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Lo sviluppo delle aree interne passa (anche) dalla corilicoltura

Rafforzare la filiera dedicata alla produzione di nocciole può generare ricchezza diffusa e occupazione nelle zone marginali della regione

Pubblicato il: 10/09/2021 – 7:00
di Roberto De Santo
Lo sviluppo delle aree interne passa (anche) dalla corilicoltura

TORRE DI RUGGIERO Innalzare la produzione, mantenendo alta la qualità e promuovendone il marchio identitario sui mercati. Con ricadute positive dirette sui produttori ma anche sui territori in cui insistono le colture. I vantaggi della presenza di coltivazioni di nocciolo in Calabria non si restringono alla sola redditività aziendale di chi ha scommesso su questa produzione, ma spaziano in altri campi che vanno dalla tutela del territorio allo sviluppo del turismo. In quest’ultimo caso di nicchia, quello ad alto valore aggiunto che premia la qualità dell’offerta in un contesto di unicità territoriale come le aree a vocazione corilicola. Per questo rafforzare la filiera dedicata alla produzione di nocciole significa scommettere sullo sviluppo di intere aree dalla Calabria generando occasioni di ricchezza diffusa e occupazione nelle zone marginali della regione. Quelle in cui, si registra da tempo un massiccio percorso di progressivo depauperamento e di spopolamento che annichilisce le speranze di riscatto per queste aree. In questo senso, appunto, la corilicoltura può ricreare le basi – se bene accompagnato da strategie lungimiranti – per un nuovo e duraturo progetto di sviluppo della Calabria. Le precondizioni sono già esistenti: qualità delle colture e forte interesse dei mercati. Senza dimenticare che questo modello di sviluppo è fortemente eco sostenibile visto che è considerato un intervento teso alla conservazione del suolo, al contrasto ai fenomeni della desertificazione e al dissesto idrogeologico così come al recupero ed alla tutela del paesaggio agrario.

I numeri della corilicoltura in Calabria

Un mezzo meccanico intendo a raccogliere i frutti tra i noccioleti

Rileggendo i dati dell’Istat che attengono la corilicoltura in Calabria, emerge che negli ultimi 30 anni si registra una crescita costante sia in termini di superficie totale delle colture che di produzione. In particolare i dati indicano che, specialmente nel primo decennio del 2000 la crescita della superficie dedicata alla coltivazione di nocciola in Calabria è stata pari al 37% con un incremento della produzione che si è più che raddoppiata: +103%.
Numeri che rendono decisamente interessante lo sviluppo di una produzione che però resta ancora marginale rispetto ad altri comparti agricoli in auge in Calabria. Stando ai dati dell’ultimo Censimento generale dell’agricoltura il nocciolo era coltivato in 728 aziende per un’estensione complessiva di 780 ettari. Inoltre la corilicoltura resta praticamente circoscritta in alcune aree limitate, interessando in particolar modo alcuni comuni del Catanzarese e del Vibonese. Soprattutto in provincia di Catanzaro si concentra ben il 57% del totale delle aziende agricole e conseguentemente questo territorio registra la percentuale più alta di superficie agricola dedicata a questa coltivazione (89% della Sau comunale contro la media calabrese dell’1%).

Il laboratorio di sviluppo nato attorno al Consorzio

Un noccioleto a Torre di Ruggiero
Un noccioleto a Torre di Ruggiero

In due comuni Cardinale e Torre Ruggiero, in particolare, è presente oltre la metà della superficie e della produzione totale calabrese di nocciole. Il primo valore è pari al 56% e il secondo raggiunge il 58%. In queste aree però, grazie all’impianto di un cultivar d’eccellenza denominato “Tonda calabrese” si è sviluppato un interessantissimo laboratorio di sviluppo socio-economico del territorio che sta generando occupazione. I produttori dell’area, organizzati già da anni, hanno compiuto un deciso salto di qualità dopo la costituzione del “Consorzio Calabria per la tutela e valorizzazione della nocciola” che, grazie anche all’attività del suo presidente Giuseppe Rotiroti, sta garantendo un interesse sempre costantemente in crescita nei mercati non solo italiani attorno alle produzioni locali.

L’ecotipo “Tonda calabrese” è stato iscritto dal Mipaaf nel registro nazionale delle varietà di frutteti locali come risorsa regionale di biodiversità da tutelare. Ed ora è considerato tra i prodotti d’eccellenza dell’intera filiera produttiva italiana. Un laboratorio di sviluppo virtuoso che potrebbe essere esportato anche in altre aree della regione per attrarre investimenti e generare occupazione in zona. Un punto di forza soprattutto per creare le condizioni utili a potenziare anche una filiera chiusa agroalimentare in Calabria, considerando ad esempio che questa produzione potrebbe essere utilizzata per realizzare il “tartufo di Pizzo”, prodotto ormai largamente conosciuto anche fuori regione. Dunque non solo esportazione del prodotto nella catena dell’industria alimentare italiana. Allo stato infatti il 90% della produzione totale delle nocciole finisce appunto in questa filiera per la realizzazione di creme, gianduiotti, biscotti, gelati ed altri prodotti agroalimentari.

L’appuntamento

La locandina con gli appuntamenti del 1° festival della "Nocciola Bio di Calabria"
La locandina con gli appuntamenti del 1° festival della “Nocciola Bio di Calabria”

Va nella direzione di questa scommessa di riscatto economico e conseguentemente sociale del territorio il primo festival della “Nocciola Bio di Calabria” che per tre giorni animerà Torre di Ruggiero, sede del Consorzio e considerata la capitale calabrese della “Tonda di Calabria”. Dal 10 al 12 settembre i massimi esperti del settore si ritroveranno nella località della media valle dell’Ancinale nel Catanzarese innanzitutto per promuovere il prodotto ed il territorio, per discutere delle potenzialità di una produzione che può offrire un futuro di sviluppo non solo a questa area della Calabria.

D’Acunto: «La nocciola di Calabria può divenire volano di sviluppo»

Rosario D’Acunto, presidente dell’Associazione nazionale “Città della Nocciola” e presidente di Assotes
Rosario D’Acunto, presidente dell’Associazione nazionale “Città della Nocciola” e presidente di Assotes

Tra i massimi esperti che interverranno all’evento, promosso dal Comune di Torre di Ruggiero e attuato dall’Associazione culturale nocciola biologica calabrese, c’è Rosario D’Acunto, presidente dell’Associazione nazionale “Città della Nocciola” e presidente di Assotes, (Associazione professionale operatori del Turismo Esperienziale).

Presidente quali sono i punti di forza della corilicoltura calabrese e quali le sue debolezze?
«La corilicoltura calabrese da alcuni anni grazie alla capacità di iniziativa dei sindaci di Torre di Ruggiero e Cardinale, del presidente del consorzio “Nocciola di Calabria”, del Gal “Serre Calabresi”, dell’associazione “Nocciola Biologica Calabrese” e di altri players pubblici e privati ha una visibilità e una immagine positiva a livello nazionale. Al contempo, c’è ancora molto da fare perché il prodotto nocciola diventi orgoglio locale promuovendo un’offerta economica e turistica integrata, ma le premesse come questo 1° Festival lasciano ben sperare per la realizzazione di un distretto della nocciola di qualità in un territorio di alto valore».

Un momento della lavorazione delle nocciole
Un momento della lavorazione delle nocciole

Come associazione nazionale “Città della Nocciola” promuovete progetti per far crescere questo segmento produttivo. Cosa manca in Calabria per entrare da protagonista nel mercato non solo italiano dei produttori?
«Occorre convincersi che la nostra concorrenza non è la nocciola di importazione, che sovente è anche di dubbia provenienza, ma la nostra concorrenza più accanita è la qualità del prodotto e l’impegno del Consorzio va proprio in questa direzione. Non bisogna abbassare la guardia. Inoltre, occorre convincersi che se la nocciola rotola fuori dal territorio questo resterà povero vedendo aumentare la fuga dei giovani. Maggiore impegno quindi a innescare processi economici partendo dal prodotto raccolto in campo: trasformazione in loco, offerta turistica esperienziale, attrazione di investimenti e di cervelli e tutti gli altri vantaggi correlati».



Quali benefici ne trarrebbe l’economia complessiva calabrese da un’attenta valorizzazione della produzione?
«Il mondo ha fame di nocciole e la nocciola di Calabria concorre a migliorare l’offerta di nocciola Italiana. La qualità del prodotto, la sua trasformazione locale con l’immagine di territori predisposti all’offerta turistica esperienziale farà da volano all’economia come è accaduto nelle Langhe in Piemonte, nei Picentini in Campania e nei Monti Cimini nel Lazio».

Il frutto del nocciolo ancora sull’albero

Da sempre sostenete che la corilicoltura contribuisce alla tutela del territorio e questa logica possiede elementi utili per far crescere anche il turismo dei luoghi in cui si produce. Il territorio calabrese potrebbe avvantaggiarsi anche sotto questo aspetto?
«Il nocciolo è un albero che difende il territorio dal rischio idrogeologico, ma i soggetti pubblici e talvolta anche i privati sembrano averlo dimenticato. C’è bisogno di un patto tra pubblico e privati per recuperare questa funzione dei noccioleti soprattutto in collina e in montagna. Dal punto di vista turistico, le identità locali sono una risorsa strategica di grande peso nello sviluppo dei territori. Non siamo più, però, nell’economia della produzione e dei servizi, siamo nell’economia dell’esperienza, la domanda è cambiata e occorre attrezzare in tempo l’offerta in modo professionale e non improvvisata. La mia partecipazione al convegno di domenica 12 anche in veste di presidente nazionale degli operatori del Turismo esperienziale ha questo significato. Non si sceglie più un soggiorno per la località o per un itinerario ma per l’esperienza che si può vivere. Presenterò il progetto “Da località a destinazione di turismo esperienziale” e il profilo professionale dell’operatore del Turismo esperienziale».

Il presidente D’Acunto in una delle tante manifestazioni di promozione della corilicoltura in Italia

La Calabria da tempo è terra di emigrazione soprattutto nelle aree interne. L’avvio di un’iniziativa imprenditoriale in questo settore potrebbe divenire una soluzione per contrastare questo fenomeno?
«La nocciola in un territorio vocato è il ricco petrolio che però occorre saper estrarre bene, raffinare e distribuire. Abbiamo esempi virtuosi di aree corilicole con un microcapitalismo locale da far invidia. Io stesso con Irma Brizi stiamo lavorando all’istituzione dell’Albo nazionale dei contadini-pasticcieri che non solo producono nocciola di qualità in campo ma la trasformano in beni, servizi ed esperienze, attraendo i consumatori nei territori per soggiorni esperienziali».

Se dovesse dare un consiglio ad un giovane che volesse intraprendere questo percorso di autoimprenditorialità nel comparto, quale suggerimento si sente di offrirgli?
«Le nostre comunità devono riscoprire appieno il valore della nocciola così come è stato per il vino dopo il metanolo. Noi italiani possiamo far felici il mondo ma dobbiamo fare gli italiani, in ogni territorio c’è un Genius Loci che può e deve essere il volano dello sviluppo e questo 1° Festival della Nocciola Bio di Calabria è una tappa importante». (r.desanto@corrierecal.it)

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