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Il 3 ottobre Chiesa in festa per la beatificazione di Nuccia Tolomeo e Mariantonia Samà

L’annuncio ufficiale dell’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace monsignor Bertolone, che rimarca il valore della loro proclamazione

Pubblicato il: 09/09/2021 – 19:08
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Il 3 ottobre Chiesa in festa per la beatificazione di Nuccia Tolomeo e Mariantonia Samà

CATANZARO Il prossimo 3 ottobre sarà un giorno di grande festa per i fedeli della Diocesi di Catanzaro-Squllace, perché, nella Basilica dell’Immacolata del capoluogo saranno ufficialmente proclamate beate Nuccia Tolomeo e Mariantonia Samà. A renderlo noto è stato oggi, in una conferenza stampa, l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, assistito da padre Pasquale Pitari, postulatore diocesano delle due cause di beatificazione, e da don Francesco Palaia, parroco di Sant’Andrea Apostolo allo Jonio. La celebrazione di beatificazione sarà presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi.

Le tappe del processo di beatificazione

Nel corso della conferenza stampa sono state ripercorse le tappe che hanno portato alla conclusione del processo di beatificazione della Tolomeo e della Samà, accomunate da molti tratti: entrambe costrette in un letto per l’intera loro esistenza per problemi neurologici ed entrambe animate dalla grande sofferenza trasformata in atto di amore e di fede, da grande umanità e da grande spiritualità. Nuccia Tolomeo (1936-1997) era di Catanzaro, Mariantonia Samà (1875-1953) era di sant’Andrea Jonio: alla Tolomeo è stato attribuito il miracolo miracolo di una complicatissima gravidanza extrauterina portata a compimento per sua intercessione, alla Samà è stato attribuito il miracolo della guarigione da una gravissima forma di artrosi di una sua compaesana che non riusciva più ad assistere il fratello disabile.

Il messaggio delle due beatificazioni

«Nella nostra Diocesi – ha esordito monsignor Bertolone – non ci sono solo queste due Serve di Dio che arriveranno ufficialmente il 3 ottobre alla beatificazione, abbiamo altre figure come padre Francesco Caruyso, Paolo D’Ambrosio, Concetta Lombardo, Antonio Lombardi, Raffaele Gentile e Flavio Magno Aurelio Cassiodoro. L’interesse per questi santi nasce grazie al Sinodo Diocesano svolto da monsignor Antonio Cantisani dal 1993 al 1995, che ha dato l’input. Questo per testimoniare che non si deve pensare che nella Diocesi non ci siano santi. Ma qual è il messaggio vero che deve arrivare dalle beatificazioni di Nuccia Tolomeo e Mariantonia Samà? Il punto di partenza è chiedersi: qual è la volontà di Dio sulla mia persona? Chi risponde a questa domanda anche in situazioni fisiche difficilissimi, al limite della disperazione e la esegue diventa un nono prezioso per sé e per gli altri. Questo – ha spiegato l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace – avviene nello sforzo quotidiano di confermare la propria volontà alò divino volere, in unione con le sofferenze di Cristo, di conformare propria volontà al volere divino espresso in un continuo, quotidiano ed esatto adempimento dei doveri del proprio stato, accettandolo, sorridendo, ringraziando sempre il Signore: nei casi di Nuccia Tolomeno e Mariantonia Samà era la sofferenza, il loro letto era diventato un altare, un pulpito, una sede di elevazione spirituale e di conforto. Attorno a loro si spargeva il profumo della santità. È in questo volere – ha detto ancora monsignor Bertolone – che noi troviamo la forza per andare avanti e per fare il bene degli altri. Questo è il messaggio che auspichiamo queste beatificazioni possano produrre nell’animo dei fedeli». «Nuccia Tolomeo e Mariantonia Samà sono in assolute le prime due beate dell’arcidiocesi», ha detto poi padre Pitari evidenziando che «con la loro testimonianza lanciano il messaggio per cui la sofferenza non è una condanna ma è il momento in cui possiamo dire, con Gesù sulla croce, il nostro sì sì al progetto del Padre. E poi il grande valore sociale della loro testimonianza». Nella conferenza stampa è stato poi rimarcato l’importante ruolo rivestito nel processo di beatificazione delle due beate degli arcivescovi Antonio Cantisani e Antonio Ciliberti, predecessori di monsignor Bertolone alla guida della Diocesi catanzarese.

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