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Il «manifesto clientelare» di Mario Russo: «A Scalea decido io chi far votare»

Nelle carte dell’inchiesta “Re nudo” della Procura di Paola le presunte attività illecite fatte dell’ex sindaco e consigliere provinciale che fanno ritenere al gip. Che si vanta del suo potere elet…

Pubblicato il: 16/12/2020 – 21:42
Il «manifesto clientelare» di Mario Russo: «A Scalea decido io chi far votare»

DIAMANTE Il gip del tribunale di Paola, Rosamaria Mesiti, non ha dubbi: «A carico di Mario Russo sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza in merito ad una serie di attività delittuose commesse nella sua funzione di medico legale appartenente all’unità di medicina legale dell’Asp di Cosenza». È nel distretto del Tirreno che l’ex sindaco di Scalea oltre che consigliere provinciale ha svolto per diversi anni l’incarico di presidente della commissione per l’accertamento delle invalidità e dell’handicap per l’Asl di Diamante.
Dalla sua scrivania passavano le autorizzazioni per i rinnovi della patente di guida, oltre a quelle per il rilascio dei certificati per l’idoneità nella detenzione ed il porto di armi.
Insomma, sono tutte queste attività ad essere finite sotto la lente d’ingrandimento della procura di Paola guidata da Pierpaolo Bruni. La genesi dell’inchiesta, per come ricostruito nell’ordinanza notificata ai 101 indagati, è da ricollegarsi al blitz antimafia conosciuto come “Plinius” ed in cui emersero una serie di commistioni tra il mondo della politica e quello della criminalità organizzata attiva sul litorale tirrenico. Anche per questo motivo, nelle pagine che compongono il corposo fascicolo d’indagine si legge che: «Le investigazioni hanno dimostrato come gli illeciti commessi da Russo siano finalizzati sia al proprio arricchimento illecito e sia a mantenere ed incrementare il pacchetto di voti che egli movimenta in occasione delle varie consultazioni elettorali».
«IL VOTO DI OPINIONE NON ESISTE» Emblematico di quanto scrive il gip nell’ordinanza è la conversazione ambientale captata dalle microspie dei carabinieri. «Il voto di opinione?», dice Russo alla sua interlocutrice «non esiste», replica lei. «Non è mai esistito – prosegue Russo – la gente alla fine ti vota o perché sei simpatico alla gente, ed io grazie a Dio ispiro simpatia o per bisogno. I bisogni che tu puoi soddisfare… li posso soddisfare io nel mio lavoro… che a quello là viene e dice “Per favore mio figlio è a Milano ce la fai la patente?” E ci faccio vedere che gli faccio chissà che piacere e gli rinnovo la patente! Oppure l’invalidità. Io con il mio lavoro riesco a soddisfare dei bisogni, no!?». Russo vanta il suo potere elettorale e i carabinieri registrano quello che sta raccontando. Come succede in una chiacchierata con Alfonso D’Arienzo: «Grazie a Dio il mio nome ancora è spendibile! Cioè a Scalea…se io faccio votare… decido di prendere un cretino come Giuseppe Aieta e gli faccio fare il primo eletto… ad uno stupido (ciuatu, ndr) come Licursi gli faccio fare il sindaco… quindi ancora significa che io a Scalea ho un peso elettorale, no? E considera che con Aieta l’ho avuto a 8 o 9 mesi da Plinius, quindi un anno dopo quando io non sapevo se ero ancora indagato o non indagato, quindi non mi potevo esporre».
Queste parole per il gip rappresentano un vero e proprio «manifesto programmatico sul suo modo di intendere il ruolo pubblico di dirigente dell’Asp e della missione di fare clientelismo mediante la sua posizione». Per l’ex primo cittadino di Scalea, sembrerebbe che i rapporti professionali possano ben combinarsi con l’attività politica perché consentirebbero di «crearti una discreta cerchia».
GLI ALTRI INDAGATI E LE MISURE CAUTELARI Sono 101 le persone finite nel registro degli indagati, mentre 3 sono i destinatari di una ordinanza di custodia cautelare oltre a Mario Russo, si trovano ristretti al regime carcerario Antonia Coccimiglio, Eugenio Vitale. Sono stati disposti gli arresti domiciliari invece per Massimiliano Marino, Paolo Marino, Nicola Oliveto, Massimo Baldo, Giuseppe Mandato, Giuseppe Pintozzi; la misura interdittiva della sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio verso Francesca Amoroso e Ines Rosaria Tieso, per la durata, in entrambi i casi, di sei mesi; la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio nonché la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale nei confronti di Lorenzo Tarallo, Vincenzo Tarallo, Francesco Nisticò, sempre per la durata di sei mesi. Disposti, inoltre, sequestri preventivi diretti o per equivalente delle somme in contanti o depositate sui conto correnti nonché dei beni mobili e immobili intestati a quindici indagati; il sequestro preventivo di quattro imprese; l’interdizione dell’attività di cinque imprese. (redazione@corrierecal.it)

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