Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 13:35
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

le confessioni

‘Ndrangheta a Cosenza, parla il pentito Franco Bruzzese: «Il sottobanco l’ho inventato io»

Prima “Sgarro”, poi “Vangelo” e infine “Padrino”, l’ex boss degli “Zingari” torna a parlare della mala bruzia e della «fusione dei gruppi»

Pubblicato il: 14/05/2026 – 12:41
di Fabio Benincasa
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
‘Ndrangheta a Cosenza, parla il pentito Franco Bruzzese: «Il sottobanco l’ho inventato io»

COSENZA Rapine ai portavalori, estorsioni, droga, tentati omicidi e omicidi. E’ robusto il curriculum presentato da Franco Bruzzese, storico collaboratore di giustizia cosentino e «punta di diamante» – come si definisce – del gruppo degli “Zingari” di Cosenza. In videocollegamento dal sito riservato, il pentito rende testimonianza nel corso di una nuova udienza del processo scaturito dall’inchiesta “Recovery” contro la ‘ndrangheta cosentina. Collaboratore di giustizia dal 26 febbraio 2013, da ragazzino è sempre stato vicino agli ambienti criminali. Prima “Sgarro”, poi “Vangelo” e infine “Padrino”, Bruzzese colleziona doti di ‘ndrangheta. «Fino al 2000 non ero affiliato, ma è come se lo fossi stato. Successivamente sono stato affiliato regolarmente e da quel momento ho ricevuto cariche maggiori, nel 2013 ottengo l’ultima dote, quella di “Padrino”, nel carcere di Cosenza “battezzato” da Francesco Patitucci e Mario Gatto». Altri anni, un’altra epoca. Era il periodo degli assalti e delle rapine ai furgoni portavalori e Bruzzese lo ricorda bene. «Ho comandato il gruppo che assaltava i blindati, fino al 2005 insieme a mio fratello Giovanni ed ai miei cugini Fiore e Antonio» con le rapine perpetrate per un periodo lunghissimo, «dal 1997 al 2005» racconta al pm Filomena Aliberti, nel corso dell’udienza celebrata questa mattina in Corte d’Assise a Cosenza.

La detenzione e la fusione

Dal 2005 al 2011, Bruzzese trascorre gli anni in carcere. Quando lascia l’istituto penitenziario trova all’esterno una organizzazione evidentemente mutata. «C’era stata una fusione con il clan Lanzino tramite Francesco Patitucci. Del gruppo facevano parte lo stesso Patitucci, Roberto Porcaro, i fratelli Umberto e Michele di Puppo, la famiglia Chirillo e quella dei Presta». Come mai vi riunite? Chiede il pubblico ministero. «Esco dal carcere e mi viene a trovare a casa Patitucci, durante un permesso premio, e mi regala un orologio». E’ l’occasione utile per parlare dei nuovi equilibri nella galassia criminale bruzia. «Parliamo di fusione che era in atto già da quando c’era Michele Bruni (poi deceduto, ndr), poi sia Patitucci che Bruni sono stati arrestati e quando sono uscito ho ripreso in mano il processo di unificazione».
Non solo la spinta verso la costituzione della Confederazione, Bruzzese fuori dal carcere trova il suo gruppo in mano a Maurizio Rango ma «facevano poca roba, vendevano solo fumo ed erba». «Mi dicevano che estorsioni e cocaina erano gestite da Patitucci ed a quel punto ho promesso che avremo sistemato tutto». Così sarà, almeno secondo il pentito. «Ho incontrato Patitucci, al vertice del suo gruppo, perché Ettore Lanzino era latitante. Costituiamo la bacinella comune e facciamo droga ed estorsioni insieme, parlo anche con Lanzino e formalizziamo l’accordo». Tutto viene deciso con una stretta di mano in un sottoscala a Rende. Alla riunione partecipano, oltre a Franco Bruzzese, «Maurizio Rango, Francesco Patitucci, Roberto Porcaro, Umberto Di Puppo, Ettore Lanzino accompagnato da Alberto Superbo, e un ragazzino di cui non ricordo neanche il volto…». In quell’occasione, «abbiamo concordato che i proventi di tutte le attività illecite sarebbero confluiti nella bacinella e poi divisi, al 50%». Dopo pochi giorni però Umberto Di Puppo – ricorda ancora il pentito – «mi dice che Ettore Sottile voleva modificare le percentuali: il 60% ai Lanzino e 40% a noi, perché c’erano i Chirillo e i Presta nel loro gruppo. Erano di più e dovevamo avere di più, ho acconsentito». Chi gestiva la bacinella? Chiede ancora il pm. «Fino a quando era fuori, era gestita da Ettore Sottile che agiva per conto di tutti, tutti i denari finivano nella cassa comune e servivano a pagare la droga, gli avvocati e gli stipendi ai detenuti».

Lo spaccio di droga

La testimonianza resa da Bruzzese prosegue, si apre il capitolo dedicato al traffico di droga. «Nel 2011, la cocaina si prendeva a Cetraro dai Muto e a Reggio Calabria, in questo caso ricordo che ad approvvigionarci era un soggetto che si occupava di impianti di illuminazione per le feste, mentre del fumo mi occupavo direttamente io tramite un amico di Salerno che mi ha portato anche qualche chilo di cocaina». L’eroina – come già sostenuto da altri collaboratori – «la trattavano in esclusiva i “Banana”», gli Abbruzzese di Cosenza. Tra coloro che materialmente gestivano i carichi di droga figurerebbero Ettore Sottile, Maurizio Rango, Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti che «prendevano contatto con i Muto». Per gli Italiani, invece, «ricordo andasse Roberto Porcaro».
Quando nel Cosentino si parla di spaccio, il riferimento immediato è al sottobanco. La pratica di vendita che lo stesso “Sistema Cosenza” ritiene “illecita” perché operata fuori dai confini del crimine bruzio. Sul punto, Franco Bruzzese è netto: «Il sottobanco l’ho creato io. Era una sorta di vendita occulta. Lo facevano quasi tutti, prendevano droga a prezzo inferiore e poi la vendevano in maniera illecita. Non si poteva fare, chi veniva scoperto veniva punito». L’udienza si chiude senza che nessun avvocato del collegio difensivo partecipi al controesame. (f.benincasa@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x