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Rinascita, processo a Delfino e Naselli. Si insiste sull’incompatibilità territoriale

La difesa del colonnello ha chiesto al Tribunale che si sollevi il conflitto negativo di competenza rimettendo gli atti alla Corte di Cassazione

Pubblicato il: 07/12/2021 – 11:44
di Alessia Truzzolillo
Rinascita, processo a Delfino e Naselli. Si insiste sull’incompatibilità territoriale

LAMEZIA TERME Si saprà il prossimo 14 dicembre se il Tribunale collegiale di Vibo Valentia accoglierà l’eccezione presentata questa mattina dall’avvocato Giuseppe Fonte, difensore del colonello dei carabinieri Giorgio Naselli, imputato nel processo Rinascita-Scott in un procedimento vede coinvolti l’imprenditore Rocco Delfino, alias “U Rizzu”; anche l’amministratore fittizio Giuseppe Calabretta; Salvatore Delfino, figlio di Rocco e titolare del 33% delle quote della società del padre; Roberto Forgione, socio di minoranza di Rocco Delfino; Ilenia Tripolino, fidanzata del figlio di Rocco Delfino.
Il difensore ha chiesto che venga sollevato il conflitto negativo di competenza rimettendo gli atti del fascicolo alla Corte di Cassazione per decidere sulle questioni di incompetenza territoriale ravvisate dalla difesa.
Una richiesta alla quale si è opposta l’accusa – rappresentata in aula dal pm Andrea Mancuso – che ha chiesto il rigetto della richiesta.
Il collegio – presieduto dal giudice Brigida Cavasino – ha stabilito che scioglierà la riserva il prossimo 14 dicembre.

L’accusa

Secondo l’accusa l’imprenditore Rocco Delfino è soggetto affiliato alla ‘ndrangheta ed in particolare alle sue articolazioni territoriali note come cosche “Piromalli” e “Molè’” di Gioia Tauro, alleate ai Mancuso di Limbadi. Delfino nel 2011 costituiva la società Ecotrasporti srl con sede in Palmi, avente come oggetto sociale l’autotrasporto di cose conto terzi e anche il recupero e trattamento dei rifiuti non pericolosi – attribuendo in modo fittizio la titolarità del 33% delle quote della predetta società al figlio Salvatore Delfino. Nel 2016 Rocco Delfino attribuiva in modo fittizio anche la titolarità delle restanti quote societarie al figlio e alla fidanzata Elena Tripolino. Nel 2017 Salvatore Delfino cedeva il 93% delle quote a Giuseppe Calabretta. In seguito, Calabretta e Tripolino, per eludere le misure di prevenzione, in accordo con Rocco Delfino, trasferivano la sede legale della società a prima a Reggio Calabria e poi in provincia Teramo (da qui la ragione da cui nasce l’eccezione di incompetenza territoriale da parte delle difese). Rocco Delfino e i suoi soci, infine, avrebbero messo in atto tutta una serie di reati per superare le problematiche connesse all’interdittiva antimafia e alla possibile adozione di misure di prevenzione, come attribuire fittiziamente la carica di amministratore unico a Elena Tripolino, o trasferire la sede legale della società dalla provincia di Teramo a Chiaravalle Centrale.
Dal canto suo il colonnello Naselli, in accordo con l’avvocato Giancarlo Pittelli (imputato nel troncone principale del processo), abusando della sua qualità di pubblico ufficiale, quale Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri con l’incarico di Comandante Provinciale di Teramo, avrebbe acquisito notizie d’ufficio, che dovevano rimanere segrete, sulla società Mc Metalli srl di Rocco Delfino. Naselli avrebbe rivelato che la pratica pendente in Prefettura, conteneva delle criticità. Criticità oggetto di verifiche in corso.

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