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«No alla logica del sospetto sulla giustizia a Catanzaro. Le indagini sulla corruzione partono da qui»

Il presidente della Corte d’Appello difende il Distretto. «I nostri tra i magistrati più produttivi in Italia. Croniche e gravi scoperture di organico»

Pubblicato il: 22/01/2022 – 11:18
di Alessia Truzzolillo
«No alla logica del sospetto sulla giustizia a Catanzaro. Le indagini sulla corruzione partono da qui»

LAMEZIA TERME «L’ultimo anno è stato segnato, ancora una volta, dal fenomeno pandemico e dalle ulteriori criticità verificatesi nel copro della magistratura, nazionale e distrettuale. Su tale ultimo aspetto l’onda lunga della crisi continua a disegnare uno scenario di incertezza nell’opinione pubblica, presso la quale l’indice di fiducia in noi magistrati è ridotto al minimo storico, al 30%». Il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso, dà i primi tratti di uno scenario complicato. «Scenario – continua – in cui si inseriscono le censure del giudice amministrativo alle nomine del Csm. Ma le analisi anche interne sono parziali e fuorvianti in quanto indirizzate alla soggettivizzazione dei fenomeni, tali da non spiegare le dinamiche di essi. Ritengo che ricondurre gli eventi che hanno interessato il corpus magistratuale a questione etica sia riduttivo. Le decisioni fuori dalle sedi istituzionali e con l’esclusione dei soggetti, laici e magistrati, deputati ad assumerle, comportano un deficit inammissibile di democrazia in quanto curvano il potere democratico di scelta del Csm a logiche di lobby. In tale ambito di distorsione dei poteri, correlata ad appartenenza, si inserisce la corruzione del procedimento elettorale e del consenso, sempre meno ideale e ideologico ma orientato prevalentemente a logiche di convenienza il più delle volte carrieristica».
«Il contesto cennato – secondo Introcaso – delinea dunque non solo e non tanto una questione morale ma una questione di democrazia che in troppi, prima di tutto i magistrati, vogliono mettere superficialmente in secondo piano, e sulla bisogna intervenire con la modifica della legge elettorale del Csm».

«No alla logica del sospetto e della criminalizzazione. Le indagini sulla corruzione sono nate nel distretto di Catanzaro»

«Quanto all’onda lunga della crisi riversatasi in ambito locale – spiega ancora il presidente della Corte d’Appello –, agli eventi che hanno caratterizzato quest’ultimo anno, non possiamo, io e tutti i 312 magistrati del Distretto, che affidarci ad altri giudici, nel ripudio della logica del sospetto, della criminalizzazione e sfiducia diffusa, veicolata attraverso il pettegolezzo assurto sempre più a camera dell’eco in un contesto fragile di controllo della notizia. E ribadire che le indagini sono nate nel Distretto e in uffici del Distretto. Da qui il ringraziamento sentito, la riaffermazione di fiducia senza limiti, di stima, amicizia ai colleghi magistrati della Corte in particolare, che con sobrietà, serietà, impegno svolgono il lavoro quotidiano. Gli stessi sentimenti verso il personale amministrativo».

«Il distretto ha dato risposte alla domanda di giustizia»

«La pandemia – altro ineludibile argomento della relazione – ha minato la certezza come elemento fondamentale del pensiero occidentale, negando ogni facoltà di razionale previsione e progettualità del futuro. In tale generale contesto mi piace ancora una volta ricordare che il nostro impegno, il nostro iusdicere è stato caratterizzato dall’applicazione delle regole e della legge ordinaria nell’emergenza. Non si è dato luogo a un diritto materiale dell’emergenza, tale da incidere sulle libertà dei cittadini e sui diritti e obblighi, anche nuovi, creati dalla legislazione adottata nell’emergenza, in una prospettiva secondo alcuni di un diritto “iperbolico”, di iperproduzione di doveri e diritti. Ebbene, il distretto di Catanzaro ha risposto con l’esercizio della giurisdizione nell’emergenza dando in primo luogo risposte alla domanda di giustizia, in modo che gli indici onorari in riferimento e classificazione europea sono risultati positivi in situazione unica in Italia».

L’ultima relazione di Introcaso. «A Catanzaro magistrati tra i più produttivi d’Italia»

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E’ questo l’ultimo anno nel quale il presidente della Corte d’Appello, Domenico Introcaso, relazionerà e presterà il proprio servizio al vertice della Corte del Distretto di Catanzaro. Lo dice lo stesso magistrato nelle conclusioni della sua relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022: «E concludo con la solita formula, con il sollievo della mia ultima volta dopo un percorso di 43 anni di toga».
Un discorso sentito e mai banale, quello del presidente Introcaso il quale introduce temi attuali e determinanti.
«Non può dubitarsi – ha detto – della insostenibilità della durata dei processi in Italia, universalmente conosciuta, ma va ricordato che i magistrati italiani, secondo fonti Cepej del Consiglio d’Europa, sono i tra i più produttivi dei 46 Paesi esaminati. E quelli di questo Distretto sono, a loro volta, tra i primi d’Italia quanto a produttività». Non è mancata, da parte di Introcaso, una ferma critica alla riforma Cartabia e in particolare sull’improcedibilità: «Da qui la necessità di intervenire sul sistema e non su un parametro – il tempo – estraneo ad esso in una opzione di semplificazione del fenomeno, con intervento estraneo e formale di risoluzione delle criticità del fenomeno, con intervento estraneo e formale di risoluzione delle criticità con l’accetta, lasciando, per altro, fuori dalla previsione reati gravi e di accentuata lesione dei valori sociali. Il formalismo è un metodo di semplificazione che mal si attaglia a realtà criminali e giudiziarie come la nostra, chiamata ad accertare fenomeni complessi di estensione nazionale ed internazionale con tutti i reati ad essi collegati».
«Le aporie generali di sistema – ha proseguito il presidente della Corte d’Appello – trovano, nel Distretto di Catanzaro, straordinaria soluzione nel coinvolgimento in dette dinamiche di colleghi di prima nomina e di modestissima esperienza professionale, che con consapevolezza, forza di carattere, qualità, impegno strenuo, sono chiamati a giudicare su processi per così dire storici, di accertamento di responsabilità penali riferite a fenomeni di ‘ndrangheta. E di questo non possiamo, noi tutti, che essere orgogliosi».

Le «croniche e gravi scoperture di organico»

Un passaggio Introcaso lo dedica alle «criticità nel settore penale» che «sono addebitabili, in prevalenza, alle croniche e gravi scoperture di organico. Attualmente la Corte soffre di una scopertura del 25% dei consiglieri, accentuata da un’applicazione extradistrettuale prorogata e da un indice di alternanza del giudici del 42%. Inoltre negli ultimi anni è aumentato in maniera esponenziale ed è sempre crescente il numero di maxi processi di criminalità organizzata, di trattazione urgente e prioritaria, con impegno di tutti i consiglieri in numerose udienze, di lunga durata spesso anche per la necessità di riaprire le attività istruttorie, con conseguente ripercussione di tale maggiore carico di lavoro sulla fissazione e definizione dei processi ordinari».

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