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L’operazione

Blitz dei carabinieri nel Vibonese, catturati Morelli e Tomaino

I due erano latitanti dal dicembre del 2019. Erano sfuggiti all’arresto della maxioperazione “Rinascita-Scott”. Individuati nelle campagne di Briatico

Pubblicato il: 14/12/2021 – 23:15
Blitz dei carabinieri nel Vibonese, catturati Morelli e Tomaino

BRIATICO Due elementi di spicco dei clan vibonesi sono stati individuati e arrestati dai carabinieri nelle campagne di Briatico. Si tratta di Salvatore Morelli, 38 anni alias “Turi l’americano” e Domenico Tomaino, 29 anni, alias “il Lupo” (entrambi hanno nominato l’avvocato Giuseppe Di Renzo come difensore). I due sfuggiti all’arresto della maxi operazione “Rinascita Scott” erano latitanti dal 19 dicembre del 2019, data in cui scattò appunto il colossale blitz coordinato dal procuratore capo della Distrettuale di Catanzaro Nicola Gratteri.
Da mesi gli investigatori si erano messi sulle tracce dei due e martedì sera grazie ad un’operazione coordinata e chirurgica dei carabinieri il cerchio si è chiuso. Quando i militari hanno avuto la certezza che Morelli e Tomaino si trovassero in un rifugio nascosto tra le campagne di Conidoni nel territorio di Briatico è scattato il blitz. A supporto dell’operazione anche lo squadrone eliportato dei “Cacciatori Calabria”.

Il profilo criminale dei latitanti

Salvatore Morelli, alias l’Americano, 38 anni, è considerato uno dei vertici della cosca Pardea-Ranisi di Vibo Valentia, inizialmente era uno dei luogotenenti di Andrea Mantella e della ‘ndrina che l’attuale collaboratore di giustizia aveva creato dopo essersi distaccato dai Lo Bianco-Barba. Col pentimento di Mantella, Morelli è diventato uno degli esponenti di vertice dei Pardea-Ranisi «con il compito di gestire i rapporti con le altre consorterie, rappresentando, esercitando azione di coordinamento dei sodali, collaborando con Domenico Macrì e Francesco Antonio Pardea nella gestione del sodalizio e condividendo, con gli stessi, le decisioni più importanti, partecipando anche direttamente alle attività estorsive».
Domenico Tomaino, alias “il Lupo”, 31 anni, è considerato anche lui partecipe della cosca Pardea-Ranisi, alle dirette dipendenze di Salvatore Morelli, Domenico Macrì e Francesco Antonio Pardea. Tomaino era dedito a eseguire gli ordine dei vertici in particolare per quanto riguarda le estorsioni.
Sono Salvatore Morelli e Domenico Tomaino, tra le altre cose, (insieme a Pugliese Carchedi) ad essere accusati di avere piazzato la carcassa di un delfino morto davanti alla sede delle società 2P Costruzioni e Patania Costruzioni (la prima di proprietà di Antonio Francesco Patania e la seconda di proprietà di quest’ultimo e del padre Francesco Michelino Patania). Un atto intimidatorio per costringere i Patania a pagare una somma di denaro a titolo estorsivo.
Su entrambi i soggetti convergono diverse deposizioni di pentiti che dipingono il loro profilo criminale.

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