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L’OPERAZIONE

Maxi-operazione contro la ‘ndrangheta in Lombardia, sequestrate tonnellate di rifiuti radioattivi – VIDEO

Coinvolte 18 persone in diverse regioni nell’indagine della Dda di Milano. In un’intercettazione viene fatto riferimento a movimentazioni di denaro milionarie

Pubblicato il: 09/02/2021 – 11:42
Maxi-operazione contro la ‘ndrangheta in Lombardia, sequestrate tonnellate di rifiuti radioattivi – VIDEO

MILANO Ci sono anche 16 tonnellate di rame trinciato radioattivo tra i materiali sequestrati nel corso di una maxi-operazione della Dda di Milano sul traffico di rifiuti, dietro al quale si cela l’ombra della ’ndrangheta. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip, è stata eseguita in mattinata nei confronti di 18 italiani, di cui 10 in carcere e 8 ai domiciliari. Le accuse sono associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode fiscale, autoriciclaggio, usura ed estorsione.
Il pericoloso carico di rifiuti radioattivi, proveniente dalla provincia di Bergamo era stato bloccato dalla polizia stradale di Brescia nel maggio 2018. Secondo le indagini sarebbe state movimentate illegalmente almeno 10mila tonnellate di rifiuti e materiali ferrosi. Le indagini del Gico della guardia di finanza (il raggruppamento che si occupa di criminalità organizzata) hanno portato ad arresti in Lombardia, Emilia Romagna e Liguria e al sequestro di 120mila euro di quote delle società che partecipavano al traffico.
L’operazione è stata denominata Cardine-Metal Money e ha al centro la figura di Cosimo Vallelonga, già condannato per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “La notte dei fiori di San Vito” degli anni ’90, oltre che nell’inchiesta capitale sulla ‘ndrangheta in Lombardia, “Infinito”, del 2010. Secondo gli investigatori, Vallelonga è ancora uno dei cardini della criminalità organizzata in Lombardia. Il boss, dopo aver finito di scontare la sua pena, aveva ripreso i vecchi contatti ‘ndranghetisti, ricevendo addirittura visite nel suo negozio di La Valletta Brianza, “Arredo Mania”. Qui aveva riorganizzato il traffico illecito, soprattutto per “riciclare” i soldi provenienti da estorsioni e usura nell’economia legale. Le fiamme gialle hanno infatti ricostruito che prestava soldi a tassi altissimi ad imprenditori locali e che aveva messo in piedi una serie di società “cartiere” che hanno fatto fatture false per oltre 7 milioni di euro.

 

«Puntiamo a far girare 70 milioni»

Questa frase viene ripresa dagli inquirenti in una intercettazione di un presunto appartenente alla cosca di ‘ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti parlava con Cosimo Vallelonga, storico boss della mafia calabrese in Lombardia, arrestato nel maxi blitz della Dda di Milano su un traffico di rifiuti e altri reati, parlava nel 2018 di una “grossa ditta” che «aveva bisogno di far “girare” un’enorme cifra di denaro» con un sistema di false fatturazioni.
Il particolare emerge nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Alessandra Clemente, su richiesta dei pm Paola Biondolillo e Adriano Scudieri, nell’inchiesta del Gico della Gdf e della Squadra mobile di Lecco. Stando agli atti, Vallelonga, una volta scarcerato dopo essere rimasto coinvolto in importanti operazioni anti-‘ndrangheta come il blitz ‘Infinito’ del 2010, avrebbe ripreso a guidare il clan dal suo negozio ‘Arredo mania’, un mobilificio di La Valletta Brianza (Lecco).
Dall’intercettazione sui “70 milioni” emerge, scrive il gip, la sua disponibilità «a mettere a disposizione la sua caratura criminale, le sue conoscenze e in definitiva» il suo «capitale
mafioso». E Vallelonga, infatti, si sarebbe impegnato «per risolvere il problema» postogli dal presunto affiliato al clan calabrese.

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