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Catanzaro, la maggioranza di Abramo evapora. Mancuso: «Andiamocene a casa»

In consiglio comunale il centrodestra si spacca in tre sulla nomina del presidente dei revisori dei conti. Il consigliere regionale della Lega sbotta: «Così non si può continuare». Il rientro in au…

Pubblicato il: 11/01/2021 – 18:39
Catanzaro, la maggioranza di Abramo evapora. Mancuso: «Andiamocene a casa»

CATANZARO Il Consiglio comunale di Catanzaro finisce, come ormai sembra un’abitudine, con una nuova spaccatura nella maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco Sergio Abramo. Non c’è seduta senza spine per il sindaco e anche quella di oggi è un altro colpo di piccone sulla tenuta di una coalizione che sempre va avanti sempre più stancamente, e sempre più lentamente, zavorrata dalle liti e dalle tensioni interne e ormai concentrata solo su una logica di sopravvivenza finalizzata al piccolo cabotaggio politico e amministrativo. Ci si aspettava l’effetto dell’ultimo, pensate scontro tra i due ex grandi alleati Mimmo Tallini e Sergio Abramo, ma il Consiglio comunale di oggi non sembra aver risentito di questa polemica: in compenso, scoppia un nuovo focolaio di tensione interna allo schieramento, quella tra Filippo Mancuso, oggi anche consigliere regionale della Lega sostenuto a suo tempo da Abramo, e lo stesso primo cittadino.
Sullo sfondo, in effetti, si staglia abbastanza chiaramente le prossime Regionali, con le velleità di Abramo e Mancuso che non sembrano i più coincidenti e concilianti anche per le dinamiche interne che si stanno registrando nel Carroccio in salsa calabra.
L’ennesimo fronte di guerra nel centrodestra catanzarese (e anche calabrese) prende forma sul punto all’ordine del giorno relativo alla nomina del presidente dei revisori dei conti, nomina sulla quale il centrodestra si spacca sostanzialmente in tre assi: l’asse tra una parte del gruppo del sindaco, “Catanzaro con Abramo” e il gruppo Catanzaro da Vivere che fa rifermento a Piero Aiello, Baldo Esposito e al presidente del Consiglio comunale Marco Polimeni, che sostiene Gianluca Barbuto, poi l’asse guidato dallo stesso Mancuso con una parte del gruppo “Catanzaro con Abramo” e con l’Udc, che sostiene Vincenzo Maiellare, e infine l’asse rappresentato da Forza Italia, che sostiene invece Rosamaria Petitto. Forza Italia si conta e “tiene” sulla Petitto, che prende 8 voti, sugli altri due nomi si consuma la lacerazione interna: Maiellare arriva a 8, Barbuto a 6 voti. In sintesi, è necessaria un’altra votazione, rinviata a una prossima seduta del Consiglio comunale mentre Mancuso avrebbe voluto un nuovo scrutinio già oggi. In conclusione, seduta sciolta anticipatamente e ingloriosamente, e Mancuso che sbotta: «Meglio andare via, perché penso che così penso non si possa andare avanti. Con tanti problemi da risolvere si rinvia una seduta perché – ha spiegato Mancuso – il regolamento viene interpretato a uso e consumo di qualcuno. Il sindaco è andato via appena finita la votazione. C’era all’ordine del giorno un punto importante, il piano economico e finanziario dei rifiuti, e sono andati via. Vedete chi è rimasto in aula… Tutto strumentale. A questo spunto, se si fa tutto strumentalmente e non per la città e per i catanzaresi, meglio andarsene a casa». Lo sfogo di Mancuso è quindi la pietra tombale di un altro Consiglio comunale da basso Impero. L’unico “sussulto” oggi è anche un suggestivo rientro tra i banchi dell’assemblea cittadina di un volto storico della politica cittadina, Antonio “Jonni” Corsi, subentrato al dimissionario Tommaso Brutto: Corsi, che ha spiegato di essere politicamente vicino alle posizioni del consigliere regionale Francesco Pitaro, ha subito marcato il territorio risollevando le sue vecchie denunce sulle mancate rotazioni dei dirigenti e del personale comunale e contestando il sindaco Abramo. Si iscriverà al gruppo misto: «Vi conosco tutti, so che tenterete di educarmi alle vostre logiche, di inglobarmi, di trascinarmi. Non lo fate, perdereste solo tempo. Ho iniziato un percorso nuovo, più autentico e soprattutto connesso con il mondo che sta al di là di queste finestre», ha concluso Corsi. (a. c.)

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