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Amalia Bruni a “20.20”: «Basta scontri. Alla Calabria e ai calabresi servono i contenuti»

La candidata presidente: «Puntare sulle nostre proposte. Serve un motorino di avviamento ad una terra che è assolutamente ferma»

Pubblicato il: 29/07/2021 – 12:18
Amalia Bruni a “20.20”: «Basta scontri. Alla Calabria e ai calabresi servono i contenuti»

LAMEZIA TERME «Non mi è balenata mai l’idea di candidarmi alla Regione anche perché ho sempre pensato che il mio lavoro potesse aiutare il riscatto di questa terra ma dal mio angolo professionale». Dallo studio di “20.20”, il talk de L’altro Corriere Tv condotto da Ugo Floro e Danilo Monteleone, è Amalia Bruni, candidata alla presidenza della Regione Calabria per il centrosinistra, a tracciare quello che è il suo percorso, dalle origini e dalla sua storia per proiettarsi al futuro e in una campagna elettorale che ufficialmente partirà tra pochi giorni. «Non avevo mai pensato ad una mia discesa in campo – dice – anche se le mie battaglie contro la regione sono sempre state fatte a favore dei cittadini calabresi, battaglie per mantenere le strutture qualificate che fanno assistenza e ricerca in Calabria anche perché sono sempre stata convinta che questo connubio consente alla nostra sanità di qualificarsi».

Dalla ricerca alla politica

La politica probabilmente la indurrà a lasciare il grande mare della ricerca per entrare in una sorta di “piccolo stagno”. «I miei assistiti – ha detto Amalia Bruni – hanno accolto la notizia nella maniera più bella, con mail e messaggi, senza interpretarlo come una sorta di “tradimento” ma anzi, come l’opportunità per poter cambiare le cose non solo per loro ma per tutta la collettività». «Il sostegno che ho ricevuto e sto ricevendo è veramente tanto. Da quelli che non hanno mai votato oppure dai ragazzi che credono di nuovo in un sogno e si dichiarano pronti ad esercitare un diritto che non hanno mai esercitato. Io misuro i fenomeni, sono abituata comunque a stare con i piedi per terra». 

La candidatura 

La discesa in campo di Amalia Bruni ha seguito, a dispetto nelle ricostruzioni che sono state fatte in questi giorni, un iter ben preciso, ripercorrendo essenzialmente la logica di un “cerchio” che si è chiuso. Con al centro la figura di Nicola Irto, dal ritiro della sua candidatura fino al suo appoggio diretto per la figura di Amalia Bruni. Altro che casting dunque: «L’idea – spiega la Bruni – è nata dalla testa Rubens Curia, medico ed ex direttore importante del Dipartimento Salute, partendo dalla collettività che si rimbocca le maniche per aiutare la società. Con lui abbiamo messo in piedi la “Comunità competente”, ma è lui che ha poi sollevato il problema del centro di neurogenetica a Nicola Irto che ha presentato la mozione in Consiglio regionale e questo non era mai successo, suscitando poi grande interesse anche a livello nazionale. Irto, giovane molto competente, ha tirato fuori queso nome, ne ha parlato con Curia fino ai vertici nazionali che già più volte mi avevano lanciato alcuni messaggi, a cominciare dal M5S che più volte in passato mi aveva chiesto di fare un passo avanti». E sulle eventuali primarie la Bruni non ha dubbi: «Avrei accettato sicuramente, sono abituata a misurarmi con le sfide. Ti capita anche di vincere contro due uomini, mi è successo, spero possa essere un déjà vu!»

La campagna elettorale e la strategia

«Mi sono messa in gioco per come sono fatta io, con i miei comportamenti che non possono essere diversi dal mio modo di essere. Sono sempre stata molto equilibrata – ha detto poi Amalia Bruni – ma anche con un carattere spigoloso quando voglio raggiungere certi obiettivi, ma mai scorretta o scortese e la campagna elettorale seguirà la mia educazione e il mio garbo insieme alle persone che condividono le mie scelte». «Basta con gli scontri e l’inseguimento degli scoop sulle cose negative o il litigio. La campagna elettorale va agita sul tema dei contenuti, non delle persone singole. Ai calabresi non deve interessare altro ma solo che cosa facciamo, quali sono le nostre proposte e dove vogliamo andar e la volontà di rimettere il motorino di avviamento ad una terra che è assolutamente ferma». Ma forse sciogliere “l’iceberg” degli astensionisti è una delle sfide più grandi che la politica calabrese, e anche Amalia Bruni, dovrà affrontare. «I calabresi devono essere svegliati da una figura che li faccia riflettere, e questa come strumento potrei essere io. Dopodiché insieme alla coalizione gireremo per tutta la Calabria ma ci sono appartenenti, gruppi e figure ben radicate nel territorio e potranno essere fondamentali. Conosco bene la nostra regione, ho lavorato ovunque per tantissimi anni». 

Occhiuto e de Magistris

Su de Magistris, Amalia Bruni spiega: «Lavorerò moltissimo, ma c’è un parallelismo: durante il corso della vita ci sono una serie di accadimenti. Per un lungo periodo di tempo ti comporti in un certo modo perché in quella situazione ti sembra la scelta migliore. Poi ci sono gli eventi – come per esempio il Covid – che cambiano totalmente i nostri comportamenti. Nel momento in cui sono scesa in campo per riaccendere la speranza nei calabresi, una che non ha mai promesso ma ha fatto nel campo sanitario e sociale in tutto il territorio regionale. Questo è un collante forte con la collettività e anche gli “illuminati” di questa terra, la riflessione sulle differenze la dovrebbero fare». E su Occhiuto: «Non ci siamo ancora sentiti ma ovviamente spero di batterlo e spero poi di averlo come forza di opposizione. Avremo un ruolo propositivo decisamente importante, fermo restando che su tutta una serie di provvedimenti sarà necessario il ruolo dell’opposizione». E poi le liste: «In maniera definitiva ancora non abbiamo nulla, ma sono al momento almeno sette». 

Lavoro e sanità

Calabria “schiava del bisogno”, ed è dunque necessario cambiare l’indirizzo elettorale prevalente, ma in un tempo che appare forse troppo risicato. «Il lavoro – ha chiarito Amalia Bruni – è l’aspetto qualificante di questa terra, ma è un problema che va letto all’interno di quelle che sono le aree e i comparti, a cominciare dalla sanità con tanti che sono andati via e non sono mai stati sostituiti, così come è successo nella pubblica amministrazione. Il piano del lavoro andrà necessariamente contestualizzato nelle varie aree e questo vorrà dire ridare la speranza e la marcia». E c’è poi un altro male in Calabria, il clientelismo: «Ci vuole la forza e la speranza che non ha mai abbandonato i calabresi. La riflessione va aiutata, a cominciare dalla formazione delle liste. Ci vogliono candidati pensati, cercati, ragionati. Persone che hanno lavorato nel territorio, conosciuti in senso positivo ovviamente. Il diktat finale lo darò io, non il Pd o il M5S, ho messo le cose in chiaro da subito ed è una regola che siamo dati molto importante, sono io che da questo momento in poi mi assumerò la responsabilità».  Bisogno di lavoro e domanda di salute sono in assoluto le due priorità di questa terra. Siamo alla vigilia da una grandissima sfida, quella del Pnrr, ma sulla salute, almeno finora, non c’è stata mai una critica assoluta sul commissariamento in Calabria. Una delle proposte concrete è quella di ripianare il debito causato dalle gestioni commissariali e, in un periodo di tempo sufficiente, il debito sanitario fatto dai calabresi: «Il debito va comunque quantificato anche perché non è così chiarissimo. C’è un percorso che va seguito ed è fondamentale seguire tutti gli step perché questa zavorra ci impedisce di andare avanti. E proprio all’interno del Pnrr ci sono una serie di sviluppi legati alla sanità pubblica e alle attività territoriali da svolgere. Dobbiamo ritornare a riprogrammare per i nostri bisogni. Non è possibile continuare a spendere cifre folli per una sanità che va fuori e che dà forza alle strutture di altre regioni come Lombardia, Emilia e Lazio. Ecco, io vorrei riuscire a costruire una sanità prossima, vicina ai pazienti». «Il bisogno di salute si declina con la prevenzione, a partire dalle scuole elementari e perché no, anche seguendo strade salutari a cominciare dall’alimentazione. C’è un problema di salute che riguarda la cittadinanza, l’educazione, il modo di essere e su questo dobbiamo intervenire diffondendo alla collettività questo modo diverso di pensare». (redazione@corrierecal.it)

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