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Cambiano le regole sulle interdittive antimafia. Lo scorso anno in Calabria sono state 194

Contradditorio e prevenzione, nuove norme nella procedura. Prevista la concessione di 20 giorni alle aziende per osservazioni sull’atto

Pubblicato il: 29/10/2021 – 7:15
Cambiano le regole sulle interdittive antimafia. Lo scorso anno in Calabria sono state 194

ROMA Venti giorni di tempo per presentare «osservazioni scritte» o «chiedere l’audizione» al prefetto che ha comunicato la presenza di «elementi sintomatici» di tentativi di infiltrazione mafiosa e una sorta di tutela per strappare le imprese alle mafie in caso di «agevolazioni occasionali». Nel nuovo decreto per l’attuazione del Pnrr ci sono anche modifiche al Codice Antimafia che introducono il principio del «contraddittorio» per l’emissione delle interdittive antimafia e la «prevenzione collaborativa». Misure volte a trovare un punto di equilibrio tra prevenzione, contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa e l’esigenza di rispettare i tempi per i progetti previsti per il Recovery.
Le interdittive sono certificati emessi dal prefetto che hanno natura cautelare e preventiva, annotate nella banca dati nazionale unica della documentazione antimafia: si impedisce alle imprese interessate di stipulare contratti con la pubblica amministrazione, per mantenere un sano regime concorrenziale, garantire, proteggere e dirigere l’attività economica nazionale. Lo scorso anno sono state emesse – come riportato nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia – 748 interdittive antimafia, delle quali 194 in Calabria, 100 in Campania, 97 in Sicilia e 64 in Lombardia.
Il decreto, secondo un principio ispirato al diritto dell’Unione Europea, garantisce alle imprese un contraddittorio, in un procedimento che ha effetti a lungo termine, se non indelebili, se si considera la sostanziale messa al bando dell’impresa dai rapporti con la P.a. Sono fatti salvi i casi in cui ricorrano particolari esigenze di celerità del procedimento, e in ogni caso non saranno rivelati elementi che possono pregiudicare attività processuali o altri accertamenti. Al termine del procedimento il prefetto emetterà una liberatoria o l’interdittiva. In questo secondo caso, sarà data comunicazione – come già previsto – anche all’Autorità nazionale anticorruzione. Allo stesso tempo il governo punta a misure amministrative di «prevenzione collaborativa» per l’intento di strappare alle mafie le aziende prima che siano contaminate.
Se il prefetto accerta tentativi di infiltrazione mafiosa sono riconducibili a situazioni di «agevolazione occasionale», pone l’impresa sotto una sorta di tutela, prescrivendo l’osservanza, per un periodo non inferiore a 6 e non superiore a 12 mesi, di una serie di stringenti misure di controllo “attivo”, ad esempio dovranno essere comunicati eventuali incarichi professionali e finanziamenti. Alla scadenza delle misure, se il prefetto accerta l’assenza di tentativi di infiltrazione mafiosa rilascerà un’informazione antimafia liberatoria. Viene, infine, previsto che il tribunale nel disporre il controllo giudiziario delle imprese precedentemente colpite da interdittiva debba sentire anche il prefetto che ha adottato il relativo provvedimento.

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