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«Siamo tutti Mimmo Lucano», l’abbraccio di Riace e le lacrime dell’ex sindaco – FOTO

Oltre 500 persone da tutta Italia nel borgo per manifestare solidarietà. Lucano: «C’è il giudizio dei tribunali e c’è il giudizio del popolo»

Pubblicato il: 01/10/2021 – 22:27
di Francesco Donnici
«Siamo tutti Mimmo Lucano», l’abbraccio di Riace e le lacrime dell’ex sindaco – FOTO

RIACE «Vogliamo dirti che siamo orgogliosi di essere Mimmo Lucano. Siamo tutti Mimmo Lucano». Stringe il microfono nella mano sinistra, Peppino Lavorato, mentre tende l’altra verso l’ex sindaco di Riace, che ascolta vicino a lui. Quando lo storico esponente del Pci e sindaco di Rosarno negli anni della lotta alla ‘ndrangheta senza quartiere pronuncia questa frase, dalla folla si leva un lungo applauso. Poco più di ventiquattro ore prima, il Tribunale di Locri ha pronunciato la condanna a 13 anni e 2 mesi di reclusione per Lucano nel processo “Xenia”.

Mimmo Lucano e Peppino Lavorato

Quello che oggi a Riace doveva essere un appuntamento elettorale muta nell’ennesimo momento di solidarietà nei confronti dell’ex sindaco, che al termine del suo discorso scoppia in lacrime, tradendo l’altalena emotiva vissuta in questi giorni. «È come se il destino mi avesse assegnato questo ruolo. – dice Lucano – Come se la gente dovesse sempre venire a Riace per manifestarmi solidarietà. Mi sento responsabile, come se disturbassi. Involontariamente mi sono trovato dentro ad una storia che non appartiene solo alla Calabria, ma all’umanità».

de Magistris: «Alla fine verrà assolto e riceverà pure le scuse»

Anfiteatro di Riace, va in scena “Riace Social Blues”

I gradoni dell’anfiteatro sotto la piazza del borgo sono stati recentemente ridipinti coi colori dell’arcobaleno. Le persone accorrenti da diverse parti del Paese si radunano lì.
Alla fine saranno circa cinquecento a partecipare. Tra i primi ad arrivare c’è il candidato governatore Luigi de Magistris. Lucano è candidato nella lista “Un’altra Calabria è possibile” a sostegno della sua coalizione. Comunque vada non andrà in consiglio regionale. Ma dopo quel «non so cosa succederà per le regionali» pronunciato subito dopo l’uscita dall’aula di Locri, la decisione è che l’ex sindaco porti a termine la corsa.
«Mimmo Lucano è l’antitesi del crimine; è colpevole di umanità, e di aver accolto le richieste dello Stato». Il sindaco di Napoli era già stato a Riace quando Lucano aveva avviato lo sciopero della fame nel 2018 per chiedere lo sblocco dei finanziamenti relativi ai progetti per l’accoglienza. Torna oggi come candidato governatore: «Io sono convinto che verrà assolto e riceverà pure le scuse». Oltre a lui, anche l’ex governatore Mario Oliverio aveva voluto incontrare Lucano per manifestargli totale solidarietà. «So come ci si sente – ha scritto – risucchiati dentro un gorgo che toglie il respiro e ti ottenebra la mente. Questa è stata la mia prima sensazione quando sono stato raggiunto da un provvedimento giudiziario che mi toglieva la libertà e mi obbligava a restare chiuso nel mio comune».

Lucano: «C’è il giudizio dei tribunali e c’è il giudizio del popolo»

Prima dell’intervento di Mimmo Lucano va in scena lo spettacolo “Riace Social Blues” che racconta la storia del borgo dell’accoglienza. Dalla morte di Becky Moses fino al tempo felice e a quell’aria che in questo giorno d’ottobre sembra di rivivere. La vita contro lo spopolamento.
«Queste sentenze creano delle incertezze nelle persone, nell’opinione pubblica. Io ho passato la vita a rincorrere ideali e progetti politici per trovarmi al centro di queste accuse terribili. Non ho mai voluto dire sono innocente, sembra quasi un luogo comune, perché sono di parte». Il racconto di Lucano, rivolto verso la sua gente, parte dalla ferita più fresca. «Non mi fa paura l’aspetto materiale di dover fare la galera per un fine nobile. Quello che mi fa più male è quando le persone hanno un dubbio su queste cose terribili che mi contestano. Io vi invito a leggere le trascrizioni, anche quando l’accusa e gli investigatori dicono “questo sindaco non ha toccato un euro”».

La commozione di Mimmo Lucano alla fine del discorso

Lo scoramento accusato all’uscita dal tribunale, tradotto in quel «è tutto finito» diventa oggi in una rinnovata consapevolezza che è necessario andare avanti: «L’opinione pubblica ha chiaro il senso dell’ingiustizia. C’è un giudizio che viene dai tribunali e c’è il giudizio del popolo. Tutta Italia sta protestando». Diverse le manifestazioni di solidarietà nelle piazze italiane, da Milano fino a Pisa passando per Bologna solo per citarne alcune.

«Prefettura e Viminale erano parte di questa “associazione a delinquere”»

L’ex sindaco del “borgo dell’accoglienza” si sofferma poi sui reati che hanno portato al computo della pena inflittagli dal tribunale. Tra questi l’associazione a delinquere: «Il nostro “centro di prima accoglienza” erano le case degli emigranti nel borgo. L’ex vescovo di Locri (Breagantini, ndr) parla di una visione profetica dove il centro dell’accoglienza non erano le tendopoli e le baraccopoli». Poi si sofferma sui progetti e le irregolarità contestate alla sua amministrazione: «Non c’erano solo le associazioni che gestivano l’accoglienza. C’era anche la Prefettura di Reggio. C’era anche il Ministero degli Interni. Allora anche loro fanno parte di un’associazione a delinquere perché fin quando gli conveniva usavano Riace come la “discarica” dell’accoglienza». Torna poi sulle storie di Becky Moses e Soumayla Sacko (il fratello è presente nel pubblico) accomunate dal tragico teatro dell’ex baraccopoli nella seconda zona industriale della Piana. «Lo dico pubblicamente, non ho più niente da perdere: perché non mi hanno contestato la carta d’identità fatta a Becky Moses il 22 dicembre 2017? Se Domenico Lucano era responsabile legale del Comune di Riace, chi era responsabile della baraccopoli di San Ferdinando? Quale “ministro della paura” ha poi nominato il prefetto? Perché su quelle morti non è stata avviata un’indagine?» Il riferimento è soprattutto a Becky, giovane nigeriana morta carbonizzata nell’ex baraccopoli dove era stata costretta a spostarsi dopo l’allontanamento da Riace. Nonostante non ne avesse diritto, Lucano le aveva rilasciato il documento di identità (trovato vicino al corpo carbonizzato)  per evitare che venisse allontanata, ma non servì. «Sono storie di speranze che si traducono in traumi. Per questo ho speranza in una giustizia vera che possa ripagare la memoria e il sacrificio loro in nome di tutte le donne che vivono oppresse e sono costrette a vendere il proprio corpo».

Aboubakar: «Non facciamo diventare Riace luogo di turismo politico»

Dopo Lucano si avvicendano gli interventi delle realtà che «camminano nell’esempio» dell’ex sindaco. Tra queste Baobab Experience e Mediterranea Saving Human che evidenziano come «salvare vite, nell’Italia odierna, ti renda un criminale». Enzo Infantino annuncia una donazione da parte di una onlus Svizzera per contribuire alle centinaia di migliaia di euro di sanzione chiesti a Lucano dal tribunale.
Poi è il turno dell’attivista e presidente della Lega Braccianti Aboubakar Soumahoro che restituisce la tenacia allo sguardo dei presenti: «Noi dobbiamo essere il prodotto malriuscito di ciò che volevano» dice incitando la folla. Ma poi ammonisce: «Non facciamo diventare Riace un luogo di turismo politico. Riace esiste laddove le persone vengono private dei loro diritti». Per l’attivista, la sovrastruttura politico-culturale alla base della condanna di Lucano è fatta di leggi ingiuste quali i Decreti “Sicurezza”, la “Bossi-Fini” o gli accordi Italia-Libia. «Vorrei dire alla politica, anziché commentare le sentenze dovrebbe sbrigarsi a cancellare quelle norme disumane». (redazione@corrierecal.it)

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