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l’intervista

Gratteri: «Non mi interessava la Procura di Milano, mio impegno più in linea con la Dna»

Il procuratore di Catanzaro a “Qn”: «Spero che il Pnrr faccia restare i giovani. Ma il governo non pensa alla lotta alle mafie»

Pubblicato il: 27/12/2021 – 17:40
Gratteri: «Non mi interessava la Procura di Milano, mio impegno più in linea con la Dna»

LAMEZIA TERME È figlio di un camionista che, dopo tanti sacrifici, ha aperto un negozio di generi alimentari a Gerace. Sua madre era una casalinga e lui ha frequentato le scuole medie e il liceo scientifico a Locri. Di quegli anni, tra le altre cose, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, ricorda l’atteggiamento arrogante dei figli dei mafiosi fuori dalla scuola. «Forse l’idea di fare qualcosa per combattere quel tipo di prepotenza è nata in quegli anni. Mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, poi ho superato il concorso in magistratura. Quando è stato il momento di scegliere la prima destinazione, ho scelto proprio Locri e da allora non ho mai lasciato la Calabria», racconta nell’intervista pubblicata oggi dal Quotidiano nazionale.

«Mi auguro che il Pnrr freni la fuga dei cervelli»

Il procuratore di Catanzaro guarda con apprensione alle scelte che la politica dovrà operare e che ricadranno sul futuro dei giovani calabresi, soprattutto dei neolaureati. Infatti alla domanda se consiglierebbe ai ragazzi di lasciare la Calabria per andare all’estero risponde con la lucidità di un padre che i propri figli li ha visti partire davvero: «Ognuno deve fare le proprie scelte. Quando non si trova lavoro, è difficile chiedere a un giovane di restare. Mi auguro che i soldi destinati al Sud dal Pnrr contribuiscano a interrompendo la fuga di tanti cervelli che impoveriscono le nostre terre. È un peccato perderli dopo averli formati. Spesso, quando si arriva alla laurea, il professore più che il meritato titolo di studio, allo studente sembra ironicamente consegnargli il passaporto».

«Dobbiamo essere credibili»

Intanto i calabresi in difficoltà continuano a bussare alla sua porta, ogni giorno, per parlare e per denunciare. Un attestato di stima e fiducia da parte della popolazione ma anche una grande responsabilità, quella di cercare di dare risposte adeguate. «Spero di riuscirci – dice Gratteri –, anche se non è facile. Ma ce la metto tutta. Lo dico anche ai miei colleghi più giovani. Dobbiamo essere credibili, perché solo così è possibile convincere la gente a denunciare, a ribellarsi, a collaborare».
Gratteri fa il magistrato requirente da oltre 30 anni. Dal 1989 vive sotto scorta. Niente cinema, ma anche il mare «per me è off limits, nonostante abiti a meno di 10 chilometri dallo Ionio». Però, racconta, non ha mai pensato di smettere, di deragliare di un grado dal percorso intrapreso. E questo nonostante il suo percorso sia sempre stato ad alta velocità e irto di ostacoli. Ci sono le minacce della ‘ndrangheta, le intercettazioni delle cosche armate fino ai denti, anche con ordigni dinamitardi. Però Gratteri ritiene «improponibile» un confronto con i giudici Falcone e Borsellino. Da parte sua dice, la paura cerca di addomesticarla: «Sarei ipocrita a dire di non avere paura. Ma ho cercato sempre di non farmi condizionare da quello che è un sentimento umano. Legittimo, ma non condizionante. Le mie motivazioni sono più forti della paura».

«La lotta alle mafie scomparsa dall’agenda politica»

Quello che lo indigna di più, a fronte di un enorme lavoro per contrastare le mafie è che: «Quella che doveva essere una priorità bipartisan è scomparsa dall’agenda politica». Anche perché quella contro la ‘ndrangheta è una battaglia tutt’altro che finita: «Per usare un termine sportivo, diciamo che si sta pareggiando. Ma è una battaglia che non tutti vogliono combattere». Senza contare gli ostacoli che si frappongono come la riforma sull’improcedibilità.

«Procura nazionale antimafia in linea con il mio impegno»

«Prima della riforma – spiega Gratteri –, bisognava snellire l’iter dei processi, informatizzandoli. Dichiarare improponibili i processi che non arrivano a giudizio definitivo entro un determinato periodo significa negare giustizia a chi si affida a noi per averne. Sarà sempre più difficile condannare persone per reati contro la pubblica amministrazione, corruzione, reati ambientali, omicidi colposi e quant’altro».
Intanto il magistrato pensa anche al futuro. Spiega che non si è candidato alla Procura di Milano «perché non ero interessato a guidare quella Procura» e si è candidato come procuratore nazionale antimafia: «Ho presentato domanda per la Direzione nazionale antimafia, perché ritengo sia più in linea con quanto da me fatto fino a questo momento. Vedremo».

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