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l’indagine lucana

Spaccio, intimidazioni e i legami con la Calabria e il clan Abbruzzese: 18 arresti in Basilicata – VIDEO

Tra le figure di riferimento c’è Benito Arone, originario di Montalto. Ricostruiti anche gli approvvigionamenti di droga in Calabria

Pubblicato il: 12/05/2021 – 12:04
di Giorgio Curcio
Spaccio, intimidazioni e i legami con la Calabria e il clan Abbruzzese: 18 arresti in Basilicata – VIDEO

POTENZA Una vasta attività di traffico di stupefacenti gestito in prima persona dai fratelli Solimando, Giacomo e Filippo, entrambi finiti in carcere, e poi, su delega, anche dal calabrese Benito Arone, classe ’68, originario di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. È quanto sono riusciti a ricostruire gli inquirenti della Dda della Procura di Potenza nell’inchiesta che, questa mattina, ha portato all’emissione da parte del gip di 24 misure cautelari nei confronti di altrettante persone. Tra queste, nel blitz effettuato dalla Guardia di Finanza di Matera, 12 sono finite in carcere, altri 6 agli arresti domiciliari. Per altri sei, invece, è stata applicata la misura dell’obbligo di dimora.  

L’inchiesta 

Il territorio interessato è quello della fascia jonica della Basilicata e, partendo dallo spaccio di droga, gli inquirenti sono riusciti ad individuare anche un “canale” di riciclaggio del denaro sporco reinvestito in un’azienda agricola, quella di De Pascalis, fra le più importanti del Materano. L’Ufficio di Procura – inoltre – aveva contestato il reato di associazione mafiosa, che tuttavia non è stato ritenuto assistito da gravi indizi dal gip di Potenza. 

I legami con la Calabria 

Secondo gli inquirenti sarebbero diversi i legami con la Calabria. A cominciare dell’approvvigionamento della sostanza stupefacente che avveniva nella nostra regione, oltre che in Puglia, Campania ed Albania. Ma i legami con la Calabria, ricostruiti dagli inquirenti, si riferiscono anche a due incendi e ad un episodio estorsivo nei confronti di un’azienda agricola. Il primo incendio, avvenuto nella notte del 19 agosto 2015, ha interessato tre autovetture, andate completamente distrutte, di proprietà dei fratelli Leone, imprenditori del settore agricolo. L’autore dell’incendio, infatti, è stato identificato nel calabrese Benito Arone, oggi arrestato, a puro scopo intimidatorio per «ingenerare timore nei confronti degli imprenditori del metapontino». L’organizzazione criminale, inoltre, aveva un fortissimo legame e un collegamento diretto con gli ambienti criminali di spessore radicati in Calabria e, in particolare, con il clan degli Abbruzzese.  

La figura del calabrese Benito Arone

Arone, secondo gli inquirenti, era il riferimento della piazza di spaccio di Policoro, gestita in stretta collaborazione con Antonio Bevilacqua, la cui abitazione rappresentava una vera e propria base logistica in cui avveniva il taglio e il confezionamento della sostanza. Il successivo stoccaggio poi avveniva in altri luoghi, lontani dalle abitazioni, in depositi temporanei dislocati lungo le strade interne, in determinati punti contraddistinti da segnaletica stradale o da alberi, tali da poter essere raggiunti per l’immediato prelievo e la consegna.

L’azienda agricola per riciclare il denaro 

Nel corso dell’indagine, gli investigatori hanno fatto luce sul reimpiego dei capitali illeciti ottenuti dal traffico di droga nell’azienda di Aldo De Pascalis, anche lui finito in carcere, utilizzati per l’acquisto in contanti di prodotti ortofrutticoli, poi etichettati e rivenduti come fossero propri. Un meccanismo fondamentale per “ripulire” il denaro sporco. L’utilizzo dei capitali dell’organizzazione ha permesso inoltre di effettuare investimenti sempre maggiori, acquistando terreni, immobili, attrezzature, distorcendo il mercato in danno alla concorrenza. 

I sequestri 

L’attività investigativa svolta si è sviluppata mediante intercettazioni, pedinamenti, perquisizioni e sequestri, sfociati anche in arresti in flagranza di reato. I tipi di droga maggiormente commercializzati dal sodalizio sono risultati essere cocaina, marijuana ed hashish. Nel corso dell’attività di indagine sono stati complessivamente sottoposti a sequestro, in diversi momenti, circa 7 kg di marijuana, 230 grammi di cocaina e 640 di hashish, nonché di un’area di 10.000 mq adibita alla coltivazione di marijuana con circa 1000 piante di cannabis a dimora e 300 essiccate. 

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