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Intralcio alla giustizia, condannato a un anno e 20 giorni l’imprenditore Caruso

L’imputato avrebbe avvicinato la parte offesa chiedendo di ritrattare le accuse di usura

Pubblicato il: 02/02/2022 – 20:13
di Alessia Truzzolillo
Intralcio alla giustizia, condannato a un anno e 20 giorni l’imprenditore Caruso

LAMEZIA TERME È stato condannato a un anno e 20 giorni di reclusione l’imprenditore lametino Giuliano Caruso. L’accusa è quella di intralcio alla giustizia perché, nel corso di un procedimento per usura ancora aperto nei suoi confronti, avrebbe avvicinato la parte offesa (Antonio Pettinato) cercando di indurlo a ritrattare le accuse. Un tentativo non riuscito che ha portato non solo alla condanna di Caruso per usura a 2 anni e 8 mesi in primo grado, ma ha portato ad aprire contro di lui un secondo procedimento per intralcio alla giustizia. Questa mattina l’accusa aveva chiesto una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.
Caruso è stato condannato dal giudice monocratico Domenico Riccio per il comma uno del capo di imputazione, ovvero per l’offerta fatta a Pettinato di annullargli il credito che riteneva di vantare nei suoi confronti per un importo di 180mila euro, di pagargli tutte le spese di viaggio che avrebbe dovuto affrontare per recarsi a Lamezia Terme a rendere testimonianza, di procurargli e pagargli un altro avvocato – Pettinato è difeso dal legale Michele Gigliotti – che si sarebbe occupato di seguire la vicenda processuale ed in cambio gli chiedeva di non costituirsi parte civile nel processo per usura e di riferire al giudice che il denaro versatogli in base al primo accordo usurario era stato scontato nel secondo contratto che avevano stipulato e di non aver mai riferito tale circostanza agli inquirenti per mera dimenticanza. Una profferta mai accettata da Pettinato che ha denunciato alla Guardia di finanza di Lamezia Terme quanto accaduto.
L’imprenditore, difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Antonio Larussa, è stato condannato all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, a pagare una provvisionale di 5mila euro alla parte civile (ovvero Pettinato) e a risarcirla secondo quanto verrà disposto in sede civile.
Il giudice ha assolto Caruso – perché il fatto non sussiste – dal comma tre dello stesso capo di imputazione, ossia dall’uso di violenza o minaccia per ottenere il fine dell’intralcio alla giustizia.

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