Lo spaccio sul Tirreno Cosentino, la «droga parlata» e il ruolo di “Rosy Abate”
L’evoluzione degli assetti criminali legati ai vuoti di potere. «Campo libero» a soggetti rimasti ai margini delle organizzazioni criminali

SCALEA Il sospetto della Dda di Catanzaro è che a Scalea, in provincia di Cosenza, vi sia una articolata associazione a delinquere finalizzata all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. E’ quanto emerge dalla ricostruzione accusatoria, che – questa mattina – ha portato alla scoperta di un presunto sodalizio criminale. L’inchiesta denominata “Baia Bianca” cristallizza l’evoluzione degli assetti criminali legati ai vuoti di potere determinati a seguito delle recenti operazioni che hanno lasciato «campo libero» a soggetti -fino a quel momento – rimasti ai margini delle organizzazioni criminali precedentemente egemoni sul territorio. Gregari e seconde linee riuscite ad assumere il controllo dei business illeciti e il «prestigio» necessario ad imporsi sul territorio.
La droga parlata
Chi indaga segnala una serie di rifornimenti di sostanza stupefacente da Giovanni Condello, residente a Napoli. Secondo la ricostruzione accusatoria, lo stesso indagato avrebbe concordato telefonicamente con i promotori del gruppo criminale la vendita di droga. Non solo, avrebbe anche provveduto «al materiale trasporto della partita di stupefacente». Saranno le intercettazioni e le riprese di alcuni sistemi di videosorveglianza a tracciare i “viaggi” oggetto dell’indagine e i successivi «scambi di narcotico e denaro» caratterizzati dall’utilizzo di un linguaggio criptico. «Documenti», «Giglio», «Sciroppo» e «Roba» sono alcune delle parole utilizzate dagli indagati in riferimento alla sostanza stupefacente.
Il riferimento a Rosy Abate
Rosy Abate è un personaggio di una serie televisiva che – anni fa -narrava, romanzandole, le vicende legate alla lotta tra lo Stato e l’organizzazione criminale di Cosa Nostra. Figura carismatica, la boss interpretata dall’attrice Giulia Michelini, riuscì a conquistare il pubblico. Il personaggio viene richiamato anche nell’inchiesta “Baia Bianca”, quando Mikael Foresta (indagato) riconosce – questa l’ipotesi accusatoria – in Maria Grazia Cortese (indagata) «un ruolo predominante (…) la cui caratura criminale veniva paragonata a quella di Rosy Abate». A sostegno della tesi proposta, l’accusa riferisce di alcune operazioni di controllo di polizia avvenute in una abitazione dove sarebbero stati registrati «una serie di contatti tra Mikael Foresta e Maria Grazia Cortese, nei quali quest’ultima dava indicazioni al sodale sulle attività da compiere per evitare che i militari scoprissero il narcotico». (f.b.)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato