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Furbetti del cartellino a Calabria Verde, 14 indagati nel Cosentino – VIDEO

Operazione dei carabinieri tra Rogliano, Domanico, Figline Vegliaturo, Grimaldi, Marzi, Parenti, Paterno Calabro, Rende e Santo Stefano di Rogliano

Pubblicato il: 23/04/2021 – 7:44
Furbetti del cartellino a Calabria Verde, 14 indagati nel Cosentino – VIDEO

ROGLIANO Dalle prime luci dell’alba, i militari della Compagnia Carabinieri di Rogliano, supportati da personale del comando provinciale carabinieri di Cosenza, stanno procedendo a notificare, nei Comuni di Rogliano, Domanico, Figline Vegliaturo, Grimaldi, Marzi, Parenti, Paterno Calabro, Rende e Santo Stefano di Rogliano, 14 avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di “truffa aggravata e continuata” ai danni dell’Ente Pubblico Regionale Calabria Verde.

“Furbetto del cartellino”

L’operazione denominata “Hall pass”, ha consentito di smascherare un nutrito gruppo di furbetti del cartellino, oltre che individuare irregolarità amministrative nei confronti di svariate decine di altre persone.

L’indagine

L’articolata indagine, condotta dai militari della stazione carabinieri di Rogliano e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Cosenza, è scaturita da una serie di accertamenti effettuati d’iniziativa nel 2018 nei fondi dove gli operai svolgevano le loro opere cantieristiche, ubicati in diverse aree della Provincia di Cosenza. I conseguenti approfondimenti investigativi hanno portato alla scoperta di un vero e proprio “sistema”, consolidato da tempo, grazie al quale numerosi dipendenti dell’Ente Pubblico riuscivano ad eludere i vari strumenti di controllo, primo fra tutti l’orologio marcatempo piazzato all’ingresso della struttura, in modo da allontanarsi indebitamente dal posto di lavoro.

Il meccanismo truffaldino

Lo stratagemma era semplice: tutti i dipendenti del distretto utilizzavano regolarmente il proprio badge di servizio, ma facendo in modo che, in ragione della tipologia di “uscita” selezionata, l’orologio marcatempo non sottraesse il tempo trascorso all’esterno della sede dall’orario di lavoro prestato, approfittando della mancanza di controllo da parte di dirigenti e capi squadra. Ecco allora che dai tabulati acquisiti al termine del monitoraggio, i carabinieri sono riusciti a ricostruire centinaia di ore di lavoro illecitamente sottratte alle mansioni d’ufficio, impiegate in pause e libere uscite mai giustificate, piuttosto che devolute ad incarichi di lavoro esterno mai autorizzati nell’ambito dei vari cantieri forestali della Provincia: tutto ciò veniva comunque contabilizzato come “normale” orario di servizio e puntualmente monetizzato nella busta paga mensile.

Scoperti dalle videocamere

I carabinieri, per riscontrare le varie attività illecite, hanno fatto ricorso sia ai moderni strumenti tecnologici, nel caso specifico consistenti in alcune videocamere ad altissima definizione strategicamente collocate nei pressi sia dell’orologio marcatempo all’interno dell’ingresso dello stabile che ospita il distretto, sia nelle vicinanze di tutti gli ingressi della struttura, che a metodi investigativi di tipo più “tradizionale”, costituiti in particolare da servizi di osservazione. Il connubio tra le diverse metodologie investigative adottate ha pertanto portato i militari ad accertare non solo l’indebito allontanamento dal posto di lavoro degli odierni indagati, ma anche a definire le diverse mansioni svolte, evidentemente non ricollegate ai loro “obblighi” di servizio: c’era chi – ad esempio – si recava al supermercato per andare a fare la spesa, chi preferiva recarsi in un Ufficio Postale per pagare le bollette di casa o addirittura in campagna per coltivare il proprio orto. E poi non mancano le visite mediche e lunghe pause caffè nei bar vicini alla sede di servizio. Tra le altre situazioni particolari rilevate, è emerso che uno degli indagati era solito svolgere, nel corso delle “missioni esterne” dalla propria sede di servizio, la professione di antennista per un folto numero di clienti. Tutte le attività elencate sono state puntualmente e meticolosamente documentate, nel corso delle attività investigative, dai Militari dell’Arma con filmati e fotografie, riscontri oggettivi che hanno consentito alla Procura della Repubblica di Cosenza, non appena acquisiti i tabulati delle presenze dei dipendenti dell’Ente Regionale al termine dell’attività, di concludere le indagini con l’emissione dei relativi Avvisi notificati nella mattinata odierna.

La svolta nell’inchiesta

L’indagine, durata circa due anni e concretizzatasi nel completo monitoraggio dell’attività svolte dal personale del distretto numero 4 nell’arco temporale compreso tra i mesi di marzo e novembre 2018, ha alla fine consentito di acclarare evidenti responsabilità di carattere penale in ordine al reato di “truffa aggravata e continuata” nei confronti dei 14 odierni indagati, da individuare trasversalmente sia tra i dirigenti della struttura che tra gli addetti ai cantieri boschivi sparsi nella Provincia di Cosenza. «L’attività è stata avviata in seguito ad alcuni servizi di iniziativa che hanno svolto i carabinieri di Rogliano, anche in borghese». A fornire ulteriori dettagli dell’inchiesta “Hall pass” è il comandante della stazione Carabinieri di Rogliano, Mattia Bologna. «E’ stato notato – aggiunge al Corriere della Calabria – un particolare via vai nel distretto numero 4». «Nell’attività di indagine sono state coinvolte oltre 50 persone, ma il Magistrato ha ravvisato responsabilità penali nei confronti di 14 soggetti, i restanti 39 dovranno comunque rispondere degli eventuali reati legati alla contabilità amministrativa». Le attività investigative condotte hanno portato ad acclarare circa 3.800 ore di servizio non prestato, ma comunque regolarmente retribuito, effettuate nell’ambito di 950 episodi complessivamente individuati; tutto questo per un controvalore economico che arriva a sfiorare i 70mila euro di danno per l’Ente pubblico regionale. Ed è proprio dal comportamento irregolare tenuto da dirigenti e dipendenti che è stato tratto il nome dell’odierna operazione Hall Pass, vale a dire “tempo libero”.

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