Traffico di droga a Cosenza, lo scambio saltato e il borsone con 20 kg di hashish
L’inchiesta della Procura di Cosenza arriva fino al Lazio. Il controllo avvenuto a marzo a Castrolibero porta all’identificazione degli indagati
COSENZA Avrebbero trasportato e detenuto ingenti quantità di sostanze stupefacenti, circa 20 kg di hashish. E’ questa l’accusa mossa nei confronti di cinque persone, tutte del Cosentino, raggiunte da un’ordinanza di misura cautelare eseguita dalla Polizia di Stato tra la provincia di Cosenza e il Lazio. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Cosenza, su richiesta della Procura della Repubblica. Il fascicolo è in mano alla pm Nicoletta Fruncillo, sostituto procuratore di Cosenza, l’operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile con il supporto dei colleghi di Roma.
Le indagini
Gli agenti in servizio nella Questura di Cosenza – lo scorso 23 marzo intorno alle 15.30 – impegnati in un controllo di routine nel comune di Castrolibero, notano la presenza di due persone che sostavano in un garage. I due salgono a bordo di una automobile dopo aver intercettato la presenza della vettura “civetta”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la presenza delle forze dell’ordine avrebbe convinto i due a cambiare in corsa il luogo del presunto scambio di stupefacenti. L’auto con a bordo i soggetti monitorati dalle forze dell’ordine, arrestano la marcia in corrispondenza di una Jeep con a bordo due donne. Le vetture si dirigono in una stradina senza uscita che costeggia una officina, come documentato dagli operanti.
E’ in quel luogo che, i soggetti coinvolti nell’odierna operazione, avrebbero tentato lo scambio. Che non si sarebbe concretizzato a “causa” del passaggio di un’altra auto “istituzionale” che avrebbe ulteriormente allarmato i presenti. Un soggetto avrebbe lasciato nel bagagliaio della Jeep il borsone nero contenente lo stupefacente suddiviso in panetti, poi rinvenuto dalla polizia, prelevando solo una busta che l’accusa ritiene possa contenere altra droga.
All’esito dell’operazione, la pm ha richiesto la misura cautelare del carcere per tutti gli indagati. Il gip, invece, ha ritenuto di dover applicare per quattro la misura cautelare personale degli arresti domiciliari con applicazione dei dispositivi elettronici di controllo e per una indagata la misura cautelare personale dell’obbligo di dimora nel comune di residenza. (f.b.)
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