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FAUST | Il simbolo, il discorso elettorale e la caccia ai voti: l'impegno del boss Pisano per l'elezione di Idà

Tra le carte dell’inchiesta condotta dalla Procura di Reggio Calabria emerge il ruolo attivo di Francesco Pisano nella campagna elettorale di Giuseppe Idà per l’elezione a sindaco di Rosarno nel 20…

Pubblicato il: 18/01/2021 – 16:23
FAUST | Il simbolo, il discorso elettorale e la caccia ai voti: l'impegno del boss Pisano per l'elezione di Idà

di Giorgio Curcio
REGGIO CALABRIA Costruire una squadra di candidati per vincere le elezioni comunali e sulla quale poter fare affidamento, in seguito, per ottenere eventuali agevolazioni. Questo il piano ideato e studiato in ogni sua parte dal boss Francesco Pisano in occasione del rinnovo del consiglio comunale di Rosarno, nel 2016, dopo il periodo di commissariamento dell’Ente in seguito alla caduta dell’amministrazione guidata dal sindaco uscente, Elisabetta Tripodi. La figura scelta è quella di Giuseppe Idà, candidato a sindaco della lista civica “CambiAmo Rosarno”. Il progetto del clan è chiaro: procacciare voti attraverso le attività di Francesco, Salvatore e Domenico Pisano, insieme a Giuseppe Iannace, per ottenere in cambio l’assegnazione dell’assessorato ai lavori pubblici a Domenico Scriva – finito ai domiciliari nel blitz “Faust” di oggi – uomo di fiducia di Francesco Pisano. Ma non solo. Tra le “richieste” avanzate c’erano anche il cambio della destinazione urbanistica dei terreni di proprietà dello stesso Pisano, la riapertura del centro vaccinale a Rosarno ma anche l’attribuzione della carica di vicesindaco ad una persona di loro fiducia.
L’INCONTRO E I CONSIGLIO DELL’EX SINDACO Dall’attività investigativa è emerso come il condizionamento dei Pisano nell’attività politica di Rosarno fosse iniziato ancor prima della presentazione ufficiale delle liste. Determinante nel progetto del clan è stato un incontro a cena, in una pizzeria di Nicotera, dove era atteso anche l’arrivo – si legge nelle carte dell’inchiesta – del consigliere regionale Giovanni Arruzzolo, che non è indagato.
Nel corso dell’intercettazioni, sono emersi anche i rapporti con Carlo Martelli, già sindaco di Rosarno dal 12 giugno 2006 al 15 dicembre 2008, data in cui il Comune era stato poi sciolto per infiltrazioni mafiose. In una conversazione telefonica intercettata dagli inquirenti, in particolare, Pisano e Martelli parlano dei possibili scenari politici futuri di Rosarno, ma anche della possibile ricandidatura della Tripodi e l’eventuale interferenza con le mire di Pisano sul controllo della vita politica di Rosarno.
I “RIVER BOYS” L’interesse alle prossime elezioni comunali di Rosarno e le intenzioni di creare un proprio gruppo politico è emerso poi in un’altra conversazione avvenuta tra Pisano e Enzo Idà, padre del futuro sindaco, invitato insieme al figlio e i cosiddetti “river boys” (così li definisce Pisano) ovvero Mimmo Scriva, Franco La Rosa, Gianni e Ciccio Arruzzolo (fratello del consigliere regionale e non indagato neanche lui) a cena nella sua campagna. Il ruolo da protagonista di Francesco Pisano nella campagna elettorale di Idà è emerso anche quando una possibile candidata in una lista avversaria decide di fare un passo indietro. Decisione che lo stesso Pisano comunica al padre di Giuseppe Idà, «chiedendogli – si legge – anche di informare Gianni Arruzzolo, sebbene tra i due non venga mai registrata alcuna conversazione telefonica».

I VOTI PER SCRIVA E LO “SGARBO” DI ARRUZZOLO «Io per Mimmo sto lavorando alla grande, Mimmo, sto chiamando a tutti glielo sto dicendo a tutti». Nella composizione delle liste è Francesco Pisano – si legge tra le carte dell’inchiesta – a spendersi in prima persona per l’elezione di Domenico Scriva, confessando anche i “giochetti” a cui stava facendo ricorso per procacciargli più voti tramite accordi con le candidate donne, tutelate come noto dalle quota rosa «glieli do io, un altro po’ glieli scambio io, glieli scambio con femmine… c’è u fattu du giuchittu capiscisti».
Ma Pisano mostra in più di una circostanza anche l’insoddisfazione per il comportamento di Gianni Arruzzolo che, si legge tra le carte dell’inchiesta «sapendo in anticipo i nominativi delle candidate, avrebbe stretto secondo Pisano una serie di accordi per assicurare l’elezione delle persone da lui sostenute anziché ripartire equamente i voti delle quote rosa tra tutti i candidati della loro lista». «Io ciù dissi è una scorrettezza, dopo che presentiamo… dopo che presentiamo la lista, gli ho detto così a Gianni: Gianni dopo che presentiamo la lista ci sediamo e se le femmine hanno 50 voti ciascuno e noi siamo 10 candidati, li dividiamo 25 ciascuno se volete mu faciti i cosi corretti».
IL SIMBOLO E LA CAMPAGNA SOCIAL Pisano si spende molto per la campagna elettorale e lo fa non solo procacciando preferenze ma anche attraverso la creazione del simbolo elettorale. Una prima bozza la invia puntualmente su Whatspp a Giuseppe Idà che poi lo approverà. In un’altra circostanza, inoltre, è proprio Giuseppe Idà a contattare Pisano per chiedergli una consulenza sulla correttezza grammaticale di una frase pubblicata, a fini elettorali, sul social network Facebook. «Perché vorrei che tutti rosarnesi.. i rosarnesi siano orgogliosi.. Giusto..? E’ Italiano..? o fossero orgogliosi..?» chiede Idà a Pisano che risponde: «Fossero». «Ormai lo hanno messo – risponde Idà – è sponsorizzato e non lo possono cambiare.. però che è una “prasca” la faccio togliere me ne fotto (…) Dobbiamo essere più attenti la prossima volta… guardalo la prossima volta pure tu ok..?» (NE ABBIAMO SCRITTO QUI).

LA CAMPAGNA ELETTORALE «Ma me la date una mano di aiuto per Mimmo?». Dopo la formazione delle liste e la cura del simbolo, l’attività di Francesco Pisano a sostegno di Giuseppe Idà continua, cercando di indirizzare i voti non solo a favore del “suo uomo”, Mimmo Scriva, ma anche su Caterina La Torre, oltre all’interesse di Salvatore Pisano nei confronti di Stefano Iannace. Dalle telefonate ai messaggi su WhatsApp ma anche attraverso gli incontri di persona. Un impegno tale che, già al 16 maggio 2016, Pisano aveva terminato i “santini” da consegnare, invitando lo stesso Mimmo Scriva a consegnargliene di nuovi.

IL DISCORSO ELETTORALE Giuseppe Idà, nonostante fosse pienamente consapevole dell’appoggio di Pisano nella sua campagna elettorale – scrivono gli inquirenti – temeva però che la sua immagine da “paladino della legalità” venisse offuscata dalla poca riservatezza della campagna elettorale portata avanti dai “Diavoli”. Emblematico l’episodio del 31 maggio 2016 quando lo stesso Idà si prepara a partecipare ad un comizio. A scrivergli il discorso, e a leggerlo poi a voce alta all’esterno della propria auto, è però Francesco Pisano, pronto ad ascoltare anche eventuali correzioni da parte di Idà. «Mi ha scritto l’intervento a me Cicciu U Diavulu ah, ce l’ho qua poi ce lo vediamo» confessa poi lo stesso Idà nel corso di una telefonata per prenotare un posto in pizzeria.
La voce inizia però a diffondersi attraverso i social network con una serie di commenti allusivi su “scrittori fantasma” che lo stesso Idà tenta di giustificare. «stanno dicendo che sarebbero stati “I DIAVOLI” a scrivermi il discorso a me, voglio dire … è una minchiata no?»
I DIAVOLI DELL’INFERNO L’apporto di Francesco Pisano all’elezione a sindaco di Giuseppe Idà è emerso, scrivono gli inquirenti, anche nel corso di una riunione di maggioranza del 15 settembre 2016, quando esplode un battibecco tra lo stesso Idà e Mimmo Scriva, innervosito dall’insinuazione del neo sindaco circa il supporto determinante ricevuto da Francesco Pisano. «Tu lo sai per chi hanno votato i Diavoli dell’inferno… Gli ho detto io… E lo sai benissimo, e sai benissimo anche altre cose… Ho fatto.. Non hanno capito a cosa mi.. Lui ha capito però a cosa mi riferivo no..?».

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