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Accessi abusivi

Dati sensibili “a pagamento”, accessi abusivi e report privati: anche la Calabria nel mirino della rete degli “spioni”

Nell’inchiesta di Napoli spuntano un avvocato di Melito Porto Salvo e accertamenti su ignari soggetti calabresi

Pubblicato il: 14/05/2026 – 12:18
di Giorgio Curcio
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Dati sensibili “a pagamento”, accessi abusivi e report privati: anche la Calabria nel mirino della rete degli “spioni”

LAMEZIA TERME Una rete stabile, organizzata e ramificata, capace – secondo l’accusa – di saccheggiare banche dati pubbliche e trasformare informazioni riservate in merce. Dati fiscali e contributivi, disponibilità patrimoniali e reddituali, carichi pendenti, precedenti penali: tutto sarebbe finito nel circuito parallelo delle agenzie investigative ruotanti attorno alla Sole Investigazioni e Sicurezza s.r.l. e alla Signal. Il meccanismo, ricostruito nell’ordinanza del gip di Napoli, si sarebbe retto sulla collaborazione materiale di pubblici ufficiali – agenti di polizia, carabinieri e funzionari dell’Agenzia delle Entrate – «in grado di accedere con le proprie credenziali alle banche dati pubbliche e procurarsi informazioni “sensibili” su ignari cittadini». Informazioni poi elaborate, inserite in «database» condivisi in rete con altre agenzie e sfruttate commercialmente «per le proprie attività aziendali», a beneficio della clientela e dietro compensi in denaro.

Il sistema

È lo scenario scoperto dalla Procura di Napoli grazie alle indagini svolte dalla Squadra mobile della Questura partenopea e culminate oggi nell’esecuzione di 29 misure cautelari: la custodia in carcere per 4 indagati, gli arresti domiciliari per altri 6 e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per 19 persone. I destinatari dell’ordinanza, tra i quali figurano appartenenti alle varie forze di polizia, devono rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Oltre un milione e mezzo gli accessi abusivi scoperti dagli investigatori, con tanto di tariffario: l’accertamento più costoso era quello nella banca dati Sdi, per il quale i pubblici ufficiali avrebbero ricevuto 25 euro, mentre per gli accertamenti Inps il costo poteva variare dai 6 agli 11 euro a seconda della tipologia di documento richiesto. Dell’organizzazione, secondo l’accusa, avrebbero fatto parte anche dipendenti dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate e due direttori di filiali di Poste Italiane.

Un po’ di Calabria

Dentro questo circuito di accessi abusivi, informazioni riservate e dati trasformati in merce, spunta anche la Calabria. Non come epicentro dell’inchiesta, che resta radicata a Napoli e si sviluppa su scala nazionale, ma come territorio raggiunto dalla rete e dai suoi accertamenti. Nell’ordinanza del gip partenopeo emergono infatti riferimenti a soggetti calabresi o legati alla regione: persone finite nei report, società oggetto di verifiche, professionisti e interlocutori che, a vario titolo, compaiono nel flusso di informazioni raccolte, elaborate e commercializzate dal sistema delle agenzie investigative.

L’avvocato di Melito

Il primo nome calabrese che emerge dagli atti è quello dell’avvocato Beniamino Mangiola, di Melito Porto Salvo, indicato nell’ordinanza tra i soggetti destinatari di informazioni riservate. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 19 luglio 2021 Mangiola avrebbe ricevuto da Giuseppe Picariello un file contenente dati contributivi e fiscali estratti da Punto Fisco, una delle banche dati pubbliche al centro dell’inchiesta. Nell’ordinanza si parla di «cose di provenienza delittuosa a lui nota»: un file in formato pdf contenente dati e informazioni contributive e fiscali relativi a un soggetto di Condofuri, nel Reggino.

I calabresi “nel mirino”

Diversa, invece, la posizione degli altri riferimenti calabresi che emergono dagli atti. Non indagati, ma soggetti sui quali – secondo l’impostazione accusatoria – sarebbero stati effettuati accertamenti o verifiche poi confluiti nel circuito informativo delle agenzie investigative. Per ragioni di tutela, trattandosi di persone non coinvolte come indagate, è opportuno richiamarle solo con le iniziali: L.O., soggetto con domicilio fiscale nel Reggino, il cui nominativo compare in un file contenente informazioni contributive e fiscali estrapolate da Punto Fisco e inviato all’avvocato Mangiola; G.M., nato a Reggio Calabria e collegato a una società con sede a Siderno; e F.V., nata nel Cosentino, il cui nominativo emerge in un accertamento di natura previdenziale. Profili diversi, accomunati però dallo stesso meccanismo: dati personali, fiscali, contributivi, patrimoniali o societari che sarebbero stati acquisiti, organizzati e resi disponibili nel mercato parallelo delle informazioni riservate. (g.curcio@corrierecal.it)

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