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«I calabresi non devono essere parlati, ma devono parlare e parlarsi»

Al Magna Graecia Film Festival di Catanzaro masterclass di Gioacchino Criaco, che parla dell’evoluzione della letteratura nella nostra regione

Pubblicato il: 03/08/2021 – 21:09
«I calabresi non devono essere parlati, ma devono parlare e parlarsi»

CATANZARO L’Aspromonte è «la montagna, la montagna che sa fare regali preziosi, ha un tesoro dentro, mi ha liberato facendomi cambiare mestiere». Gioacchino Criaco racconta e si racconta in una bellissima masterclass nell’ambito del Magna Graecia Film Festival di Catanzaro: un’ora piena di ricordi, di riflessioni, di suggestioni che hanno come fondale quella che lo scrittore di Africo definisce non il monte ma «la montagna», una grande madre, una donna, come «donna è l’elemento fondamentale di ogni lotta in Calabria». Nella masterclass, moderata dalla giornalista Maria Rita Galati nella straordinaria cornice del Chiostro del complesso monumentale del San Giovanni di Catanzaro, Criaco attraversa tutti i passaggi della letteratura calabrese: il punto di partenza sono i grandi maestri come Corrado Alvaro o Saverio Strati – «che impastava la calce, e ha ricostruito la casa di mio padre», ricorda lo scrittore – o anche il quasi sconosciuto Saverio Montalto, di Ardore, il primo a scrivere un grande romanzo storico sulla mafia, poi «finita quest’epoca c’è una fase di buio nella quale la produzione letteraria in Calabria diventa quasi di regime». Quindi – annota Criaco – arriva il suo “Anime nere”: «Una bomba contro l’intellighenzia, perché spezza le convenzioni». “Anime nere” per Criaco è il punto di snodo, da cui poi si dipaneranno “Zefira” e tanto altro ancora: «Ai primi incontri per presentare “Anime nere” ero in genere lasciato solo o affiancato da investigatori che smentivano la mia ricostruzione, c’era molta miopia. Comunque, con umiltà e forza ho superato contestazioni e veri e propri agguati culturali, grazie al regista Munzi e all’editore Rubbettino che ci hanno creduto siamo andati avanti. “Anime nere” – prosegue lo scrittore africese – ha avuto la forza e la fortuna di aprire un varco e uno spazio nel quale si sono incuneati tanti altri scrittori calabresi. Abbiamo un po’ ingannato chi voleva che raccontassimo solo di ‘ndrangheta, perché abbiamo iniziato così per arrivare però a rappresentare non solo gli angoli bui ma anche le luci della Calabria, che non è solo una storia criminale ma ha tantissime cose stupende. Da “Anime nere” ad anime belle. Ci sono pagine nobili e pagine ignobili della Calabria e bisogna conoscerle tutte prima di giudicare». Rivela, Criaco, di aver scritto “Anime nere” «prima della strage di Duisburg, anzi quel giorno ero su un treno in Germania. A un certo punto un controllore mi chiede i documenti trasalendo quando vede che sono calabrese, mi sono sentito trattato come un delinquente. Lì ho capito la tragedia e il dolore del nostro popolo. Abbiamo deciso di posticipare la pubblicazione del libro perché non volevamo fare speculazioni». Lo sguardo di Criaco si poggia poi sull’attualità, su una Calabria nella quale – sostiene – «la voglia di cambiare non è nelle elite e nella letteratura, ma è nella pancia del popolo calabrese». «C’è una Calabria che non si arrende», evidenzia Criaco, per il quale «l’elemento femminile è fondamentale in ogni lotta e lo è anche oggi». E lo scrittore vede le coraggiose gelsominaie che ha raccontato ne “La maligredi” nel pugno di ragazze che si sono opposte alla costruzione nella Locride, sulle ceneri della Legnochimica, di una centrale a carbone da parte di una multinazionale svizzera: «Quelle ragazze – rimarca – hanno vinto la più grande battaglia ambientale del Sud negli ultimi 40 anni». C’è un forte tratto di orgoglio nel rivendicare la dignità della Calabria, da parte di Criaco, secondo il quale «bisogna rendersi conto una volta per tutte che la periferia spiega il centro e non viceversa, così come l’Aspromonte spiega il mondo». L’ultimo pensiero è rivolto ai calabresi che – dice Criaco – «non devono essere parlati ma devono parlare e parlarsi. Non è vero che ci sono 8-10 Calabria, solo che la Calabria nel corso degli anni si è disgregata in 8-10 parti. Ma siamo un unico popolo, un’unica comunità e dobbiamo ricostruirci. Nei nostri verbi non abbiamo il futuro e quindi il futuro dobbiamo costruircelo».

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