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Molte sono “vetuste” o non a norma: le scuole calabresi sperano nei milioni del Pnrr

La ricerca di Openpolis. I numeri degli istituti da ristrutturare: 10 a Catanzaro e Cosenza, 6 a Lamezia. Emergenza nei centri minori

Pubblicato il: 10/11/2021 – 11:34
Molte sono “vetuste” o non a norma: le scuole calabresi sperano nei milioni del Pnrr

CATANZARO La sfida del Pnrr se colta potrebbe essere un’occasione per riformare l’edilizia scolastica calabrese. Da un’indagine di Open Polis emerge il quadro attuale degli istituti che si sono adeguati dal 2018 in poi alla normativa antisismica e di quelli che sono stati classificati, invece, come “vetusti” e che andrebbero totalmente riqualificati o sostituiti. Altra categoria attenzionata nel report sono le scuole che si trovano in un’area sottoposta a vincolo idrogeologico, e anche in questa sezione rientrano diversi istituti regionali. In provincia di Catanzaro la maggior parte delle scuole ha sede nella città capoluogo, che sul territorio comunale ne conta in tutto 59 e a Lamezia Terme dove risiedono 56 istituti, in entrambi i centri si individuano degli edifici che per essere conformi alle nuove norme antisismiche dovrebbero essere ricostruiti, 10 edifici vetusti si trovano a Catanzaro e 6 a Lamezia. Una situazione più critica si riscontra invece a Curinga, centro del Tirreno, dove su 10 scuole almeno 7 – secondo il report di Open polis – andrebbero ristrutturate in toto, situazione simile si ha spostandosi sullo Ionio a Sellia Marina dove gli edifici vetusti sono 6 su 11, e nella zona montana del Reventino a Soveria Mannelli su 7 sono 4 le scuole vetuste. Cosenza, sulla stessa linea di Catanzaro: su 59 scuole 10 dovrebbero essere ristrutturate, mentre la vicina Rende, dove hanno sede 34 istituti ha una situazione più rosea in quanto nessun edificio è stato classificato come vetusto e 2 sono stati adeguati alla nuove norme sismiche, situazione simile per Rogliano dove su 9 istituti nessuno è vetusto e uno è stato ammodernato. Diverse sono le condizioni delle strutture di due piccoli centri, sia a Morano che a Fagnano Castello su 4 scuole 3 sono da ristrutturare. Nella città di Pitagora si è già investito per l’adeguamento alle norme sismiche in almeno 13 scuole, dove i lavori sono stati portati a termine, su un totale di 57 istituti presenti. Anche Cirò Marina ha ristrutturato 7 scuole su 19 e non conta edifici vetusti. La città calabrese con il maggior numero di edifici scolastici è Reggio Calabria, dove su 107 strutture 5 vengono classificate come vetuste e 3 come appena ammodernate. Nella cittadina turistica Gerace su 6 scuole ben quattro si trovano in aree sottoposte al vincolo idrogeologico, a Melito sono 7 le scuole da rifare in toto su 12 e altri 5 istituti a Locri su un totale di 15 scuole presenti nell’ex colonia magno greca. Palmi e Siderno invece hanno una buona situazione riguardo allo stato dell’edilizia scolastica. In ultimo Vibo Valentia è sede di 39 istituti 2 da adeguare alle norme sismiche e 6 già adeguati. Nel territorio provinciale si nota la particolare situazione del piccolo centro di Simbario dove è presente un unico istituto che andrebbe ricostruito a norma, Sant’Onofrio che su 5 istituti ben 3 si classificano vetusti e Mileto che conta 3 scuole da ristrutturare su 9.

Qui tutti i dati

Come potrebbe cambiare la scuola grazie al Pnrr

La ricerca di Open Polis dà l’opportunità di inquadrare in fretta le criticità delle scuole calabresi per ogni territorio in un momento in cui oltre a studiare i dati relativi ai territori si aspetta una concreta svolta grazie agli interventi mirati previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quello che è sempre mancato per rendere sicuro e moderno il settore dell’edilizia scolastica regionale ora dovrebbe arrivare senza ritardi o sconti. In base al programma nazionale si potrà agire su una serie di problematiche. In primo luogo, va segnalato l’investimento 1.1, contenente il piano da 800 milioni (a livello nazionale) per la sostituzione di edifici scolastici e di riqualificazione energetica. Un intervento che mira a “sostituire progressivamente il patrimonio scolastico obsoleto“. Con l’obiettivo di aumentare la sicurezza dal punto di vista sismico, ridurre i consumi energetici e migliorare gli ambienti scolastici. Più ampia la portata dell’investimento 3.3. Questo si avvale di uno stanziamento da 3,9 miliardi complessivi tra 2021 e 2026 (sempre a livello nazionale) la cui allocazione avrà come obiettivo prioritario le aree svantaggiate del paese. Risorse destinate al miglioramento della classe energetica degli edifici scolastici (per ridurre i consumi e le emissioni di anidride carbonica), nonché all’aumento della sicurezza strutturale delle scuole. Vanno inoltre segnalate anche altre misure come la la riqualificazione delle palestre e il piano scuola 4.0. Iniziative pensate per potenziare l’offerta didattica su vari fronti, come tempo pieno, sport ed educazione digitale. E che, per essere concretizzate, dovranno necessariamente basarsi su interventi di natura strutturale sull’edilizia scolastica. Accanto a queste misure, specificamente rivolte al comparto scuola, è necessario citare anche gli investimenti in progetti di rigenerazione urbana. Uno stanziamento gestito dal ministero dell’interno, volto a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale nei comuni con oltre 15mila abitanti. E che tuttavia potrà essere utilizzato anche per la ristrutturazione di edifici pubblici, compresi quelli con finalità educative. Per la scuola, dunque, arriverà una quantità importante di risorse che, se spese bene, potrebbero rivoluzionare gli istituti scolastici attuali rendendoli più sicuri, moderni e con spazi più adatti a ogni tipo di attività scolastica ed extra scolastica, costruendo col tempo una situazione che si diriga verso il superamento del gap Nord Sud in questo ambito.

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