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il processo

Rinascita Scott, il palazzo sul sito archeologico e il dirigente comunale «mazzettista»

In aula il maresciallo Russano del Ros. Giamborino diceva di Nesci: «La mazzetta la devo pagare al comandante dei vigili»

Pubblicato il: 07/12/2021 – 20:38
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, il palazzo sul sito archeologico e il dirigente comunale «mazzettista»

LAMEZIA TERME «Lo scroccone», e ancora «il mazzettista». Giovanni Giamborino – considerato dall’accusa nel processo Rinascita Scott come uno degli uomini più vicini al boss Luigi Mancuso – si riferisce con disprezzo a Filippo Nesci, ex comandante del corpo dei vigili urbani di Vibo e, per un periodo, anche dirigente del settore Urbanistica. Un settore strategico del quale Giamborino avrebbe approfittato per costruire un immobile a Vibo Valentia, vicino all’ospedale cittadino, sopra un sito archeologico. Giamborino, grazie ai contatti con Nesci, avrebbe chiesto di approvare una variante al progetto per rendere abitabile la zona parcheggi aumentando così il valore dell’immobile. In cambio Nesci (che è accusato di corruzione aggravata) avrebbe ottenuto da Giamborino la promessa di somme di denaro. Su questa vicenda hanno indagato i carabinieri del Ros e oggi in aula è stato sentito il maresciallo Carlo Alex Russano, interrogato dal sostituto procuratore Andrea Mancuso. Giamborino parla spesso, con le persone a lui vicine, della figura di Filippo Nesci, con una carriera che comincia nella Polizia di Stato, arriva nell’amministrazione provinciale di Vibo Valentia e prosegue nel Comune di Vibo Valentia. «Giovanni Giamborino lega alla carriera professionale di Filippo Nesci il cugino Pietro e Gaetano Bruni». Il cugino Pietro è Pietro Giamborino, ex consigliere regionale, anch’egli imputato in Rinascita con l’accusa di essere legato alla cosca dei Piscopisani. Gaetano Bruni, che non è imputato né risulta indagato, è stato presidente della Provincia di Vibo dal 1999 al 2008.

«Cornuto, la mazzetta mi ha chiesto»

Il primo luglio 2016, i carabinieri intercettano un incontro tra Giovanni Giamborino e Rosario La Bella (non è imputato né risulta indagato). Quest’ultimo chiede notizie del comandante Nesci. «È un mazzettista. Cornuto, la mazzetta mi ha chiesto», risponde Giamborino. Il giorno dopo l’argomento Nesci torna sulle labbra di Giamborino in un dialogo con Salvatore Galati (anche lui non è imputato). I due si trovano al Cin Cin bar che si trova accanto all’immobile che Giamborino stava facendo costruire. Giamborino parla dei debiti che aveva contratto e spiega che «la mazzetta la devo pagare al comandante dei vigili… per tenerlo buono, per caricarlo sotto, un paio di mila euro, sta facendo le carte tutte veloci, a lampo di pistola e se non ero io non andavamo da nessuna parte».

«Gli do 2000 euro quando mi cadono dalle tasche»

La storia della mazzetta Giamborino la racconta anche all’ingegnere Francesco Ferdinando Basile durante un viaggio che i due fanno alla volta di San Giovanni Rotondo.
«Lo sapete che vuole?», dice Giamborino.
«Chi?», chiede Basile.
«Il comandante», risponde Giamborino riferendosi a Nesci.
«E da te lo sa che non ne prende», dice Basile.
«Ma però lui ci prova e da me prende una testa di cazzo… Me lo palleggio in questo modo: “poi se ne parla, poi vedendo e facendo”. Se gli do 2000 euro, quando mi cadono dalle tasche glieli do, non di più», dice Giamborino.
«Non li hai – gli dice Basile – e pure se li hai te li tieni per te».

La casa a Forlì

Anche col cognato Saverio Piperno Giamborino parla di «5000 euro la comandante». Non solo. Racconta al cognato che Nesci gli ha cercato la casa a Forlì per andarci 10 giorni con la moglie.
«Gli ho detto che non c’è la cucina – dice Giamborino – e quello: “Non fa niente io mangio al ristorante”».

L’interesse di Ferrante per l’immobile e l’incontro a casa di Gallone

Tempo dopo, racconta in aula il maresciallo Russano, Nesci aveva contratto un debito con un tale Davide. L’assunzione di quel debito da parte di Giamborino avrebbe consentito a quest’ultimo di ottenere il cambio di destinazione d’uso per aumentare il valore dell’immobile. Il 20 novembre 2016 Giamborino parla con Antonio Mobilio (non è imputato, ndr) e gli racconta che vuole rendere abitabile l’interrato affermando che con 5000/10mila euro che avrebbe dato al comandante l’abitabilità l’avrebbe ottenuta in un’ora.
All’immobile, inoltre, si interessa anche Gianfranco Ferrante, proprietario di fatto del Cin Cin bar. Nel corso di un incontro a casa di Pasquale Gallone, alla presenza di Giamborino e dell’avvocato Giancarlo Pittelli, il boss Luigi Mancuso si informa – racconta il maresciallo –, per conto di Ferrante, sullo stato dell’immobile di Giamborino. Quest’ultimo gli risponde che non avrebbe fatto sconti a nessuno perché per quell’immobile aveva subito spese e umiliazioni.

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