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La gestione «approssimativa e scellerata» della depurazione nell’Alto Tirreno cosentino

I dettagli dell’operazione che ha coinvolto il sindaco di San Nicola Arcella. Il ruolo del tecnico Arpacal che «annunciava i controlli»

Pubblicato il: 20/07/2021 – 12:19
di Fabio Benincasa
La gestione «approssimativa e scellerata» della depurazione nell’Alto Tirreno cosentino

PAOLA Sversamento del refluo fognario in un collettore nascosto, immissione nelle acque di sostanze chimiche per occultare la carica batterica prima dei previsti controlli che avvenivano con la complicità di un tecnico dell’Arpacal. Che concordava direttamente con i gestori degli impianti di depurazione le modalità di esecuzione dei controlli, oltre alla scelta del serbatoio da sottoporre a verifica. Questi alcuni dei dettagli dell’operazione denominata “Archimede”, coordinata dalla Procura di Paola guidata da Pierpaolo Bruni ed eseguita dai militari della Compagnia Carabinieri di Scalea, guidati dal capitano Andrea Massari. Dieci le misure cautelari (4 domiciliari, 5 interdittive e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) emesse dal gip del Tribunale di Paola, Rosa Maria Misiti. Coinvolti nell’inchiesta, il sindaco di San Nicola ArcellaBarbara Mele per cui è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e l’assessore del comune di Belvedere Marittimo, Vincenzo Cristofaro. Il nome dell’operazione trae origine dalla «teoria dei vasi comunicanti che nel caso specifico legano appalti e inquinamento».

L’inchiesta “Archimede”

«A differenza di altre investigazioni, grazie al tempestivo intervento dei carabinieri di Scalea è stato possibile intervenire nella fase iniziale dell’attività di inquinamento del territorio e delle acque», ha sostenuto in conferenza stampa il procuratore di Paola, Bruni. «I militari – aggiunge – erano pronti ad intervenire per evitare che questo tipo di reato potesse produrre ulteriori conseguenze dannose sia per l’ambiente che per la salute pubblica». Sul possibile rapporto con altre inchieste svolte sull’Alto Tirreno cosentino, Bruni ha parlato di un «collegamento soggettivo con le operazioni inerenti appalti e logge». L’attività investigativa ha visto l’impiego di donne e uomini dell’Arma impegnati anche di notte per effettuare attività di pedinamento e posizionamento delle telecamere negli impianti di depurazione. Oltre alle captazioni. Fondamentale nella ricostruzione del sistema scoperto, «l’accesso nei comuni e la conseguente acquisizione dei documenti inerenti appalti e gare per verificare gli obblighi contrattuali ed il rispetto delle leggi da parte degli amministratori», questo quanto annunciato da Piero Sutera, comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza. «Sono state documentate – continua – condotte illecite attribuibili ad amministratori locali e ai danni della pubblica amministrazione da parte delle ditte vincitrici degli appalti». «E’ costante – aggiunge – il ricorso a procedure negoziate con affidamenti diretti sottosoglia in più comuni del tirreno cosentino, si tratta di procedure con condotte collusive e fraudolente per avvantaggiare uno o più operatori economici». L’acquisizione di alcune determine ha permesso di «dimostrare la presenza di vizi di circostanze non corrispondenti al vero, ad esempio il mancato criterio di rotazione nella scelta dell’impresa chiamata a realizzare i lavori o la falsa attestazione relativa al possesso di requisiti delle ditte prescelte». Con il ricorso agli affidamenti diretti «si attiva una modalità eccezionale, perché si interviene in situazioni particolari di natura tecnica. Uno strumento che determina una pratica restrittiva della concorrenza, per quanto concerne la gestione di un impianto di depurazione e di sollevamento «come accertato in un episodio finito nell’indagine e relativo al frazionamento dell’importo dei lavori. «Abbiamo riscontrato – aggiunge Sutera – la presenza di ben 91 determine con cadenza mensile o trimestrale per prorogare la gestione di un servizio con affidamento diretto». Sulle condotte illecite riscontrate ai danni della pubblica amministrazione, gli investigatori hanno riscontrato gravi inadempimenti in riferimento alla gestione degli impianti: ad esempio «lo smaltimento dei fanghi senza trattamento, le discariche autorizzate con interramento in aree nella disponibilità degli indagati, l’utilizzo di un acido per la depurazione delle acque adottato senza alcun dosaggio e con il solo obiettivo di occultare la carica batterica delle acque». Secondo quanto sostenuto dal comandante Sutera, un’altra procedura illecita riscontrata riguarda «la diluizione dei reflui con acqua potabile per mascherare la colorazione della risorsa idrica».

La complicità del tecnico dell’Arpacal

Per eludere i controlli e farla franca, i responsabili – secondo quanto emerso – avrebbero fatto affidamento su un tecnico dell’Arpacal che «d’intesa con i gestori concordava o annunciava i controlli, i serbatori da verificare per alterare la genuinità delle analisi effettuate e falsificare i valori previsti». Il gip nell’ordinanza fa riferimento ad una «gestione approssimativa e scellerata». «L’indagine parte nell’ottobre del 2019 a seguito di un esposto di un cittadino in merito all’affidamento di un impianto di depurazione a favore di un imprenditore locale, destinatario di misura cautelare. Da qui, abbiamo certificato il monopolio dello stesso imprenditore e le captazioni hanno consentito di documentare il ricorso a questo tipo di appalto che coinvolgeva altri comuni dell’alto tirreno cosentino colpevoli di condotta collusiva e fraudolenta», dice Andrea Massari comandante dei carabinieri di Scalea. «In occasione della rottura di una condotta sottomarina – aggiunge – senza che si attendesse l’autorizzazione degli enti preposti in un depuratore è stato rotto un tappo in cemento in cui veniva sversato il refluo fognario senza controllo». In questo caso i carabinieri sono intervenuti tempestivamente evitando che la condotta fosse inquinata ulteriormente.

Il ruolo del sindaco

Sul ruolo nell’indagine svolto dal sindaco di San Nicola Arcella, Barbara Mele, è intervenuto il capitano Massari. Tutto parte da un lavoro inerente la sostituzione di una condotta a San Nicola Arcella, secondo quanto appurato «sarebbe stato turbato il procedimento di scelta del contraente per lavori che riguardavano la messa in sicurezza in aree di proprietà comunale e all’interno dei quali sarebbe stata fatta rientrare anche la sostituzione della condotta idrica». I lavori che «sarebbero dovuti partire ad ottobre – spiega Massari – erano stati già eseguiti da un imprenditore diverso dal collega che si era aggiudicato l’appalto più grosso. Il lavoro, dunque, veniva fatto in assenza di procedure fuori dai classici canali d’acquisto». Secondo Massari, «il sindaco avrebbe falsamente attestato nel verbale che i lavori sarebbero dovuti iniziare nel mese di ottobre mentre sapeva che erano stati eseguiti nel mese di agosto».

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