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Il caso “Terme Luigiane”, tra il «monopolio della Sateca» e un nuovo modello di sviluppo

Tengono banco le vicende del complesso termale dopo che la società ha annunciato la chiusura. La concessione risale al 1936 e un conflitto blocca procedura e nuovo bando. I sindaci di Acquappesa e …

Pubblicato il: 15/12/2020 – 7:48
Il caso “Terme Luigiane”, tra il «monopolio della Sateca» e un nuovo modello di sviluppo

di Francesco Donnici
ACQUAPPESA
Anno nuovo, nuova proroga. O forse no. Continua a tenere banco il caso delle Terme Luigiane dopo l’ennesimo annuncio di chiusura da parte della S.a.te.ca. Spa e la successiva protesta di un Comitato dei lavoratori.
La storia che lega il complesso termale alla società dura ormai da oltre 80 anni e pare destinata, se non a concludersi, perlomeno a mutare a fronte della scadenza della concessione più volte prorogata dai due Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese.
«La nostra volontà è quella di procedere a bando pubblico perché è la legge che ce lo chiede. – dicono i sindaci al Corriere della Calabria – Nostro obiettivo è rendere questo patrimonio non soltanto una risorsa stagionale, ma un punto di riferimento della regione, creando posti di lavoro stabili e non precari».
IN CONCESSIONE DAL 1936 Le “Terme Luigiane” sono un unicum dacché occupano una porzione di territorio ricompresa tra due comuni.
Con Decreto del ministero delle corporazioni del 3 luglio 1935 il Comune (che allora ricomprendeva Guardia Piemontese e Acquappesa) è divenuto titolare di «concessione perpetua per l’utilizzo termale di (tali) sorgenti termo-minerali». Nel 1936 con un contratto stipulato da un podestà – e integrato il successivo 1942, anno dell’entrata in vigore del Codice civile – «l’area del compendio termale, unitamente alla facoltà di utilizzo delle acque termali (di proprietà della Regione), viene data in concessione alla “Società Anomina Terme Luigiane” (Sateca) con scadenza prevista al 15 aprile 2016.
Il contratto sarà rimodulato in diverse circostanze: dapprima dopo la scissione dei due comuni, poi in prossimità della prima scadenza, dopo che una delibera della Giunta regionale, nel 2015, trasforma le concessioni minerarie perpetue in temporanee, raccomandando, con successiva delibera, «ai Comuni concessionari […] di voler consentire la prosecuzione delle attività relative alla concessione assicurando nel contempo il mantenimento dei livelli occupazionali e l’erogazione delle prestazioni sanitarie, consentendo la prosecuzione delle attività termali non oltre il 31 dicembre 2018».
Dopo la scadenza – e già nel 2015 – i Comuni davano disponibilità alla prosecuzione delle attività termali in capo alla Sateca Spa «fino alla conclusione dell’iter procedurale per l’individuazione del nuovo soggetto gestore» con annessa chiusura del vecchio contratto e riconsegna ai Comuni di quanto oggetto dello stesso.
Seguono una serie di incontri di concertazione quindi una serie di nuove proroghe: al 27 ottobre 2017; al 31 dicembre 2018; all’8 febbraio 2019, quando viene stipulato un nuovo accordo tramite un verbale firmato in prefettura. Anche in questo caso partecipa la Regione (nella persona del governatore e dell’allora assessore allo sviluppo economico) «che ha caldeggiato quell’intesa in quanto doveva ancora essere completato l’iter di trasformazione effettiva della concessione da perpetua a temporanea», spiegano gli attuali sindaci Francesco Tiripicchio di Acquappesa e Vincenzo Rocchetti di Guardia Piemontese.
«In questo accordo è stato specificato, ancora una volta, che le attività sarebbero proseguite con la Sateca Spa fino all’individuazione del nuovo soggetto gestore attraverso bando di gara pubblico».
Ancora oggi, per il completamento del bando, manca un pezzo, ovvero «una parte relativa ai beni immobili del compendio termale in gestione alla Sateca Spa, che comprende anche una serie di beni di proprietà dei Comuni. Le attività svolte dalla società non riguardano in larga parte l’utilizzo di questi immobili poiché svolte all’interno del compendio termale utilizzando le acque, che vengono portate fuori». Per completare il bando necessario all’individuazione del nuovo sub-concessionario, è dunque essenziale che la Sateca Spa restituisca questi beni ai Comuni.

Terme Luigiane, panorama. Foto di fine anni 30

«COSTRETTI ALLA CHIUSURA» Lo scorso 11 dicembre, la Sateca Spa e la proprietà rappresentata da Sonia Ferrari, annunciano la definitiva chiusura dell’attività delle Terme Luigiane. «Questa sofferta decisione – si legge nella nota – è stata la conseguenza di una serie di provvedimenti adottati dalle Amministrazioni Comunali di Guardia Piemontese ed Acquappesa» tra cui il “Regolamento per i contratti di utilizzo delle acque termali”, che destinerebbe «una percentuale irrisoria di acqua alle strutture attualmente operative, e soprattutto l’aver stabilito, in maniera illegittima e unilaterale, la fine del rapporto concessorio al 31 dicembre 2020 con la conseguente richiesta di restituzione di tutti i beni in concessione» lamentando inoltre il mancato rispetto dei sopracitati accordi stretti dai Comuni presso la Prefettura di Cosenza, alla presenza della Regione Calabria, di Federterme e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. «Questa e altre problematiche sorte negli ultimi anni a causa del mancato rinnovo della sub-concessione per l’uso delle acque e dell’immobilismo dei due Comuni nell’individuare il nuovo sub-concessionario, impediscono di fatto di portare avanti la gestione operativa e quella strategica di lungo termine».
In altre parole, da un lato sta la necessità da parte dei Comuni di riavere indietro il complesso di immobili necessario a chiudere il bando finalizzato all’individuazione del nuovo sub-concessionario, dall’altro la richiesta di Sateca di tenere immutato l’attuale stato delle cose attraverso una ulteriore proroga. Un conflitto tra interessi, che di fatto inibisce la procedura.
«La decisione che hanno scritto di voler prendere è unilaterale e non giustificabile. – dicono i sindaci – I regolamenti approvati dalle amministrazioni entreranno in vigore nel momento in cui ci sarà l’individuazione del nuovo soggetto gestore del complesso termale. Sono atti propedeutici che nulla hanno a che fare con l’attuale prosecuzione delle attività, che anzi pretendiamo fino alla scadenza».
«Quello che noi abbiamo sempre detto – continuano – è che ci deve essere nel nuovo bando, la possibilità di accedere alla risorsa termale da parte di tutti i soggetti che ne abbiano i requisiti e ne facciano richiesta, compresi gli hotel e le strutture dei nostri territori. Il nostro obiettivo è di fare in modo che le attività termali non durino soltanto 4 mesi l’anno, ma per tutto l’anno, così aumentando i posti di lavoro, le attività di ciascun lavoratore e destagionalizzando il turismo».
Vincenzo Rocchetti (Guardia Piemontese) e Francesco Tiripicchio (Acquappesa)

LICENZIAMENTI O AUMENTO DEI POSTI DI LAVORO La linea dei sindaci appare netta: «Ogni volta, quando si è in prossimità della scadenza della concessione, si decide di prorogare il precariato e il regime di “monopolio” della Sateca, che puntualmente minaccia la chiusura. Nulla toglie alla società di partecipare al nuovo bando e divenire il nuovo sub-concessionario, ma non possiamo continuare alle attuali condizioni».
La società, sempre nella nota in cui viene annunciata la chiusura, specifica come questa «determinerà l’impossibilità di soddisfare la richiesta dei quasi 20mila curandi e l’erogazione di 500mila prestazioni sanitarie annue, ma soprattutto la disoccupazione per più di 250 persone direttamente occupate, più il personale che opera nell’indotto». Un coro polemico al quale ha fatto eco quello di una parte di lavoratori. Il “Comitato dei lavoratori” ha altresì rivendicato l’affissione di manifesti nel quali viene annunciata «la morte delle Terme Luigiane e del lavoro» dando la colpa ai sindaci, accusati di trincerarsi dietro le procedure allo scopo di estromettere la Sateca dalla gestione.
«Non condividiamo – replicano i sindaci – l’atteggiamento di taluni lavoratori che pare diano quasi per scontata l’indispensabilità della prosecuzione dell’attuale stato dei fatti, né sono giustificate le preoccupazioni: col libero mercato i posti di lavoro e le possibilità occupazionali aumenteranno anche di molto». E sui numeri dicono: «Si parla di 250 lavoratori in quanto somma di quelli che annualmente lavorano nelle attività termali e correlate. Gran parte sono lavoratori stagionali. È scorretto dunque dire che verranno licenziate 250 persone perché allo stato attuale, essendo chiuse le attività termali – che durano solo qualche mese – non c’è nulla da licenziare se non ad occhio e croce dieci persone che lavorano a tempo indeterminato per la società».
L’obiettivo è quello di ricalcare il modello produttivo di altre zone d’Italia che negli anni hanno fatto dei loro complessi termali un simbolo di eccellenza del paese lavorando in forma stabile. «Non ci saranno più rinnovi di questa concessione perché non è possibile che una legge dell’anteguerra rimanga ancora oggi in vigore. – concludono i sindaci – Ci sono state nel tempo interferenze a vari livelli che hanno portato a queste proroghe creando una situazione precaria dal 2016 e scandita da 80 anni di “monopolio”. Non accetteremo più ingerenze da parte di nessuno: la nostra speranza si abbandoni questo atteggiamento ostruzionistico per fare spazio alla collaborazione, nell’esclusivo interesse dello sviluppo turistico, economico e sociale del nostro territorio e degli stessi lavoratori del comparto – sono diversi, ad oggi, quelli che non recepiscono le spettanze da oltre tre mesi e che, a causa di questi ritardi, non possono nemmeno inoltrare domanda di disoccupazione – ai quali esprimiamo la nostra sincera solidarietà». (redazione@corrierecal.it)

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