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La riflessione

«Appalti ancora una volta preda dei clan»

Dalle notizie relative alle indagini della Direzione distrettuale antimafia del Capoluogo, che hanno fatto scattare il sequestro del Ponte Morandi e della Galleria Sansinato sulla SS 280, emerge u…

Pubblicato il: 04/11/2021 – 15:44
di E.Scalese*, S.Celebre** e E.Scalzo***
«Appalti ancora una volta preda dei clan»

Dalle notizie relative alle indagini della Direzione distrettuale antimafia del Capoluogo, che hanno fatto scattare il sequestro del Ponte Morandi e della Galleria Sansinato sulla SS 280, emerge un quadro inquietante sulle gare per l’assegnazione di lavori pubblici rilevanti e le relative forniture di beni e servizi: gli appalti continuano ad essere preda degli appetiti della ‘ndrangheta che infiltrandosi con facilità continua ad influenzarne il destino.
Con fiducia nel costante operato della Magistratura esprimiamo indignazione e grande preoccupazione per i gravi elementi che sembrano emergere dalle indagini della Procura circa il coinvolgimento di funzionari statali e parastatali, tecnici e dipendenti Anas, i quali avrebbero acconsentito all’impresa esecutrice una serie di anomalie e violazioni, tese al conseguimento di maggiori profitti, correlate all’utilizzo di materiali di scarsa qualità nei lavori di ripristino del calcestruzzo e delle armature nelle Infrastrutture sottoposte a sequestro.
Secondo le prime ricostruzioni, l’intento dei personaggi coinvolti era quello di abbattere i costi ed in assoluto spregio del diritto della collettività ad una mobilità sicura e all’utilizzo efficiente di risorse ed investimenti di pubblico servizio. Le condotte contestate, che hanno portato all’emissione di sei misure cautelari, ed il tenore delle intercettazioni agli atti, dove tutti i soggetti coinvolti erano consapevoli di arrecare pregiudizio alla manutenzione delle infrastrutture, sono di una gravità inaudita.
Fanno bene i catanzaresi, ed i calabresi tutti, ad esprimere la loro rabbia, c’è ancora moltissimo da fare per sottrarre un sistema fragile dai pervasivi condizionamenti del giogo mafioso, dal malaffare e dalla corruzione ad ogni livello.  Quello che suscita maggiore sdegno è che parliamo di una infrastruttura portante del Capoluogo di regione, percorsa ogni giorno da migliaia di persone, considerata merce di scambio per il proprio tornaconto personale, con assoluta incuranza della sicurezza pubblica.
Non possiamo che sostenere con determinazione l’azione della magistratura: confidiamo che la Giustizia segua il proprio corso in tempi celeri. Quello che chiediamo con forza è che vengano disposti ed estesi maggiori controlli in tema di appalti pubblici e dell’applicazione della normativa di prevenzione antimafia, a partire dall’apertura delle fasi di gara e affidamento fino alla consegna ed ultimazione dei lavori.
Spesso parliamo di interventi di riqualificazione su opere infrastrutturali tanto fondamentali per il collegamento tra zone centrali e la periferia di un territorio come quello calabrese per il 70 per cento costituito da borghi interni, quanto vetusti per costruzione e manutenzione: l’utilizzo di materiali scadenti potrebbe essere fatale per la tenuta di ponti, viadotti, strade interne a ridosso di zone impervie. Urge un forte impegno di tutte le Istituzioni a riaffermare quotidianamente la cultura della legalità, coinvolgendo gli attori sociali, politici ed economici che non possono rimanere inermi davanti a questo continuo decadimento etico e morale.

*segretario generale della Cgil Area Vasta
**Fillea Cgil Calabria
***Fillea Cgil Area Vasta

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