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la sentenza

Le mani delle cosche su Isola, in appello comminati 20 anni per Sacco

Regge anche in appello l’impianto accusatorio. Accolta la richiesta dell’accusa: aumentata la pena (anche) all’ex governatore della Misericordia

Pubblicato il: 09/06/2021 – 23:04
Le mani delle cosche su Isola, in appello comminati 20 anni per Sacco

CATANZARO Riformata la condanna per l’ex governatore della Misericordia di Isola Capo, Leonardo Sacco. La Corte d’Appello di Catanzaro – Loredana De Franco presidente, Ippolita Luzzo e Giovanna Gioia a latere – ha condannato Sacco a 20 anni di reclusione, in luogo dei 17 anni e 4 mesi comminati in abbreviato. È stata, dunque accolta la richiesta del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, applicato come sostituto procuratore generale, Domenico Guarascio il quale aveva chiesto 20 anni ha ottenuto la riforma della sentenza a 20 anni anche per  Angelo Muraca e Fernando Poerio. Venti anni sono stati confermati per Antonio Poerio, 48 anni, e 12 anni e 8 mesi per Antonio Poerio, 31 anni. 

L’indagine Jonny

Le accuse vanno dall’associazione mafiosa, all’estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale.
Sacco è considerato il terminale affaristico delle cosche di Isola Capo Rizzuto: sono (anche) le sue attività, collegate alla gestione del Cara di Isola, il fulcro dell’inchiesta condotta dai magistrati antimafia.
Intorno centro d’accoglienza di Isola si snodava, tra gli affari controllati dalle cosche isolitane, il business della ristorazione, per mezzo delle aziende dei fratelli Poerio, Antonio, classe ’71, e Fernando, intranei alla cosca Arena. Ditte erano nate nate col denaro della consorteria con lo scopo di acquisire i cospicui capitali ricevuti per mezzo della Prefettura di Crotone quale compenso delle forniture e dei servizi resi. Ma dietro questi servizi si celavano reati fiscali, riciclaggio e malversazione. Reati portati avanti, sulla pelle dei migranti, dalle varie imprese che negli anni si sono succedute, mentre a fare da “schermo” con con gli enti pubblici affidatari (Prefettura e Ministero) c’era sempre la Misericordia di Isola Capo Rizzuto. Nella maxi- inchiesta Jonny è confluita anche la cosca Catarisano, che operava, secondo l’accusa, sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. Il predominio della cosca sul comprensorio catanzarese si manifestava attraverso le estorsioni, lo spaccio di stupefacenti, i delitti contro il patrimonio, la pretesa di controllare le attività economiche del territorio infiltrandosi nella gestione diretta o indiretta delle attività commerciali e imprenditoriali, anche nel settore dei villaggi turistici e delle forniture per la realizzazione di opere pubbliche o private.

Le condanne

La Corte d’Appello ha condannato Francesco Aceto (classe ‘60) a 6 anni di reclusione e 6000 euro di multa;
Pasquale Arena (classe ’57) a 19 anni e 8 mesi;
Raffaele Di Gennaro a 13 anni e 6 mesi;
Fiore Gentile, 11 anni di reclusione;
Francesco Gentile, 15 anni e 6 mesi;
Tommaso Gentile, 13 anni e 4 mesi;
Maurizio Greco, 12 anni;
Nicola Lentini, 8 anni e 8 mesi;
Francesco Martiradonna, 2 anni;
Giuseppe Pullano, 11 anni e 4 mesi;
Francesco Romano, 13 anni e 6 mesi;
Silvia Muraca, 2 anni, un mese e 10 giorni;
Antonio Poerio (classe ’71), 20 anni di reclusione;
Angelo Muraca, 20 anni di reclusione;
Stefania Muraca, 3 anni e 1.200 euro di multa;
Antonio Poerio classe (’81), 12 anni e 8 mesi;
Fernando Poerio, 20 anni;
Leonardo Sacco, 20 anni;
Santo Tipaldi, 12 anni;
Francesco Arena, 11 anni e 5 mesi;
Francesco Antonio Arena, 8 anni e 4 mesi;
Giuseppe Arena, 8 anni e 4 mesi;
Giuseppe Cosco, 6 anni;
Aldo Giordano, 6 anni;
Lorenzo Giordano, 6 anni;
Aurelio Giordano, 6 anni;
Paolo Lentini, 16 anni e 2 mesi;
Rosario Lentini, 16 anni e 10 mesi;
Paolo Muccillo, 2 anni e 1000 euro di multa.
Assolti Maria Morrone e Francesco Aceto.
Per il resto sono state confermate le pene già inflitte in primo grado per un totale di 62 condanne. 

Parti civili e difese

Le parti civili riconosciute sono “Libera”, il Comune di Isola Capo Rizzuto; Il ministero dell’Interno; l’Agenzia delle entrate; la federazione interregionale delle Misericordie di Calabria e Basilicata; l’imprenditore Antonio Frustaglia che ha denunciato le vessazioni subite. Le parti civili sono state rappresentate dagli avvocati Gaetano Callipo, Luca Matarese, Frank Mario Santacroce, Vincenza Rando, Paolo Sanchini e Michele Gigliotti.

Nel collegio difensivo gli avvocati Aldo Casalinuovo, Antonio Lomonaco, Paola Stilo, Stefano Nimpo, Salvatore Staiano, Romualdo Truncè, Saverio Loiero, Vittoria Aversa, Gregorio Viscomi, Mario Prato, Giovanni Merante, Rosina Levato, Francesca Bonopane, Luigi Villirilli, Giuseppe Merante, Gianni Russano, Vincenzo Girasole, Anna Marziano, Marinella Chiarella, Emilio Vitaliano, Francesco Laratta, Roberta Succi, Vincenzo Ioppoli, Francesco Gambardella, Francesco Iacopino, Nicola Tavano, Tiziano Saporito, Francesca Buonopane, PaoIo CoIosimo, Giovanni Vecchio, Francesco Catanzaro, Valerio Vianello Accoretti, Giorgio Accoretti Vianello, Roberto Coscia, Eugenio Felice Perrone, Gianfranco Chiariello, Rocco Corda, Giuseppe Barbuto, Mario Turano, Pasquale Lepera, Giovami Figliomeni, Antonietta Gigliotti De Nico, Sergio Rotundo, Mario Nigro, Giuseppe Napoli, Nico D’Ascola, Valter Burani, Vincenzo Cicino, Luca Cianferoni, Michele Bonsegna, Emilio Siviero, Guido Perri, Gianluca Vassai, Salvatore Iannone. (ale. tru.)

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