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Lo strappo Iv-Governo, Magorno: «Non possiamo esser banditi a Roma e blanditi in Calabria»

Il senatore di Italia Viva spiega le ragioni della scelta di non sostenere più l’esecutivo Conte e le conseguenze che si avranno anche alle Regionali. E su de Magistris: «Protagonismo frutto del ri…

Pubblicato il: 20/01/2021 – 11:08

di Roberto De Santo
CATANZARO Quel che è accaduto a Roma avrà ripercussioni anche nelle prossime regionali. Aprendo nuovi ed inediti scenari. Lo strappo consumato prima alla Camera e poi al Senato di Italia Viva con la sua ormai ex maggioranza non lascerà intatta l’impalcatura che finora ha tenuto in piedi l’alleanza di centrosinistra anche in Calabria. Lo conferma il senatore Ernesto Magorno, tra i maggiorenti del partito fondato da Matteo Renzi che abbiamo incontrato e che analizza anche la discesa in campo alle prossime Regionali del sindaco di Napoli Luigi de Magistris definendo questa vicenda come conseguenza del «ristagno» della linea politica portata avanti dal Pd calabrese. Un partito che «ha egemonizzato il tavolo delle trattative» delle prossime Regionali in Calabria, dice senza però «indicare una strada concreta di impegno» e che ha favorito così il protagonismo esterno. Ma restano però i tanti interrogativi aperti da quello strappo concretizzatosi in maniera anche traumatica in Senato.
Senatore, Italia Viva ha deciso di non sostenere più l’esecutivo Conte e di mettere così in crisi il governo. Una scelta che in questa fase delicatissima per la vita economica e sociale soprattutto della Calabria, rischia di non essere compresa dai cittadini. Come spiega questa decisione?
«In realtà, le rivendicazioni che da mesi stiamo portando avanti sono molto chiare e mettono al centro l’interesse primario del Paese in una fase cruciale e delicatissima della sua storia. Per voltare pagina, rispetto a questa trincea in cui l’emergenza sanitaria ci ha catapultati, serve un Governo forte e audace, dotato di una visione precisa e in grado di attivare tutti gli strumenti necessari per tenere insieme diritto alla salute e crisi economica. Il voto di ieri sera è una vittoria di Pirro, che introduce nella vita di questo Governo ulteriori elementi di instabilità. Sarebbe doveroso che a questo punto Conte rassegnasse il mandato nella mani del presidente della Repubblica, mettendo il Paese nelle condizioni di essere guidato da un esecutivo di emergenza».
Perché si è arrivati a questo punto?
«Perché ogni nostro tentativo di ragionare sulle cose, di stare sui temi e affrontare nel merito tutti i nodi aperti del Conte bis sono caduti nel vuoto, persi dentro a una narrazione sbagliata su un non meglio precisato desiderio di protagonismo di Renzi e di Italia viva, che invece in nome degli interessi collettivi ha abbandonato comode postazioni di Governo. Basti pensare all’approccio che questo Governo ha avuto sui grandi temi che riguardano il Sud e il Meridione. Il Recovery plan approvato dal Governo certifica un evidente disinteresse, un voltare le spalle a un pezzo dell’Italia che, invece, con i necessari investimenti potrebbe fare da traino all’intero Paese. D’altro canto, non abbiamo mai chiesto un sostegno di stampo assistenzialistico ma misure che colmino il deficit logistico e infrastrutturale e creino le condizioni minime di un rilancio a tutto campo del Sud soprattutto sul terreno del contrasto alla disoccupazione e all’emorragia di giovani generazioni, e per quel che mi riguarda della Calabria, che ho difeso e difenderò al di là delle logiche di appartenenza, come ho dimostrato con il voto contrario al decreto Calabria».
E poi è maturata l’idea del partito di astenersi sia alla Camera che al Senato: un passo indietro, un ripensamento?
«Non si tratta di un ripensamento o di un passo indietro ma di una linea coerente che abbiamo annunciato fin dalle dimissioni dal Governo. Sta a significare che noi spingiamo per una correzione in corsa della linea politica, ad esempio aprendo all’uso del Mes, finalizzando così nuove risorse alla sanità, alla scuola, ai Comuni, al dissesto idrogeologico. È chiaro, però, dopo la votazione di ieri – e i toni che si sono consumati nell’aula di palazzo Madama – che Conte non può affrontare i prossimi mesi e le tante emergenze che connotano la vita dell’Italia in questo momento con una maggioranza fragile e imperfetta. Serve un atto di dignità e di sacrificio in nome degli interessi collettivi, un passo indietro che ne farebbe fare due in avanti all’intero Paese».
Dopo questo all’allontanamento dalla maggioranza, quale saranno i prossimi passaggi a livello nazionale?
«Credo che le prossime ore saranno decisive e confidiamo nel grande senso delle istituzioni del presidente Mattarella, che saprà indicare a tutti i protagonisti politici la retta via in cui incamminarsi per salvaguardare quel Paese reale che ogni giorno fa sacrifici immani per andare avanti e alla politica e alle istituzioni chiede responsabilità, rigore e scelte forti».
Questa linea condizionerà anche le scelte che Italia Viva farà alle Regionali?
«Sulla Calabria le variabili sono alte e altre e chiamano in causa un necessario e urgente programma di rilancio ed emancipazione di una terra che sta pagando a duro prezzo la pandemia e che, a breve, potrebbe soffrire di un’ancora più acuta crisi economica e sociale. Certamente, non possiamo essere emarginati a Roma e blanditi in Calabria. Gli scenari nazionali introducono elementi di novità anche nel dibattito politico regionale».
In Calabria, quale sarà la strategia di Italia Viva?
«Ho sempre affermato che a mio avviso alla Calabria serva un Governo regionale di largo respiro. Una coalizione ampia e composita che abbracci tutte le forze politiche e sociali che vogliono lavorare per la Calabria , il mondo cattolico e liberale, le forze responsabili e laboriose che ogni giorno si spendono per questa regione. Non, dunque, progetti a ribasso ma uno schieramento qualificato. Per ora prendo atto di un atteggiamento attendista del Partito democratico, estremamente sulla difensiva e che di certo non crea i presupposti per una coalizione competitiva. Vedremo cosa accadrà e ci determineremo di conseguenza».
E a questo proposito quali dovranno essere le basi per un progetto politico condiviso alle prossime regionali calabresi?
«Servono coraggio e senso di responsabilità. Stiamo vivendo una fase politica di estrema delicatezza e da questa competizione elettorale e dalle scelte che saranno messe in campo dipende il futuro prossimo di una terra carica di fragilità ma anche di tanta forza espansiva. Staremo sui temi ma non accetteremo soluzioni di comodo. Ripeto, la crisi nazionale apre nuovi ed inediti scenari anche in Calabria».
Il sindaco di Napoli de Magistris ha annunciato la sua candidatura in Calabria. Come valutate questo passo in avanti dell’ex pm?
«Credo che le prime valutazioni in merito spettino al Pd, che ha egemonizzato il tavolo delle trattative senza però indicare una strada concreta di impegno: né in termini di contenuti, né in termini di proposte di candidature. Una sorta di ristagno che agevola il protagonismo di altri, come ad esempio è accaduto con il sindaco di Napoli, che evidentemente è una candidatura innaturale. In Calabria abbiamo tante competenze, tanti amministratori molti dei quali giovani, capaci e moderni che avrebbero tutti i titoli per affrontare a viso aperto questa importante sfida elettorale». (r.desanto@corrierecal.it)

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