‘Ndrangheta: confiscati beni ad un esponente della cosca dei Bellocco – NOME
I finanzieri dei Comandi provinciali di Firenze e Reggio Calabria, insieme allo Scico, hanno dato esecuzione ad un decreto della Corte d’Appello

REGGIO CALABRIA I finanzieri dei Comandi provinciali di Firenze e Reggio Calabria, insieme a personale dello Scico, hanno dato esecuzione ad un decreto emesso dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, sulla base della normativa prevista dal Codice Antimafia, divenuto definitivo sia per la parte relativa ai profili della misura personale (sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 4 anni), sia per il profilo patrimoniale (confisca di beni per un valore complessivamente stimato in circa 200 mila euro) in capo a Francesco Morano, detto Gianfranco, 58 anni, narcotrafficante e usuraio calabrese contiguo alla cosca della ‘Ndrangheta dei “Bellocco” di Rosarno. Il patrimonio era già stato acquisito con una confisca, di primo e di secondo grado, a conferma integrale che il patrimonio aziendale, direttamente e indirettamente nella disponibilità dell’uomo, comprensivo di un’imbarcazione destinata alla pesca della lunghezza di 16 metri circa, tre autoveicoli, un fabbricato e disponibilità finanziarie, fosse sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata.
Il profilo criminale
Le indagini che hanno portato alla misura di prevenzione si inseriscono in un più ampio quadro investigativo che ha riguardato l’uomo sin dalla fine degli anni ’90. Il suo profilo criminale era infatti già emerso in diverse operazioni antidroga ed estorsione, tra cui “Magma”, “Erba di Grace” e “Buenaventura”, condotte dai Gico della Guardia di Finanza sotto il coordinamento delle Dda competenti. In particolare, nell’operazione “Magma”, conclusa nel 2019 con 45 arresti, l’uomo era stato condannato a 20 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti. Nell’inchiesta “Erba di Grace” era arrivata una condanna a 4 anni per traffico di droga in provincia di Pistoia, poi confermata in appello nel 2022. Ulteriori responsabilità erano emerse nell’operazione “Buenaventura”, che ha portato a una condanna a 8 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso e usura, con tassi di interesse che superavano il 66% annuo ai danni di un imprenditore del settore tessile. Sulla base di queste risultanze, le Direzioni Distrettuali Antimafia di Reggio Calabria e Firenze hanno disposto approfondimenti economico-patrimoniali affidati ai Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, per ricostruire il patrimonio riconducibile all’uomo. Al termine delle verifiche, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto prima il sequestro e poi la confisca dei beni, provvedimento confermato in appello e infine reso definitivo dalla Corte di Cassazione, che ha rigettato i ricorsi. L’operazione rientra nell’attività di contrasto della Guardia di Finanza all’accumulazione illecita di ricchezze da parte della criminalità organizzata, con l’obiettivo di sottrarre risorse ai gruppi mafiosi e restituirle alla legalità economica. (redazione@corrierecal.it)
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