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l’intervista

‘Ndrangheta e bitcoin ma «per l’Europa le mafie sono un tabù»

Il procuratore Gratteri a Play Digital: «L’élite della criminalità è già pronta con la moneta elettronica. In nome della privacy Germania, Olanda e Belgio negano il problema»

Pubblicato il: 21/01/2022 – 8:21
‘Ndrangheta e bitcoin ma «per l’Europa le mafie sono un tabù»

CATANZARO «Oggi non esiste più il mafioso che abbiamo conosciuto finora. Oggi il mafioso spara sempre meno, è sempre meno, apparentemente, violento però pensa molto agli affari, pensa molto all’economia e quindi, per forza di cose, deve avere a che fare con l’economia e con l’informatica». Mafia, monete virtuali e nuove tecnologie è il tema che il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha affrontato nel corso della trasmissione Rai, Play Digital. Nel contrasto alle nuove mafie, è emerso, l’Europa resta, colpevolmente, indietro. La salvaguardia della privacy e il fatto che le mafie mantengano un basso profilo limitando l’uso della violenza sono le ragioni per negare la presenza della criminalità organizzata.
«I mafiosi – ha spiegato Gratteri – hanno molti soldi e si rivolgono al mondo delle professioni per fare transazioni sofisticate, transazioni all’estero, per fare investimenti dove è necessario anche saper interagire via web».

‘Ndrangheta e bitcoin

L’élite della ‘ndrangheta non disdegna neanche l’uso dei bitcoin, la moneta virtuale che garantisce anonimato e transazioni sofisticate.
«Più volte – ha detto Gratteri – in alcune indagini abbiamo visto gli ‘ndranghetisti, soprattutto i trafficati di cocaina, dire ai colombiani “vi paghiamo con bitcoin”. Ma i colombiani non vogliono ancora essere pagati con bitcoin, hanno ritrosia. Però l’élite della ‘ndrangheta è già pronta con la moneta elettronica».

Mafie, tema tabù per l’Europa

«Ancora non c’è la perfetta percezione di questo nuovo step della ‘ndrangheta – ha affermato Gratteri –. Ma abbiamo l’élite delle forze dell’ordine che hanno chiaro questo fenomeno. Il problema è farlo capire a chi ha il potere decisionale di fare riforme normative che servono per contrastare questa nuova frontiera. Questo tema è tabù per l’Europa perché i Paesi del centro e nord Europa non ne voglio sentire parlare: in nome della privacy loro accettano che in Stati come Germania, Belgio e Olanda ci siano le mafie. Questi Paesi non aggrediscono le mafie in modo invasivo, con la tecnologia. Non vogliono che le forze dell’ordine siano ancora più penetranti e invasive con le intercettazioni ambientali o con i trojan. Molti Paesi d’Europa pensano che le mafie non siano così presenti come diciamo noi perché le mafie lì non sparano ma vendono cocaina e, con quei soldi, comprano tutto ciò che è in vendita.
Quindi per gli addetti ai lavori e per l’opinione pubblica le mafie non sono un problema. Ma le mafie sono intelligenti e furbe, hanno capito bene la lezione della strage di Duisburg, e quindi quegli errori non li faranno più. Pensi che la Germania è il Paese a più alta densità ‘ndranghetistica dopo l’Italia, perché è il Paese più ricco è c’è una legislazione che non contrasta il riciclaggio in nome della privacy.

Il rapporto coi social

E il rapporto con i social? A fruttare i social, dice Gratteri, «non è la ‘ndrangheta alta» quanto gli esecutori materiali, i «manovali» ai quali fino a ora «gli è andata bene».

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