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la confessione

“Agenti infedeli”, il racconto del pentito Lamanna tra ‘mbasciate e vodka in carcere

Il collaboratore di giustizia racconta dei rapporti con Luigi Frassanito e Giovanni Porco, gli agenti della penitenziaria imputati a Cosenza

Pubblicato il: 29/04/2021 – 16:43
di Fabio Benincasa
“Agenti infedeli”, il racconto del pentito Lamanna tra ‘mbasciate e vodka in carcere

COSENZA Il pentito Daniele Lamanna è un fiume in piena e nel corso dell’udienza svolta – questa mattina – al Tribunale di Cosenza, legata al procedimento sui presunti «agenti di polizia penitenziaria infedeli», racconta quello che ricorda su Luigi Frassanito e Giovanni Porco. La criminalità cosentina, secondo quanto sostenuto dal collaboratore di giustizia, avrebbe avuto il potere, tramite i due agenti, di ottenere privilegi all’interno delle celle di sicurezza e «qualsiasi cosa» vietata dall’ordinamento giudiziario. In cambio gli agenti indagati avrebbero ricevuto la vicinanza del clan. Dinanzi al giudice Carmen Ciarcia, il pm e le difese sollecitano il racconto di Lamanna sui suoi rapporti con Frassanito e Porco e sui fatti contenuti nei verbali di interrogatori forniti dal pentito alla Dda. Daniele Lamanna, nel 2010 viene arrestato nell’ambito dell’operazione “Telesis”: il clan Bruni, alias “Bella Bella”, subisce un duro colpo e in manette finiscono pezzi grossi della mala bruzia. I carabinieri rompono gli equilibri del clan che mette insieme diverse famiglie del cosentino e che Lamanna chiama “Confederazione” della quale farebbero parte «la famiglia Bruni, il clan degli “Zingari” e quello degli “Italiani”». Il sodalizio è frutto della pax stipulata tra Lamanna, Francesco Patitucci e Michele Bruni con Franco Presta e Ettore Lanzino, all’epoca dell’incontro narrato dal pentito ancora latitanti. La riunione viene convocata per chiudere la sanguinosa pagina di una faida che aveva macchiato con il piombo i dissidi tra le fazioni rivali intente a mostrare i muscoli e imporre la presenza sul territorio bruzio. Quella stretta di mano, porterà ad una convergenza delle varie fazioni nella «Confederazione», dove – racconta Lamanna – «ognuno aveva un ruolo definito e tutti versavano nella “bacinella” i proventi delle attività illecite».

“Luigi ‘a guardia” e i due compleanni di Lamanna

L’inchiesta Telesis si ripercuote sui rapporti dei vari membri del sodalizio criminale e Lamanna finisce recluso prima nel penitenziario di Castrovillari e poi in quello bruzio. «In carcere, a Cosenza, ho avuto la possibilità di incontrare e conoscere Luigi Frassanito e Giovanni Porco – racconta in aula il collaboratore di giustizia – non approvavo la loro infedeltà nei confronti del ruolo che ricoprivano e della divisa che indossavano». Frassanito, l’ex membro della “Confederazione” racconta di conoscerlo bene: «Fuori dal carcere lo incontravo al bar dove ero solito andare e anche dal barbiere». L’agente della polizia penitenziaria, finito nel processo, avrebbe partecipato anche alla festa di compleanno che Lamanna organizzò nel 2012 in un noto ristorante di Cosenza e «alla quale parteciparono diversi esponenti della criminalità locale». Il pm incalza Lamanna e chiede conferma di quanto confessato in sede di interrogatorio reso ai magistrati della Dda, in merito al ruolo assunto da Frassanito nel facilitare le comunicazioni con l’esterno: «Portava le ‘mbasciate dall’interno del carcere – sostiene Lamanna – mi occupavo io stesso di riempire i pizzini di scotch in modo da nasconderne il contenuto». E il collaboratore cita un episodio. «Chiesi a Frassanito di recapitare a Patitucci e Porcaro un pizzino nel quale giustificavo un ammanco di soldi nella bacinella successivo alla vendita di una partita di cocaina». In buona sostanza, Lamanna avrebbe comunicato ai suoi alleati di non avere responsabilità su quanto accaduto, scaricando le colpe su Adolfo Foggetti. «Della droga si occupava Foggetti e sull’ammanco avrebbero dovuto chiedere conto a lui». Lamanna continua il suo racconto, incalzato dalle domande del pm e cita un altro episodio. «Era il giorno del mio compleanno, lo festeggiavo in carcere ed ho chiesto a Frassanito di portarmi una bottiglia di vodka». «Luigi ‘a guardia», così lo chiama Lamanna, lo avrebbe accontentato riuscendo a versare il «contenuto del superalcolico in una bottiglia di plastica originariamente contenente dell’acqua». I rapporti tra i due, almeno stando al contenuto delle dichiarazioni rese in aula dal pentito, erano saldi anche fuori dal penitenziario. Circostanza che Lamanna sottolinea citando due prestiti ricevuti da Frassanito per poche migliaia di euro. «Avevo chiesto dei soldi perché sapevo avesse disponibilità economiche importanti – aggiunge – penso svolgesse attività di usuraio ma ovviamente non mi ha mai chiesto gli interessi, ci mancherebbe». Frassanito «era avido e nel caso del mio prestito – estinto pochi giorni dopo – aveva chiesto ad Adolfo Foggetti di sollecitare la restituzione del denaro, era ossessionato dai soldi e portava sempre con sé una mazzetta di banconote da 500 euro».

Porco e la ‘mbasciata all’esterno

Riferendosi a Giovanni Porco, altro ufficiale della polizia penitenziaria coinvolto nel processo, Lamanna parla di un soggetto vicino «agli “Zingari e agli “Italiani”» e in stretti rapporti con Cosimo Bevilacqua alias “Corvo nero”. «Con lui dice Lamanna parlava spesso, era in isolamento ma praticamente non si sentiva mai troppo solo». Quando il pm chiede conto del suo rapporto con Porco, Lamanna cita un solo episodio. «Chiesi il suo intervento per far capire a chi stava fuori di smetterla di passare spesso con il motorino, di notte, davanti il carcere. Faceva troppo rumore e disturbava». Questa l’unica occasione in cui i due, secondo il racconto, avrebbero interloquito all’interno delle mura che circondano il penitenziario bruzio. All’esterno, invece, «Porco mi chiamò per prendere un caffè insieme (era il 2013) – aggiunge il collaboratore di giustizia – lo misi al corrente del fatto che ero pedinato e controllato dalle forze dell’ordine ma mi disse che non aveva problemi, «mi frichi i loro» (non mi interessa) esclamò Porco. Della narrazione resa da Lamanna, il legale difensore di Giovanni Porco, l’avvocato Cristian Cristiano, contesta alcuni passaggi e ricorda che in un due verbali riferiti agli interrogatori del collaboratore di giustizia, lo stesso «non fa mai riferimento a Giovanni Porco, non pronuncia mai il suo nome», il pm però interviene e fa notare al legale che il nome di Porco compare in un verbale successivo ai due citati dall’avvocato dell’indagato. Anche il presunto aiuto chiesto da Lamanna a Porco per recapitare un messaggio all’esterno viene contestato e anche in questa occasione, verbale alla mano, l’avvocato Cristiano sottolinea l’assenza di qualsiasi riferimento. «Io mi ricordo di averlo detto – dice Lamanna – se non è così, lo dico ora».

La difesa di Cinnante

Tocca all’avvocato Filippo Cinnante, difensore di Luigi Frassanito, contestare alcune dichiarazioni di Lamanna. Il legale parte dalla conoscenza dei due e sottolinea più volte come in realtà lo stesso Lamanna avesse ammesso di non ricordare il cognome dell’agente di polizia penitenziaria coinvolto nel processo, limitandosi a definirlo «Luigi ‘a guardia». Per quanto riguarda le eventuali “ricompense” in denaro destinate ai due agenti, Lamanna risponde di «non aver mai corrisposto nessuna somma ai due, ma di essere certo che qualcuno abbia pagato per il loro supporto». L’avvocato Cinnante, contesta quanto detto dal pentito e chiede: «Ha mai assistito di persona al pagamento dei due agenti?», e Lamanna risponde: «No, di persona no». Anche in questo caso, il legale riporta uno stralcio delle dichiarazioni rese da Lamanna in sede di interrogatorio alla Dda e ribadisce «l’assenza di qualsiasi riferimento alla cessione di denaro a favore di Frassanito». Nella prossima udienza, prevista il 31 maggio, continuerà l’esame dei testimoni: saranno sentiti Francesco Noblea e Mattia Pulicanò.

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