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«Un primo maggio sofferente»

«E’ un primo maggio sofferente, che richiede un’attenta analisi e un’attenta riflessione. L’emergenza sanitaria derivante dalla pandemia e i conseguenti dispositivi normativi di chiusura delle att…

Pubblicato il: 01/05/2021 – 19:02
di Maria Josè Caligiuri*
«Un primo maggio sofferente»

«E’ un primo maggio sofferente, che richiede un’attenta analisi e un’attenta riflessione. L’emergenza sanitaria derivante dalla pandemia e i conseguenti dispositivi normativi di chiusura delle attività, varati per contenere il rischio di contagio, hanno coinvolto l’intero sistema economico italiano, impattando sulla situazione occupazionale dei lavoratori e, in particolare delle lavoratrici. Anche la cosiddetta “fase 2”, in cui le attività economiche hanno potuto gradualmente riprendere, presenta criticità occupazionali che rischiano di ripercuotersi negativamente sui lavoratori più giovani e, sulle donne in particolare. Il quadro di riferimento in materia di lavoro femminile, delinea, infatti, una situazione ancora distante da una condizione di equilibrio sotto diversi profili: dai tassi occupazionali per i quali permane un divario di genere ancora elevato, alle tipologie contrattuali che nel caso del personale femminile si caratterizzano spesso per instabilità e incertezza alle dinamiche salariali, che vedono stipendi delle lavoratrici mediamente inferiori del 25% rispetto ai colleghi uomini, in pari posizione, ai processi di carriera e di valorizzazione della professionalità ancora molto complessi per le donne. Anche la problematica di conciliazione dei tempi di lavoro con quelli di vita familiare, che risulta interessare più di un terzo degli occupati, soprattutto quando hanno responsabilità di cura nei confronti dei figli, si riversa in percentuale nettamente maggiore sulle figure femminili. Diverse proposte possono essere pensate per incrementare e superare gli strumenti finora utilizzati per sostenere il welfare, attraverso iniziative rivolte soprattutto alle lavoratrici e, articolate in strategie di lungo respiro. In un’ottica strategica, occorre pensare a misure che aiutino a ripartire con un approccio diverso e più attento agli equilibri di genere, attraverso per esempio, l’introduzione della valutazione dell’impatto di genere nelle prassi delle fasi progettuali di qualsiasi iniziativa politica, o, nei processi di valutazione delle strategie e dei piani aziendali, anche mediante una certificazione di parità di genere per le imprese. In una prospettiva più ampia, è importante anche muoversi nella direzione di scardinare alcuni equilibri esistenti all’interno della famiglia, che si riflettono pesantemente sulla condizione femminile nel mercato del lavoro».

Coordinatrice Regionale Azzurro Donna Calabria*

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