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«Il manager col super stipendio doveva salvare la sanità ma pensa ai mobili»

Spesi 31mila euro per il restyling degli uffici del dipartimento. Il Csa-Cisal: «Spreco di risorse, cosa pensa di fare Spirlì?»

Pubblicato il: 25/02/2021 – 7:59
«Il manager col super stipendio doveva salvare la sanità ma pensa ai mobili»

CATANZARO «Il piano vaccinale è in forte ritardo, la sanità calabrese è ancora in preda al caos con storiche debolezze che si sono acutizzate (anche) a causa della pandemia. In questo complicatissimo scenario a cosa pensa il direttore generale del dipartimento regionale Tutela della Salute Francesco Bevere? A darsi da fare per risolvere i problemi? No, ad arredare i suoi uffici». «È l’incredibile storia – rivela il sindacato Csa-Cisal –, che segna una pagina nera per l’amministrazione regionale».

Spesi oltre 31mila euro per arredare la direzione generale del dipartimento

«Mentre i calabresi sono preoccupati dai numeri della pandemia e dalle poche dosi vaccino finora somministrate», sottolinea il sindacato, la Regione Calabria ha speso 31 mila e 260 euro per acquistare suppellettili delle stanze della direzione generale del dipartimento Tutela della Salute. Il decreto del settore “Economato” è del 21 dicembre 2020. «Come regalo di Natale, per gli uffici di Bevere sono stati forniti: 1 parete contenitore (con tre basi contenitore e 2 pensili contenitore); 8 sedute direzione (schienale alto, braccioli imbottiti con rivestimento in ecopelle di colore bianco); 24 sedute per l’attesa; 1 scrivania direzionale; 2 tavoli riunioni; 1 parete contenitore; 1 parete mobile ufficio modulare; 1 scrivania semi-dirigenziale; 1 scrivania semplice; 1 appendiabiti; 1 lampada tipo piantana, 1 lampada da scrivania e 1 divano 3 posti. Questo è il dettaglio dell’acquisto che è arrivato in Cittadella lunedì 15 febbraio. Ci mancava solo l’angolo bar. Il decreto del settore Economato motiva la spesa con l’acquisto di arredi “ad alcuni uffici della dirigenza generale del dipartimento Sanità presso la Cittadella regionale”. Parrebbe comunque, che una parte del mobilio sia andata a “rinnovare” l’arredo di alcune stanze di almeno altri due assessorati della Regione. Fatto che sarebbe ulteriormente grave vista l’esplicita indicazione nel decreto di acquisto del solo dipartimento Tutela della Salute.  Siamo certi, comunque, che tutto questo arredo sarà opportunamente “inventariato”, per intero, presso il dipartimento della Tutela della Salute a cui è stato diretto l’acquisto ad opera del settore “Economato”. Di conseguenza dovranno stare nel luogo dove sono stati inventariati».

«Un acquisto senza senso»

«Evidentemente Bevere abituato al mondo patinato di provenienza (Agenas) pretendeva il meglio. Peccato – osserva il sindacato Csa-Cisal –, che non soltanto la sede della Regione sia uno stabile relativamente nuovo (inaugurato nel 2016) ma sia più che provvisto di tutti gli arredi e gli strumenti necessari per svolgere più che dignitosamente le attività d’ufficio. Se Bevere aveva bisogno di un appendiabiti sarebbe bastato chiedere in giro e lo avrebbe trovato. Spendere oltre 31mila euro per divani e lampade, proprio mentre molti calabresi sono severamente colpiti dalla crisi economica causata dal Covid-19, è veramente indegno. È una delle cose più inopportune di cui un alto dirigente regionale potesse beneficiare in questo momento storico. Uno spreco di risorse senza senso. Fa quasi sorridere come nel decreto sia riportato che “l’acquisto degli in questione si rende necessario per il regolare svolgimento delle attività istituzionali”. Ma come? Senza i nuovi arredi Bevere non è in grado di fare il direttore generale?». 
Tutto questo mentre, come recentemente segnalato dal sindacato, «non ha avuto il garbo istituzionale di rispondere a ben due richieste del dirigente “Datore di Lavoro” e del dg del Personale sull’esecuzione dei tamponi a tutela dei dipendenti regionali. E non è uno scherzo, dato che i lavoratori stanno correndo seri rischi».

Il super manager con il super stipendio

Francesco Bevere, dg del dipartimento Tutela della Salute

Francesco Bevere, «manager sicuramente con un curriculum di rispetto, è sbarcato in Cittadella come direttore generale esterno all’Amministrazione, con l’aura del supermanager. Almeno questa avrebbe dovuto giustificare l’altro grande benefit che si è accaparrato. Infatti, fra tutti i dg della Regione, è l’unico a cui è corrisposto un bonus aggiuntivo di 45 mila euro. Ogni anno, la Calabria stacca a favore di Bevere un assegno di oltre 181 mila euro. A fronte di questo compenso, ti aspetti il Cristiano Ronaldo o il Messi dei burocrati e invece la sanità calabrese è rimasta sempre la stessa, dell’attività Covid se ne è occupato essenzialmente un delegato e il dipartimento che dovrebbe guidare fa acqua da tutte le parti e di cui non sono state risolte le più evidenti criticità. Basti pensare al fatto che lo stesso commissario Longo (in un recente decreto) ha disposto che Bevere acquisti tramite Consip (quindi all’esterno) i servizi legati all’attività di “autorizzazione e accreditamento; acquisizione e distribuzione farmaci e all’elaborazione e alla verifica dei flussi informativi”. Funzioni che i relativi settori non sono in grado di svolgere vista la carenza di personale. Dunque, dove è stato il miglioramento con Bevere?», si chiede il Csa-Cisal.

«Gestione sanitaria sempre più confusa»

Bevere «ha dichiarato – anche in occasione dell’audizione in commissione alla Camera dei deputati in vista della conversione del Dl 150 2020 (il Decreto Calabria bis) – che era stato chiamato dalla compianta presidente Jole Santelli per riorganizzare il fragile dipartimento Tutela della Salute. Ebbene, in otto mesi da direttore generale, quali risultati ha portato a casa? Aveva dichiarato che per farlo funzionare meglio servivano circa 120 dipendenti in più da reperire nella dotazione organica della Regione. Dopo una serie di elenchi trasmessi e dopo l’attivazione della mobilità d’ufficio, ne sono arrivati a malapena 4. Un flop colossale. Resosi conto – aggiunge il sindacato Csa-Cisal – che l’obiettivo proclamato non era affatto realizzabile ha sostanzialmente alzato bandiera bianca. Infatti, con la delibera di Giunta con cui il dipartimento viene messo a disposizione del commissario della Sanità (un ossimoro), sono state bloccate le procedure. Una scappatoia malcelata dal fatto che comunque lo stesso Longo, negli atti ufficiali, ha indicato di non aver ricevuto “adeguato supporto”. Se Bevere volesse dimostrare che la sua attività amministrativa è stata un successo, piuttosto che registrare le magre figure appena elencate, siamo pronti ad ascoltarlo per essere smentiti. Peccato che i fatti dicano che la situazione nella gestione della sanità regionale è sempre più confusa».

«Paghi gli arredi di tasca propria»

L’affondo finale del sindacato è duro: «Finora noi vediamo un manager con un super-stipendio e, da poco, con un ufficio tutto nuovo pagato con soldi dei calabresi che non ha prodotto nulla per la Calabria. Non siamo terra di conquista di nessuno, dove burocrati cercano un posto al sole prima di andare in pensione. Per questa ragione, chiediamo ufficialmente a Bevere di sostenere di tasca propria la spesa per gli arredi dei suoi uffici (inclusi quelli che sono andati ad altri). Non cancellerebbe l’atto consumato ma almeno 31mila euro potrebbero essere impiegati in maniera più utile e proficua. Di questo sperpero di danaro pubblico cosa ne pensa il commissario Guido Longo che sta a pochi metri di distanza dagli uffici di Bevere? Chiediamo anche – conclude il sindacato Csa-Cisal – che il presidente facente funzioni Nino Spirlì alla luce di questo fatto eticamente non tollerabile e, ancor di più, per gli scarsi risultati prodotti provveda alla rimozione del direttore generale, scegliendone qualcuno che veramente sia in grado di mettere ordine nel caos del dipartimento Tutela delle Salute. Bevere doveva contribuire a rifondare la sanità calabrese, non a rifarsi le stanze dei suoi uffici. I problemi sono altri e molto più stringenti del nuovo arredamento. La Calabria non può essere continuare ad essere spolpata: il sindacato CSA-Cisal dice basta».

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