26% del totale delle persone scomparse in Italia mentre tra il 2007 e il primo semestre 2020 è passato al 4,11% che porta così la media del periodo preso in esame dal report al 3,6%.
Scendendo nel dettaglio provinciale è nel Reggino che si registra il maggior numero di denunce di scomparse: 2.367. Seguono le segnalazioni avvenute nel Crotonese (1.794), nel Catanzarese (1.686), nel Cosentino (1.628) e per ultima la provincia di Vibo Valentia (1.516). È il Crotonese, invece, l’area che segnala il maggior numero di minori scomparsi 1.555 a cui segue il Reggino a quota 1.485 e il Vibonese in cui si registrano 1.264 denunce di giovani e giovanissimi scomparsi. Poi il Cosentino (675) e il Catanzarese (620).
Dalla lettura di questi dati è possibile comprendere anche una sorta di identikit delle persone la cui scomparsa viene denunciata. Tanti sono giovani stranieri. Ben 4.795 denunce riguardano minori residenti fuori dall’Italia, un dato che tradotto in termini percentuali si tramuta nel 53,3%. Un aspetto che dimostra come l’incremento delle scomparse si intrecci con il fenomeno delle migrazioni che vede proprio la Calabria come terra di destinazione di moltissimi viaggi della speranza.
A conferma di questo anche i dati sul numero delle persone di cui si sono perse le tracce. Infatti su 4.880 soggetti da ritrovare oltre 8 su dieci sono stranieri. Dunque uomini, donne e appunto minori che volontariamente hanno fatto perdere le proprie tracce finendo chissà in quale parte del mondo o in quali mani. Ma accanto a questo fenomeno, c’è da registrare il drammatico dato degli scomparsi calabresi di cui si è persa qualsiasi notizia. Al Viminale complessivamente risultano 656 persone che non sono state mai più ritrovate negli ultimi decenni nella regione.
Eppure la macchina delle ricerche – costituita dal Sistema italiano di ricerca delle persone scomparse – non si è mai arrestata. Affiancata negli ultimi 18 anni anche dai volontari di “Penelope”, l’associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse.
Stefania Paparo, responsabile della sede calabrese di Penelope traccia una sorta di identikit di quanti sono svaniti nel nulla in Calabria. «Gran parte sono minori non accompagnati – ci spiega – sbarcati in Calabria, finiti nelle strutture di prima accoglienza da cui poi si sono allontanati. Ma ci sono anche anziani con alcune particolari patologie che sono usciti di casa senza fare più ritorno. Così come quelli vittime di raggiri che poi sono svaniti nel nulla. È in caso, ad esempio, accaduto nel 2011 a Torre Melissa a due anziani. Le cui storie si assomigliano tantissimo. Entrambi si sono allontanati da casa e dopo aver prelevato denaro sono spariti seguendo una “fidanzata straniera”».
Accanto a questi, ci sono i casi di lupara bianca «le cui storie – precisa la responsabile calabrese di Penelope – non ci sono state mai segnalate dalle famiglie». Molte per fortuna però sono le vicende che si sono concluse positivamente: «Giovanissimi che per dissidi in famiglia o altre piccole beghe si allontanano, ma che sono stati rintracciati rapidamente». Per Paparo, «è il fattore tempo quello decisivo ad imprimere una svolta decisiva alle ricerche». «Nelle prime 48 ore – spiega – è possibile raggiungere più velocemente il risultato perché ci sono molte tracce che possono essere subito valutate. Poi con il trascorrere del tempo tutto diventa più complesso». Su questo tema la responsabile regionale di “Penelope” lancia un appello. «La scomparsa di una persona va segnalata subito – dice – e può farla anche un semplice conoscente. Non c’è bisogno che sia un familiare a denunciarla».
E a proposito delle indagini per rintracciare gli scomparsi, Paparo sostiene che «le tecniche adottate dalle forze dell’ordine sono decisamente migliorate nel tempo, ma c’è ancora da affinare il sistema». «C’è la necessità – afferma – di maggiore formazione del personale. In particolare sarebbe auspicabile creare unità dedicate specificatamente alla ricerca delle persone scomparse in modo da perfezionare le tecniche investigative».
Sul ruolo dell’associazione, Paparo chiarisce che «è al servizio totale dei familiari. Il nostro compito è quello di affiancare i familiari delle persone scomparse supportandole sia nella fase della denuncia alle autorità che in quella della ricerca del congiunto».
Ma i compiti di “Penelope” – che annovera tra i suoi attivisti familiari di scomparsi come Vincenzo Chindamo (foto sopra), il fratello di Maria – non si fermano qui. «Offriamo soprattutto – tiene a precisare Paparo – un supporto psicologico a quanti si trovano in questa devastante situazione di vivere quel senso di vuoto. Il familiare della persona scomparsa rivive per anni i momenti del distacco. Resta sospeso in una sorta di limbo esistenziale. E come se non riuscisse ad elaborare per sempre il proprio lutto. Noi siamo qui proprio per aiutare queste persone. E lo facciamo sempre gratuitamente». Da qui l’invio «a rivolgersi con fiducia a “Penelope”». «Sappiamo come si affronta questa terribile situazione – conclude – perché molti di noi hanno sperimentato sulla propria pelle quelle stesse sensazioni di vuoto e lo smarrimento dopo la scomparsa del proprio caro. La nostra associazione è nata proprio per questo fine». (r.desanto@corrierecal.it)
Scorrendo il report, emerge infatti che in quel lasso di tempo si sono registrati nella regione 8.991 persone scomparse di cui oltre la metà si sono perse le tracce.
Si tratta di 4.880 uomini, donne e minori che, nonostante le attività incessanti di ricerca da parte delle forze dell’ordine, sono svaniti nel nulla. Un fenomeno che allarma particolarmente se si consideri che 5.599 denunce riguardano minori per lo più adolescenti: 4.705 tra i 15 e i 17 anni.
Un trend dicevamo in crescita quello di persone scomparse nella regione se, leggendo sempre i dati del report diffuso dal ministero dell’Interno, si evidenzia che nel lasso di tempo compreso tra il 1974 e il 2006 la Calabria rappresentava il 2,26% del totale delle persone scomparse in Italia mentre tra il 2007 e il primo semestre 2020 è passato al 4,11% che porta così la media del periodo preso in esame dal report al 3,6%.
Scendendo nel dettaglio provinciale è nel Reggino che si registra il maggior numero di denunce di scomparse: 2.367. Seguono le segnalazioni avvenute nel Crotonese (1.794), nel Catanzarese (1.686), nel Cosentino (1.628) e per ultima la provincia di Vibo Valentia (1.516). È il Crotonese, invece, l’area che segnala il maggior numero di minori scomparsi 1.555 a cui segue il Reggino a quota 1.485 e il Vibonese in cui si registrano 1.264 denunce di giovani e giovanissimi scomparsi. Poi il Cosentino (675) e il Catanzarese (620).
Dalla lettura di questi dati è possibile comprendere anche una sorta di identikit delle persone la cui scomparsa viene denunciata. Tanti sono giovani stranieri. Ben 4.795 denunce riguardano minori residenti fuori dall’Italia, un dato che tradotto in termini percentuali si tramuta nel 53,3%. Un aspetto che dimostra come l’incremento delle scomparse si intrecci con il fenomeno delle migrazioni che vede proprio la Calabria come terra di destinazione di moltissimi viaggi della speranza.
A conferma di questo anche i dati sul numero delle persone di cui si sono perse le tracce. Infatti su 4.880 soggetti da ritrovare oltre 8 su dieci sono stranieri. Dunque uomini, donne e appunto minori che volontariamente hanno fatto perdere le proprie tracce finendo chissà in quale parte del mondo o in quali mani. Ma accanto a questo fenomeno, c’è da registrare il drammatico dato degli scomparsi calabresi di cui si è persa qualsiasi notizia. Al Viminale complessivamente risultano 656 persone che non sono state mai più ritrovate negli ultimi decenni nella regione.
Eppure la macchina delle ricerche – costituita dal Sistema italiano di ricerca delle persone scomparse – non si è mai arrestata. Affiancata negli ultimi 18 anni anche dai volontari di “Penelope”, l’associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse.
Stefania Paparo, responsabile della sede calabrese di Penelope traccia una sorta di identikit di quanti sono svaniti nel nulla in Calabria. «Gran parte sono minori non accompagnati – ci spiega – sbarcati in Calabria, finiti nelle strutture di prima accoglienza da cui poi si sono allontanati. Ma ci sono anche anziani con alcune particolari patologie che sono usciti di casa senza fare più ritorno. Così come quelli vittime di raggiri che poi sono svaniti nel nulla. È in caso, ad esempio, accaduto nel 2011 a Torre Melissa a due anziani. Le cui storie si assomigliano tantissimo. Entrambi si sono allontanati da casa e dopo aver prelevato denaro sono spariti seguendo una “fidanzata straniera”».
Accanto a questi, ci sono i casi di lupara bianca «le cui storie – precisa la responsabile calabrese di Penelope – non ci sono state mai segnalate dalle famiglie». Molte per fortuna però sono le vicende che si sono concluse positivamente: «Giovanissimi che per dissidi in famiglia o altre piccole beghe si allontanano, ma che sono stati rintracciati rapidamente». Per Paparo, «è il fattore tempo quello decisivo ad imprimere una svolta decisiva alle ricerche». «Nelle prime 48 ore – spiega – è possibile raggiungere più velocemente il risultato perché ci sono molte tracce che possono essere subito valutate. Poi con il trascorrere del tempo tutto diventa più complesso». Su questo tema la responsabile regionale di “Penelope” lancia un appello. «La scomparsa di una persona va segnalata subito – dice – e può farla anche un semplice conoscente. Non c’è bisogno che sia un familiare a denunciarla».
E a proposito delle indagini per rintracciare gli scomparsi, Paparo sostiene che «le tecniche adottate dalle forze dell’ordine sono decisamente migliorate nel tempo, ma c’è ancora da affinare il sistema». «C’è la necessità – afferma – di maggiore formazione del personale. In particolare sarebbe auspicabile creare unità dedicate specificatamente alla ricerca delle persone scomparse in modo da perfezionare le tecniche investigative».
Sul ruolo dell’associazione, Paparo chiarisce che «è al servizio totale dei familiari. Il nostro compito è quello di affiancare i familiari delle persone scomparse supportandole sia nella fase della denuncia alle autorità che in quella della ricerca del congiunto».
Ma i compiti di “Penelope” – che annovera tra i suoi attivisti familiari di scomparsi come Vincenzo Chindamo (foto sopra), il fratello di Maria – non si fermano qui. «Offriamo soprattutto – tiene a precisare Paparo – un supporto psicologico a quanti si trovano in questa devastante situazione di vivere quel senso di vuoto. Il familiare della persona scomparsa rivive per anni i momenti del distacco. Resta sospeso in una sorta di limbo esistenziale. E come se non riuscisse ad elaborare per sempre il proprio lutto. Noi siamo qui proprio per aiutare queste persone. E lo facciamo sempre gratuitamente». Da qui l’invio «a rivolgersi con fiducia a “Penelope”». «Sappiamo come si affronta questa terribile situazione – conclude – perché molti di noi hanno sperimentato sulla propria pelle quelle stesse sensazioni di vuoto e lo smarrimento dopo la scomparsa del proprio caro. La nostra associazione è nata proprio per questo fine». (r.desanto@corrierecal.it) Argomenti
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