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Alzheimer, a Cosenza 11mila pazienti e «pochi centri dedicati alle demenze»

L’allarme di Amalia Bruni, direttrice del Centro regionale di Neurogenetica. «Servono equipe qualificate, le Rsa non bastano»

Pubblicato il: 25/04/2021 – 7:21
di Fabio Benincasa
Alzheimer, a Cosenza 11mila pazienti e «pochi centri dedicati alle demenze»

COSENZA Attività di diagnosi e ricerca. L’Alzheimer non consente pause, i sintomi iniziali e le possibili cure devono necessariamente essere prioritarie nello sviluppo di un sistema sanitario regionale in grado di rispondere alle esigenze dei pazienti. «In Calabria si stimano circa 35mila pazienti affetti da demenza, in provincia di Cosenza sono circa 11mila. A questi, ovviamente, si aggiungono altrettante persone che presentano già lievi difetti cognitivi». A dirlo – nel corso di un webinar dedicato all’analisi dell’atto aziendale dell’Asp di Cosenza – è la dottoressa Amalia Bruni, direttrice del Centro regionale di Neurogenetica con sede a Lamezia Terme.

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Amalia Bruni

Amalia Bruni e la lotta all’Alzheimer

Il Centro ha individuato il gene più diffuso dell’Alzheimer, la “presenilina”. Quelle stanze, dove si conducono gli studi sulla conoscenza della “geografia” delle malattie ereditarie che hanno permesso di compiere straordinari passi in avanti anche nell’approccio farmacologico alle demenze, rischiano seriamente di chiudere per mancanza di fondi e per quello che la scienziata lametina definisce «inghippo di natura organizzativa e burocratica». La dottoressa Bruni, ricercatrice che ha conquistato anche Rita Levi Montalcini, non si arrende ma anche per lei è inevitabile scontrarsi con chi evidentemente non riconosce i giusti meriti ad un team che dedica anima e corpo alla ricerca ed al sostegno dei suoi pazienti.

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Il centro regionale di Neurogenetica

L’Alzheimer nell’atto aziendale dell’Asp di Cosenza

«L’atto aziendale dell’Asp di Cosenza contiene una serie di paroline magiche che non dicono nulla – dice Amalia Bruni – non sembra ci siano sforzi per migliorare la sanità». La malattia purtroppo non riguarda solo gli over 60, ma come sostiene la scienziata «sono numerosi i pazienti anche trentenni con demenza». «Nel giro di un anno – aggiunge – avremo nuovi medicinali per la cura dell’Alzheimer e per questo motivo è necessario gestire al meglio gli interventi». Come? «Attraverso i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (Cdcd)». In Calabria sono in tutto 34, ma solo uno – diretto dalla dottoressa Bruni – è presente nel centro di neurogenetica, «il resto sono tutti Centri sparsi nelle geriatrie, psichiatrie o neurologie territoriali ed ospedaliere e sono gestiti (molto spesso) da un’unica persona». Nella provincia di Cosenza, i centri sono così distribuiti: sette nelle neurologie, otto nelle psichiatrie e uno nella geriatria. «Come fa uno psichiatra – chiede la Bruni – a gestire, da solo, decine di pazienti affetti da deficit cognitivi importanti?»

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I centri per i disturbi cognitivi e le demenze

Le demenze sono al primo posto per spesa sanitaria e stress dei caregiver, ecco perché «servono unità dedicate ed equipe qualificate e la Rsa non può e non deve essere l’unica soluzione a disposizione di chi è affetto da demenza o Alzheimer». Amalia Bruni contesta i contenuti degli atti aziendali di Cosenza e Catanzaro e rimarca l’importanza «della prevenzione, dello stile di vita e della riabilitazione cognitiva». E’ rimasto chiuso in un cassetto (colpa del Covid) il progetto pensato e costruito per favorire gli “incontri sociali”, a Cosenza «è in stand-by la rete dei caffè Alzheimer». Secondo Amalia Bruni «garantirebbero socialità, terapia riabilitativa cognitiva e migliorerebbero di conseguenza anche la qualità della vità». Si tratta “solo” di trovare volontari disponibili a concedere un’ora del loro tempo da dedicate settimanalmente ai pazienti.

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