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«Pane e politica»

di Nunzio Raimondi*

Pubblicato il: 17/01/2021 – 13:52
«Pane e politica»

Parliamoci chiaro,se la Calabria versa nelle condizioni che conosciamo,non solo nel campo della sanità (oggi sotto i riflettori) ma in tantissimi settori della vita comune;se gli indicatori economici ci mettono da decenni agli ultimi posti,se non riusciamo ad uscire dal guado,ci saranno pure delle responsabilità!
Stamattina ho chattato con un intellettuale e politico calabrese, il quale ha scritto,su una testata nazionale, un bell’articolo sullo stato del regionalismo a cinquant’anni dalla sua nascita.Un’analisi molto interessante e ricca di proposte da approfondire. A lui ho scritto in privato – e mi piace ripetere in pubblico-  che, alla vigilia di una nuova competizione elettorale per il governo della regione, la Calabria, dopo cinquant’anni di regionalismo, non sembra aver tratto i vantaggi che il governo del territorio affidato ai cittadini,avrebbe dovuto recare.
E mi sono permesso di osservare che, per tanti ritardi che la nostra regione ha accumulato, non così può dirsi per chi questa,proveniente da ogni parte politica (né posso dire liberamente perché mai mi sono candidato né lo farò e neanche mando in giro messaggini per “sondare” il consenso elettorale sulla mia persona), ha fino ad oggi amministrato la Calabria.
L’ho fatto con una semplice constatazione: a parte pochissimi politici calabresi che sono usciti dalla politica più poveri di quando ci sono entrati, avete idea delle posizioni economiche personali e familiari che la maggior parte di questi sono riusciti a creare senza andare a lavorare un giorno solo?
Un mio amico l’altro giorno mi ha scritto: “non si vive di politica” ed aveva ragione ma, purtroppo, ha dimentica il condizionale: “non si dovrebbe vivere di politica”, non di meno di politica si vive e come!
Mentre la Calabria è rimasta indietro, loro sono andati molto avanti: molti senza arte né parte, falliti nell’esaltazione delle loro qualità salienti e nelle attività che hanno cercato di realizzare,si sono letteralmente buttati in politica sistemando sé stessi e le loro famiglie per generazioni.
A fronte di ciò – ho scritto al mio interlocutore -, a me pare che il “discorso sulle regole” sia un po’ decentrato rispetto al tema, invero basilare, della selezione della classe dirigente. Infatti, ora che, purtroppo, sono definitivamente tramontate le scuole di politica (non in senso meramente formativo) come luoghi di selezione delle persone più capaci ed eticamente adeguate al cimento della cura della cosa pubblica come bene comune, i partiti si sono affidati a percettori del consenso con metodo clientelare se non addirittura illecito.
Ovviamente, ne è derivata una classe politica per la gran parte composta da incapaci e manigoldi, che non vuole – e non ma mai voluto – schiodarsi dalla poltrona chiaramente per motivi d’interesse economico.
Di fronte a questi soggetti non ci sono regole che possano cambiare il volto delle regioni e, con esso, dare compiuta attuazione alla scelta del decentramento voluta dai padri costituenti.
Anche l’antipolitica, del resto, per privilegiare la pancia del popolo e lucrarne il consenso, si è affidata ad una classe di “scappati di casa”, facendoci precipitare in un abisso che introduce alle tenebre della democrazia, con il richiamo, sempre più pressante, all’intervento dell’uomo forte.
Di questo progressivo declino vi sono molti responsabili, i quali hanno fatto incetta negli anni di incarichi e prebende senza occuparsi di ciò che sarebbe potuto diventare, di questo passo e nonostante le profezie di solitari veggenti, il nostro Paese.
Io sono Cristiano e, come tale, pur non facendo politica, avverto la necessità di esprimere un giudizio severo su tanti che, in politica, più che servire la loro gente, hanno servito i loro interessi ed i loro patrimoni,anche perché ogni mattina mi alzo per andare a lavorare e pago le imposte.
Il mio padre spirituale per moltissimi anni, venuto a mancare nel 2014 (di cui avverto quasi quotidianamente la struggente mancanza), soleva ripetere: «siamo Cristiani ed a chi ci percuote porgiamo l’altra guancia.Ma attento, Nunzio,non dobbiamo far loro i complimenti!»
Ecco,come calabresi siamo stati depredati e presi a ceffoni da una masnada di profittatori e ladri; da Cristiani perdoniamo le loro malefatte e,transeat, cerchiamo di ricostruire. Ma ,per favore, non facciamo loro addirittura i complimenti!
*avvocato

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