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il racconto

«Il Covid ha ucciso mio padre. Mamma salvata dagli angeli dell’ospedale da campo»

La storia di Rosy, originaria di Castrovillari, e della sua famiglia colpita dal Covid. «Attenzione alle persone più deboli»

Pubblicato il: 06/03/2021 – 7:11
di Fabio Benincasa
«Il Covid ha ucciso mio padre. Mamma salvata dagli angeli dell’ospedale da campo»

CASTROVILLARI L’aumento dei casi di positività al virus, l’indice Rt in salita, impongono il rigoroso rispetto delle norme anti contagio. Il Covid continua a far paura, spaventa nei numeri dei quotidiani bollettini diffusi dal Ministero della Salute e nell’elevata contagiosità delle sue minacciose varianti. «Bisogna necessariamente mantenere alta la guardia» ricordano spesso gli esperti, soprattutto per tutelare le fasce più deboli della popolazione: gli anziani. Lo sa bene Gesualda originaria di Castrovillari, a cui il virus non ha risparmiato dolori e sofferenze. Sua figlia Rosy, ha deciso di raccontarci la sua storia. E’ il 9 gennaio 2021 quando Gesualda avverte tutti i sintomi tipici del Covid, motivo che spinge i suoi familiari ad accompagnarla all’Ospedale Annunziata di Cosenza. Immediato il responso della Tac che conferma la presenza di una polmonite, i medici però decidono di affidarla alle cure del personale sanitario in servizio all’ospedale da campo gestito dall’Esercito a Vaglio Lise. «Gesualda è l’unica donna tra i pazienti affetti da Covid – racconta la Corriere della Calabria sua figlia Rosy – e viene letteralmente travolta dall’affetto dei medici militari che dispensano sorrisi e attenzioni». Il ricovero si trasforma presto in un percorso sanitario evidentemente complesso ma straordinariamente sereno grazie ai soldati dell’esercito italiano. «I medici sono stati davvero preziosi, sempre attenti e pronti a rassicurare mia madre e noi familiari, aggiunge. Ha conosciuto un operatore socio sanitario nato – come lei – a Palermo e spesso trascorrevano del tempo insieme». Intanto anche il marito e i figli della donna risultano positivi ai tamponi mentre Gesualda migliora giorno dopo giorno, guarisce e fa ritorno a casa. Nella foto (oscurata per garantire la privacy), inviata da Rosy alla nostra redazione, un meraviglioso abbraccio giunto al termine del ricovero.

«Maledetto Covid»

Quella di Gesualda sembra una storia a lieto fieno. Ma la gioia è solo temporanea. Alle buone notizie annotate sulla sua cartella clinica, si aggiungono quelle decisamente meno positive che arrivano dall’ospedale Annunziata dove suo marito è ricoverato e versa in gravi condizioni. «Non abbiamo mai mentito a nostra madre – racconta Rosy – abbiamo cercato di raccontarle sempre la verità». Fino a quel maledetto giorno. «Mio padre sin da subito ha mostrato di patire gli effetti del virus, un lento ma costante peggioramento delle condizioni è stato il preludio di una tragedia che avrei preferito non vivere». L’uomo morirà in ospedale causa Covid. Rosy si commuove, fatica a continuare il suo racconto e di comune accordo decidiamo di concludere la telefonata con un appello che la donna ha chiesto di rivolgere a tutti: «Non sottovalutate il virus, usate la mascherina e rispettate le norme anti contagio. Basta poco per compromettere tutto e rischiare di diffondere il contagio “colpendo” le persone a noi care e più a rischio».


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