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l’intervista

La “montagna” venduta ai privati e le minacce. Menniti racconta le «cose anormali» di Falerna

L’ex sindaco: «La mia famiglia terrorizzata e le denunce non cambiarono molto le cose». Quando il boss disse: «Con questo cornuto non parlo»

Pubblicato il: 06/05/2021 – 19:40
La “montagna” venduta ai privati e le minacce. Menniti racconta le «cose anormali» di Falerna

FALERNA «Con questo cornuto di Menniti ci parli tu! Io non ci voglio proprio parlare». La frase del boss Carmelo Bagalà chiarisce quale sia il proprio orientamento nei confronti dell’ex sindaco di Falerna. Nel 2018, Bagalà pensa all’acquisto di alcuni terreni. Ha saputo in anticipo che una ditta tedesca vorrebbe utilizzarli per l’installazione di un parco eolico. Mentre un suo sodale si dice fiducioso di poter intavolare una discussione con la politica, lui non ha dubbi. Con Menniti non vuole parlare. E non è difficile credergli, visto il racconto dell’ex primo cittadino e docente Unical nel corso dell’ultima puntata di 20.20, talk show condotto da Danilo Monteleone e Ugo Floro su L’altro Corriere Tv.

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«Cosa succedeva a Falerna? Solo cose anormali»

«Quello che è emerso nell’operazione Alibante è nulla rispetto a tutto quello che c’è da scoprire ancora. A Falerna in questi anni sono successe cose inenarrabili». Menniti esordisce cosi: «Non mi meraviglio affatto di quello che è successo, i comizi elettorali degli individui ora coinvolti nell’inchiesta, all’epoca li hanno ascoltati anche le forze dell’ordine». Menniti lascia intendere che di molti tra fatti appena emersi «se ne poteva avere sentore fin dalla campagna elettorale». I nodi da sciogliere non sono pochi, dunque, e al momento i primi effetti dell’operazione si fanno sentire soprattutto sulla comunità della fascia centrale della Calabria, «che si sveglia dopo decenni – afferma Menniti – scoprendo problemi di connivenze tra la politica e la criminalità del Lametino nella gestione della cosa pubblica, in un contesto che all’apparenza sembrava una zona franca». L’immagine quasi illibata che le due cittadine affacciate sul Tirreno condividevano è stata sporcata definitivamente dallo scenario ricostruito dagli inquirenti: una costante e sconcertante influenza della cosca Bagalà nelle attività istituzionali, nelle liste elettorali e nelle cariche politiche dei due Comuni. «Cosa succedeva a Falerna? Semplice, solo cose anormali – dichiara l’ex sindaco senza mezzi termini e spiega come le infiltrazioni mafiose talvolta sono possibili anche grazie a un certo modus operandi presente nei piccoli centri – qui gli operatori tengono le fila della macchina amministrativa, ma spesso lo fanno basandosi su un sistema di conoscenze e raccomandazioni. C’è una gestione spicciola del potere che condiziona il voto».

«Ho rischiato la vita più volte quando ero sindaco»

«La mia amministrazione è stata di rottura rispetto a questo “mercato” di compravendita di favori e atti illeciti e l’abbiamo pagata cara». Comincia così a descrivere gli anni della sua legislatura Minniti e si sofferma anche sui ricordi più tristi di quel periodo. «Quando mi sono insediato nel ’99 c’erano i lavori sull’autostrada e io mi sono opposto ad alcune delle operazioni previste. Da quel momento non ho fatto altro che ricevere minacce, che mi arrivavano anche a casa, la mia famiglia era terrorizzata – continua – e le denunce fatte non cambiarono molto le cose». Le ostilità nei confronti dell’ex sindaco non sono mancate nemmeno durante il suo ultimo mandato, da maggio a novembre del 2019 l’amministrazione di Menniti ha ricevuto due attentati intimidatori. «Tra le tante cose avevamo denunciato camion che sversavano tonnellate di cipolle andate a male nei fiumi a Falerna, ma su questo poco si è mosso – confessa con amarezza. Di tutte le denunce che ho fatto, poche hanno avuto seguito, ammetto che quando devo segnalare qualcosa prima penso bene dove e a chi denunciare, affinché non sia inutile». Lascia poco all’immaginazione la testimonianza di Menniti, che ha conosciuto bene il territorio falernese durante la sua legislatura, dal ’99 al 2009, (per poi essere rieletto per 11 mesi nel 2019). «Ho ricevuto minacce anche durante la campagna elettorale che vide Costanzo come vincitore – afferma – uno degli attuali indagati mi mandò a dire: “Riferisci a Minniti che se lo vedo gli tiro un pugno sulla carotide” per intimarmi a ritirare la mia candidatura ma io non lo feci, perché penso che è maledetto quel paese che ha bisogno di Gratteri per salvarsi». L’ex sindaco si lascia andare in più di una confessione, introducendo anche la possibilità di una sua nuova candidatura a primo cittadino: «Diciamo che se dovessi decidere di farlo sarei già consapevole delle difficoltà che dovrei affrontare».

«La montagna di Falerna venduta ai privati»

«Un altro esempio della mala gestione al Comune di Falerna che mi sento di fare è di una delibera del consiglio dove si leggeva nero su bianco una truffa, ovvero la vendita della montagna di Falerna a privati, ai danni della popolazione e dell’ambiente. Parlo di un fatto pubblico e segnalato – asserisce Minniti allarmato – ma forse per agire stanno ancora aspettando una denuncia ufficiale?». Le verifiche e il processo della giustizia non si attivano così facilmente a Falerna, secondo l’ex sindaco ma il conto, anche un po’ salato arriva sempre puntale alle persone più oneste, a suo avviso. «Quando si tratta di indagare le persone corrette come me ci mettono 30 secondi». Minniti si riferisce a un avviso di garanzia ricevuto per non aver risposto ad una pec inviata al Comune quando era sindaco. Pec che, dal suo punto di vista, non era nemmeno di sua competenza. «Molte volte in tante occasioni mi sono sentito vessato per cose inesistenti o che non erano di mia responsabilità. Hanno cercato di farmi fuori in tanti modi». Ma la sua soddisfazione è quella di usare le ostilità ricevute durante i suoi mandati come l’unità di misura della distanza tra la sua legislatura e le consorterie politiche conniventi. «Quando c’eravamo noi in Consiglio comunale avevano rinunciato all’idea di trovare un colletto bianco corruttibile». Rivendica un modo di amministrare coerente e senza sbavature Minniti: «Non ho mai avuto rapporti con persone che risultano essere coinvolte in questa vicenda, e ad esempio anche nel contesto di Nocera ero consapevole della condizione difficile del Comune, ma non sono mai venuto a contatto con nessuno». A fine intervista Minniti si concede anche qualche parola di speranza: « L’operazione – conclude – è un impulso alla soluzione dei problemi, io ripongo fiducia nella gente e nelle forze dell’ordine e so che il popolo alla fine ha sempre la meglio».






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