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Il ricordo

«Carrattelli è stato un faro per l’avvocatura»

I Palazzi di Giustizia sono come una grande ospedale o una grande azienda, migliaia di persone (in tempi pre Covid ), ognuno con una sua maschera che li rappresenta: dal responsabile dell’archivio…

Pubblicato il: 11/04/2021 – 21:39
di Francesco Siciliano*
«Carrattelli è stato un faro per l’avvocatura»

I Palazzi di Giustizia sono come una grande ospedale o una grande azienda, migliaia di persone (in tempi pre Covid ), ognuno con una sua maschera che li rappresenta: dal responsabile dell’archivio, agli avvocati, alle orde dei praticanti ( tra cui vi sono tanti che sono lì in attesa di una occasione diversa) agli avvocati e su, su, sino ai Magistrati. Anche nella immagine che si riflette, ogni personaggio di questo vasto teatro della realtà, assume per scelta un ruolo.. una maschera. Dietro o nella società fuori dal Tribunale esiste l’uomo o la famiglia che sono o non sono qualcuno in funzione del ruolo che si è conquistato per potere o dimensione economica. Ma lì, nel Palazzo di Giustizia vi sono dei luoghi che hanno una sacralità o rappresentazione simbolica che solo chi, facendone parte, capisc
Esiste l’ufficio notifiche, l’aula di udienza, l’ingresso al palazzo e poi tanti incontri che sfuggono all’immaginario collettivo.
Certamente l’ufficio notifiche, per errore e banalmente, è considerato un ufficio minore dove per regola di gavetta transita chi si affaccia alla professione.
Nel teatro delle maschere del Palazzo di Giustizia si hanno i Magistrati, tutti tronfi del loro ruolo che, soprattutto nel civile, girano per i corridoi in attesa di un saluto a cui spesso non rispondono in funzione del loro sguardo nel vuoto.
Ma non sono di meno gli avvocati, soprattutto i penalisti, che per clienti di una congrega di Ndrangheta o soprattutto, per difese ben retribuite da cui deriva una sicurezza economica, anche loro, allo stesso modo, come i Magistrati, hanno lo sguardo nel vuoto, salutano a volte se li strattoni.
I Magistrati, ahimè, non puoi. Una sorta di stratificazione sociale, categoriale, anche nel saluto. Questo epitaffio lo scrivo nella consapevolezza che il Presidente della Tribunale Penale di Milano, ha ritenuto di chiamarmi e scrivermi personalmente.
In questo mondo variegato e provinciale in cui ognuno rivendica anche nei comportamenti il ruolo, il censo, la forza economica, l’avvocato Giuseppe Carratelli è stato un faro di ciò che rappresenta l’avvocatura.
Mai all’interno del Palazzo di Giustizia qualcuno, come me, semplice collega, per accidente, ha mai avvertito la forza, la storia, la potenza dell’avvocato Giuseppe Carratelli,
Gentile in udienza, riflessivo sulle obiezioni , con la voglia – forse antica – di riconoscere dignità ad una difesa.
Mai arrogante per la sua posizione.
Mai con lo sguardo nel vuoto nei corridoi del Tribunale. Li rigorosamente un avvocato tra avvocati.
Un uomo che certamente è espressione di una storia di una famiglia e di potere in una città fatta di potere borghese.
Mai questo si è visto in una discussione in aula di giustizia, mai questo ha avuto un senso o altro in un rapporto tra avvocati. Massimo rispetto dei colleghi, grande rispetto dell’appartenenza ad una categoria.
Un avvocato teso alla difesa di diritti del cliente. Ma il giorno più bello è stato vederlo all’ufficio notifiche.
Quasi come un praticante era lì.
«Prego Avvocato – gli dissi -. No faccio la fila».
Mi piace ricordarlo così in fila alle notifiche come un qualunque praticante…. il Foro di Cosenza … al solito ha avuto ed ha grandi avvocati.
*avvocato

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