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L’Unci Calabria: «Inconcepibile rivolgersi così a un cronista. L’Italia non è il Cile di Pinochet»

L’Unione cronisti sull’episodio accaduto in aula bunker: «Episodio inaccettabile»

Pubblicato il: 27/04/2021 – 19:49
L’Unci Calabria: «Inconcepibile rivolgersi così a un cronista. L’Italia non è il Cile di Pinochet»

REGGIO CALABRIA Il direttivo dell’Unci Calabria esprime solidarietà alla collega Alessia Truzzolillo del Corriere della Calabria e dell’Ansa che stamattina, mentre seguiva l’udienza del processo “Rinascita”, è stata aggredita da un capo scorta, il carabiniere Alberto Marafioti. La cronista è stata, inoltre, trattenuta per mezz’ora solo per aver scattato una foto, tra l’altro autorizzata dal Tribunale di Vibo Valentia davanti al quale si sta celebrando il maxiprocesso alla cosca Mancuso.
«Alessia stava facendo esclusivamente il suo lavoro e non è accettabile che qualcuno, seppure in divisa, in un’aula di Tribunale possa impedire a un giornalista di raccontare cosa avviene in udienza». È il commento del direttivo regionale dell’Unione nazionale cronisti italiani presieduto da Michele Albanese.
«È inconcepibile – aggiunge l’Unci Calabria – che a un cronista ci si rivolga a gesti e con frasi del tipo “vieni qui”, “ora tu cancelli quelle riprese” e addirittura “adesso vediamo se le foto vanno bene e se tu resti ancora qui”. Così come è assurdo che il carabiniere, senza alcuna autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria, ha preso il cellulare dalle mani della giornalista per sfogliare le foto contenute all’interno».
«Ha fatto bene il Tribunale – conclude l’Unci – a ribadire che sono ammesse le foto e le riprese, nonostante le limitazioni alla divulgazione dell’audio. Apprezziamo anche che il sostituto procuratore della Dda Antonio De Bernardo, alti ufficiali dell’Arma e delle altre forze dell’ordine si sono scusati con la giornalista per l’episodio che ha riguardato il capo scorta. Ci auguriamo, però, che il carabiniere Marafioti capisca che l’Italia non è il Cile ai tempi di Pinochet ma è ancora un Paese democratico dove la stampa ha un ruolo fondamentale e dove neanche chi indossa una divisa può arrogarsi il compito di strappare dalle mani il cellulare a un giornalista e dare ordini su cosa può fotografare».

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