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“L’altra via”, una storia di amore e redenzione nella Catanzaro degli anni 90

Presentato il film del regista Cappiello le cui riprese sono in corso nel capoluogo. Cast, tecnici e maestranze in gran parte calabresi

Pubblicato il: 21/10/2021 – 12:08
“L’altra via”, una storia di amore e redenzione nella Catanzaro degli anni 90

CATANZARO Una storia di amicizia sullo sfondo degli anni 90, nelle settimane che precedono i campionati mondiali di calcio. Catanzaro, le sue periferie e il suo hinterland diventano un set a cielo aperto con “L’altra via”, opera prima del regista Saverio Cappiello le cui riprese sono partite da alcuni giorni in alcuni quartieri della città e in alcuni comuni vicini al capoluogo calabrese. Prodotto da Giuseppe Gallo per Verso Pictures e Picture Show, con il sostegno della Fondazione Calabria Film Commission e il patrocinio dell’assessorato alla Cultura e allo Spettacolo del Comune di Catanzaro, “L’altra via” è un lungometraggio nel quale la Calabria recita un ruolo da protagonista, perché oltre alle location gran parte degli attori, degli operatori tecnici e delle maestranze sono regionali.

Una storia di amicizia e un romanzo di formazione

Il film racconta la storia di un’amicizia che incrocia la parabola discendente di Andrea Viscomi, un calciatore capitano di una squadra di serie C, e Marcello, adolescente che sogna di diventare un campione e che vive con la madre Teresa nel popolare quartiere Aranceto di Catanzaro. A interpretare il calciatore è l’attore romano Fausto Verginelli, a interpretare il ragazzo è il piccolo Giuseppe Pacenza, 11 anni, di Crotone, alla sua prima prova cinematografica, mentre a interpretare Teresa è l’attrice catanzarese Vera Dragone: alla regia il barese Saverio Cappiello, che nel 2020 ha ricevuto la nomination al David di Donatello con il cortometraggio “Mia Sorella”.
“L’altra via” è stato presentato questa mattina in una conferenza stampa al Complesso monumentale del San Giovanni di Catanzaro. Nell’incontro con i giornalisti è stato rilevato che «il film racconta una storia solo apparentemente locale perché in realtà affronta temi universali come l’infanzia, il calcio, le passioni. Descrive un percorso sentimentale che crea un’amicizia tra i due protagonisti maschili, quasi un romanzo di formazione con una seconda possibilità: l’amicizia con il calciatore riaccende nel piccolo Marcello il desiderio di una figura paterna che non ha mai avuto e nel calciatore, invischiato in vicende poco chiare, una sorta di redenzione, e tra i due nascerà un’amicizia profonda che segnerà per sempre la loro vita».

La parola ai protagonisti

Il regista Cappiello ha osservato che «la scelta di Catanzaro è stata felicissima, perché ha un’architettura e un paesaggio, soprattutto l’area Sud, che ricorda molto la mia Puglia e mi riporta alla mia prima infanzia. Ho basato questo film sulle mie basi che affondano nel neorealismo e in un realismo che però ha anche un aspetto magico, “L’altra via” parte dal realismo ma poi al tempo stesso ha il coraggio di allontanarsene». Per il produttore Giuseppe Gallo, anch’egli calabrese, «l’idea del film nasce qualche anno fa e l’idea di ambientarla a Catanzaro è nata proprio nel momento in cui abbiamo concepito questa storia, quindi non è un film che viene adattato al territorio ma è una storia concepita fin dall’inizio per essere raccontata in Calabria». Particolare curiosità ha suscitato il piccolo Giuseppe Pacenza: «È una bella esperienza, tutti mi vogliono bene e mi coccolano, mi sto divertendo moltissimo. Questa esperienza – ha raccontato il ragazzo – è nata come un gioco: ho mandato un video e mi hanno scelto». Infine, Franco Schipani, dirigente della Calabria Film Commission, si è detto «strafelicissimo di poter sostenere un’opera che racconta questa terra straordinaria come la Calabria. che poi è la mia terra d’origine. Insieme al commissario Giovanni Minoli, al quale mi lega una forte amicizia dagli anni ’80, stiamo lavorando per costruire un grande polo culturale e cinematografico in Calabria nella consapevolezza che questo obiettivo lo si può raggiungere solo con i calabresi».

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