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False autocertificazioni a Lamezia, Cittadino: «Fiducia nella magistratura»

Il consigliere comunale: «Mai mi sarei sognata di attestare falsamente di non aver pagato 100 euro di tari anno 2015»

Pubblicato il: 07/07/2021 – 18:31
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False autocertificazioni a Lamezia, Cittadino: «Fiducia nella magistratura»

LAMEZIA TERME «Questa mattina mi sveglio ed apprendo direttamente dai giornali di essere destinataria di un avviso conclusioni indagini emesso dal Tribunale di Lamezia Terme insieme ad altri 4 consiglieri comunali; fino a quel momento infatti nessun atto mi era stato notificato personalmente. Dalle indagini emergerebbe che avrei falsamente attestato di non avere debiti di natura tributaria con il Comune di Lamezia Terme». Lo scrive in una nota Lucia Alessandra Cittadino, consigliere comunale di Lamezia, che ha commentato l’avviso di conclusione indagini della procura lametina (QUI LA NOTIZIA).
«Veniamo ai fatti. Intorno al 16 dicembre 2019 – scrive la Cittadino – veniamo convocati tutti i consiglieri comunali, in gran fretta, dagli uffici preposti, al fine di sottoscrivere un malloppo di carte, prodromiche per la proclamazione del consiglio comunale che aveva necessità di insediarsi il 22 dicembre. Tra questi vi era una autocertificazione nella quale si doveva attestare di non avere debiti nei confronti dell’ente. Faccio presente ai funzionari che avevo necessità di sincerarmi che non mi fosse sfuggita alcuna rata relativa a Tari ed Imu e vengo indirizzata verso l’ufficio tributi del Comune, dove accedo più volte proprio allo scopo di essere assolutamente sicura di non avere pendenze. Emerge la sussistenza di un avviso di pochi euro ed immediatamente chiedo a mio marito la cortesia di recarsi presso la sede dell’ Agenzia delle Entrate Riscossione a saldare il dovuto. Solo dopo aver ricevuto la quietanza di pagamento, mi reco nuovamente presso gli uffici ed in tutta tranquillità attesto convintamente di non avere alcun debito. Premetto di essere proprietaria di diversi immobili e diligentemente ho sempre pagato tutto. Ad abundantiam evidenzio che anche le tasse preferisco pagarle in un’unica soluzione, per non rischiare di dimenticare qualche rata. Passano i mesi ed a maggio 2020 vengo a conoscenza della sussistenza di due avvisi di 79,88 ed 38,88 euro, riconducibili ad ipotetiche differenze tari anno 2015, che prontamente pago benché disconoscessi di essere tenuta a farlo, vista la completa fumosità degli avvisi e difetto di motivazione. A questo punto, con molto disappunto, chiedo all’ufficio tributi del perché non mi fosse stato comunicato nel dicembre 2019 la sussistenza di tali pendenze e mi veniva risposto che, trattandosi di “differenze” e non tributo vero e proprio, non risultava a video! Così come al Comando di Polizia Municipale non risultava, lo scorso anno, il pagamento di una multa da mio marito immediatamente estinta, solo perché pagata presso un Tabacchi convenzionato con il Comune!» «Appare evidente – scrive ancora – che dopo decenni di regolare contribuzione, durante i quali non ho mai saltato una annualità di Tari ed Imu, peraltro in un Comune che si distingue in Italia per avere tra le voci di bilancio più importanti, proprio milioni di euro di tributi locali non riscossi, mai mi sarei sognata di attestare falsamente di non aver pagato 100,00 euro di tari anno 2015!». «Da cittadina ed utente posso a questo punto affermare che i sistemi informatici sono un fiore all’occhiello del Comune di Lamezia Terme! Da avvocato mi preme, invece, rinnovare la mia fiducia nella magistratura, – conclude – che sono certa saprà comprendere e correttamente inquadrare i fatti. Tanto dovevo ai miei elettori ed ai tanti concittadini che non perdono occasione per manifestarmi la loro stima per la mia coerenza, rettitudine e per la mia azione politica, che amo profondamente e che nessuno riuscirà a fermare».

Pubblichiamo, come richiesto, questa nota in riferimento ad un “diritto di replica” che scaturisce però da una notizia che ha ad oggetto un atto della Procura di Lamezia Terme, che il “Corriere della Calabria” ha pubblicato, esercitando il “diritto di cronaca”. I chiarimenti (perché di questo e non di repliche si tratta) vanno indirizzati agli uffici giudiziari che hanno ipotizzato i reati di cui all’avviso. 

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