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l’inchiesta mercato libero

Rifiuti nel Sant’Agata di Reggio, fatture e documenti falsi per gli smaltimenti mai avvenuti

Sarebbero almeno cinque i formulari falsati per simulare il recupero del materiale dal sito. Operazioni pagate con fatture “extra”

Pubblicato il: 12/08/2021 – 7:43
di Giorgio Curcio
Rifiuti nel Sant’Agata di Reggio, fatture e documenti falsi per gli smaltimenti mai avvenuti

REGGIO CALABRIA Un’ingente quantità di rifiuti metallici, ferrosi, inerti provenienti da demolizioni, plastica, RSU, pneumatici esausti. L’area del torrente Sant’Agata di Reggio Calabria era una vera e propria “miniera” di immondizia di ogni tipo oltre che a grandi quantità di amianto (QUI LA NOTIZIA). Un ostacolo da superare, chiudendo più di un “occhio”, anche a costo di falsificare importanti documentazioni, così come ricostruito dalla Procura di Reggio Calabria e riportato nell’ordinanza firmata dal gip con l’operazione “Mercato Libero”. 

La “collaborazione” di due aziende sul cantiere

A gestire i lavori nell’area era la società lucana Pa.E.Co. s.r.l., gestita dagli indagati fratelli Parisi, aggiudicataria dell’appalto pubblico nel distretto di Reggio Calabria, relativo ai lavori inerenti alla “riqualificazione del quartiere Ravagnese, collegamento viario sulle golene del torrente Sant’Agata tra la Superstrada Jonica e la zona sud di Reggio – Viabilità”.  L’azienda si era poi avvalsa della collaborazione di un’altra azienda, la “Ecof.A.L. snc”, per il recupero di rifiuti come pneumatici esausti, materiale ferroso e rifiuti ingombranti. Secondo quanto riportato dal gip nell’ordinanza, non si tratterebbe di una vera “organizzazione” criminale ma di “singoli episodi” e “occasionali” e legati, dunque, solo all’esecuzione dei lavori di riqualificazione del quartiere Ravagnese per il collegamento viario sulle golene del torrente Sant’Agata. La Ecof.A.L. snc di Villa San Giovanni è legalmente rappresentata dai cugini Egidio e Francesco La Valle, fratelli e cugino dell’ex sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle, indiziato nel corso dell’inchiesta “Metauros” della Procura di Reggio del 5 ottobre del 2017. Già il 6 dicembre del 2017, inoltre, l’impresa era stata raggiunta da un’interdittiva per possibili «infiltrazioni mafiose», tant’è che la stessa azienda risulta tutt’ora sottoposta a sequestro preventivo. 

Formulari “falsati”

Eppure, secondo la ricostruzione degli inquirenti e così come riportata nell’ordinanza del gip, la Ecofal avrebbe provveduto a ritirare dal cantiere del torrente Sant’Agata rifiuti di vario genere, redigendo contestualmente i F.I.R., Formulari di Identificazione del Rifiuto, alcuni dei quali però risultati fittizi. Sono in tutto 15 quelli acquisiti dal NOE dei Carabinieri di Reggio Calabria, ma una parte era però falsi. Una ricostruzione resa possibile dagli inquirenti attraverso alcune riprese video, in almeno cinque episodi. Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito all’impresa lucana Pa.E.Co. s.r.l. per «simulare l’avvenuto recupero presso siti autorizzati di una determinata quantità di rifiuti speciali» rinvenuti nell’area del cantiere. Ma, in realtà, questi rifiuti «non sono mari arrivati nel sito finale di recupero» ma smaltiti in modo occulto dall’azienda dei fratelli Parisi. Ma, allo stesso tempo, la Ecof.A.L. – come produttore del rifiuto – avrebbe emesso fatture per operazioni in realtà inesistenti per conversare l’inversa fatturazione per un’attività di smaltimento che, alla fine, non c’è mai stata.

«La seconda fattura l’ho fatta extra»

Emblematico per gli inquirenti in tal senso un formulario in cui il trasporto dei rifiuti sarebbe iniziato alle 10:15 dell’11 luglio 2017, arrivato a destinazione mezzora dopo. Dalla bindella di pesata, invece, risulta invece che la pesata del mezzo sia avvenuta il 7 luglio 2017 alle 12:12, con l’uscita successiva alle 12:25. Un “trucco” – per gli inquirenti – per giustificare in maniera plausibile il conferimento di oltre 4mila chili di ferro e acciaio, in realtà mai uscito dal torrente Sant’Agata. «Materiale ferroso che tu hai fatturato l’altra volta.. tu l’altra volta hai fatto due fatture di materiale ferroso, la prima, questa è vera!». «La seconda l’ho fatta fare extra.. in modo da avere maggiore importo, minore importo nel dare e avere ora ti spiego (…) tu in pratica gli devi dare quattromila». È uno degli stralci di una conversazione – riportata nell’ordinanza del gip – avvenuta tra Vito Cocchiareale della Pa.E.Co. s.r.l. ed il contabile amministrativo, nipote di Vincenzo Parisi. Attraverso le riprese video degli inquirenti sono stati documentati diversi episodi in cui i mezzi della Ecof.A.L. uscivano e rientravano dalla pesa allo stesso orario con nuovi carichi di rifiuti, mentre in altre circostanza venivano registrati nei FIR mezzi che, in realtà, erano rimasti fermi per ore in seguito a dei guasti.

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