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l’udienza

«Non è un processo all’accoglienza». Inizia la requisitoria contro Lucano

L’introduzione del procuratore di Locri: «Non si discute l’idea. Ma a Riace la “mala gestio” ha colpito i migranti stessi. No al giustificazionismo»

Pubblicato il: 17/05/2021 – 11:19
di Francesco Donnici
«Non è un processo all’accoglienza». Inizia la requisitoria contro Lucano

LOCRI «Può un fine, presunto nobile, giustificare la commissione di reati?». Se lo chiede il procuratore capo di Locri, Luigi d’Alessio nell’introdurre la requisitoria del processo “Xenia” che vede tra i principali imputati l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano con accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere, falso e abuso d’ufficio.
«Non è un processo all’accoglienza», dice D’Alessio, che ricorda in prima battuta l’avvocato Mazzone, scomparso lo scorso dicembre. «Ho sempre improntato la mia attività di pm al confronto leale e sereno con gli avvocati, fondamentale fin dalla fase delle indagini preliminari. Con l’avvocato Mazzone ci siamo subito immediatamente interfacciati per sentire le ragioni del principale imputato».

«Non è un processo all’accoglienza»

«Questo processo – dice il procuratore di Locri – ha avuto un enorme rilievo mediatico, ma non è un processo a un’idea, né al nobile ideale dell’accoglienza, alla quale l’Italia è votata. Non si è voluto contrastare il principio di accogliere le persone che arrivano da altri paesi, dove vivono in condizioni di sofferenza». Piuttosto, «l’indagine ha mosso dalla consapevolezza di andare in una direzione opposta a quella volta a favorire l’accoglienza». L’indagine è stata lunga. Nel frattempo si sono avvicendati quattro governi, «ma questo ufficio non ha ricevuto alcun tipo di pressione, lavorando con estrema attenzione e serenità».

La requisitoria

Nel corso dell’udienza, saranno i sostituti procuratori Michele Permumian e Marzia Currao a sviluppare, in fatto e in diritto, le motivazioni dell’accusa, che porteranno alle richieste di condanna, ma anche di assoluzione, come annunciato dal pubblico ministero.
«A ognuno dei sostituti procuratori – dice D’Alessio – ho raccomandato di approcciarsi in maniera critica nelle indagini. Al loro impegno voglio dare atto con grande soddisfazione, perché si sono impossessati di un portato accusatorio vastissimo. Non era semplice trasporlo nell’oralità del dibattimento e devo dare atto anche agli avvocati delle difese se siamo riusciti a portare a termine questo processo».

L’indagine

L’indagine ha impulso nel 2016. «Quello che è venuto fuori è qualcosa di opposto rispetto allo spirito dell’accoglienza e anche alla ratio delle norme che portavano a favorire, con congrui finanziamenti, chi doveva avere ospitalità». Per il procuratore c’è stata «una “mala gestio” che ha finito per colpire, come parti offese, i migranti stessi. Una vasta diffusione di denaro pubblico verso chi non mirava ad accogliere i migranti, ma ad un consenso ambientale personale intrufolandosi nella gestione del denaro pubblico creando clientela elettorale».
«Se anche vi fosse stata una finalità nobile, può questo giustificare la commissione di reati? Chi può dire quale fine giustifica la commissione di reati? Quella del giustificazionismo sarebbe una china pericolosissima. Per parte mia – conclude – auspico che Riace possa tornare al centro del mondo come nobile esempio di accoglienza, purché lo si faccia nei modi e nei crismi della legalità. Che tutta questa gente portata dal vento sulle spiagge di Riace, venga accolta civilmente, perché viceversa a rimarrebbe solo il vento che l’attraversa». (redazione@corrierecal.it)

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