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Droga, armi e divise infedeli: 37 indagati nell’inchiesta “Anteo” – NOMI

Le accuse della Dda di Catanzaro alla gang che spacciava anche cobret nell’area di Chiaravalle, con ramificazioni a Vibo e Reggio

Pubblicato il: 06/10/2021 – 17:26
Droga, armi e divise infedeli: 37 indagati nell’inchiesta “Anteo” – NOMI

CATANZARO La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini nei confronti di 37 persone nell’ambito dell’indagine denominata “Anteo” che lo scorso 17 maggio portò all’esecuzione di 30 misure cautelari da parte dei carabinieri di 30 persone accusate a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata e consumata, anche con l’aggravante mafiosa, ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine e da guerra, detenzione di materiali esplodenti e furto.

Gli indagati

La chiusura indagini – vergata dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dai sostituti Debora Rizza e Stefania Paparazzo – riguarda Raffaele Andreacchio; Ernesto Bertucci; Salvatore Anthony Catanzariti, Vito Chiefari, Nensy Vera Chimirri; Giuseppe Corapi, Antonio Corrado; Daniele Cortese; Antonio Cuturello; Fortunato De Masi; Damiano Fabiano; Francesco Fabiano; Giuseppe Fabiano; Mirco Furchì; Domenico Giorgi; Domenico Giorgio; Luciano Iozzo; Salvatore Macrì; Emanuele Mancuso; Giuseppe Marco Marchese; Michele Matarese; Gianluca Minnella; Mirko Pironaci; Antonella Procopio; Bruno Procopio; Santino Procopio; Antonio Puntieri; Clemente Selvaggio; Giuseppe Soriano; Rocco Bruno Caruso; Roberto Venuto; Antonio Chiefari; Gregorio Corrado; Vincenzo Manno; Agostino Graziano Mantello; Giovanni Rauti; Antonio Rei.

L’indagine: droga, armi e divise infedeli

L’attività di indagine diretta dalla Procura Distrettuale di Catanzaro e condotta dalla Compagnia carabinieri di Soverato a partire dal marzo 2017, ha consentito di individuare una specifica organizzazione dedita al traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish, marjuana, metadone nonché eroina, anche nella forma del cosiddetto cobret, nel basso Ionio catanzarese, con il suo centro nevralgico nell’entroterra dell’area del soveratese, in particolare nel comprensorio di Chiaravalle e comuni limitrofi e con proiezioni nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria.
Le indagini hanno disvelato anche un intenso traffico di armi e di esplosivi, che venivano approvvigionati, per la loro successiva immissione nel mercato illecito, prevalentemente attraverso la commissione di furti in abitazioni e in attività commerciali specificamente individuate.
L’indagine ha interessato il territorio compreso tra i Comuni di Chiaravalle, Gasperina, Petrizzi e Cardinale. Le investigazioni sono partite nel 2017 dalla necessità di scoprire l’origine di piccoli furti mirati a fare incetta di armi. Si è scoperto che i vertici del gruppo criminale, i fratelli Fabiano, erano in contatto con le cosche vibonesi, come i Mancuso, e del Reggino.
Le armi venivano utilizzate nelle transazioni con le cosche per la compravendita di droga. Tra gli indagati vi sono il collaboratore di giustizia Emanule Mancuso, figlio di Pantaleone detto “L’ingegnere”, la sua ex compagna Nensy Vera Chimirri. Indagato è anche Rocco Bruno Caruso, 55 anni, residente a San Vito allo Ionio, carabiniere della Forestale accusato di depistaggio, falsità ideologica e rivelazione di segreti d’ufficio.
Dalla notifica della chiusura indagini gli indagati hanno 20 giorni di tempo per essere ascoltati dai magistrati o produrre memorie difensive. Nel collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Vincenzo Cicino, Giovanni Russomanno, Francesco Maida, Antonio Carmelo Naso, Sergio Rotundo, Giovanni Vecchio, Giuseppe Cosentino, Francesco Sabatino, Domenico Cortese, Antonia Nicolini, Antonio Lomonaco, Diego Brancia, Francesco Muzzopappa.

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