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«Rappresentazione del dolore, spettacolarizzazione e cronaca»

«La notizia non è più il perché un ragazzo di 33 anni sia arrivato a compiere un gesto di una violenza estrema verso se stesso. Non è più la disperazione di un uomo o le cause che lo hanno spinto ad…

Pubblicato il: 02/02/2022 – 14:33
di Chiara Penna
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«Rappresentazione del dolore, spettacolarizzazione e cronaca»

«La notizia non è più il perché un ragazzo di 33 anni sia arrivato a compiere un gesto di una violenza estrema verso se stesso. Non è più la disperazione di un uomo o le cause che lo hanno spinto ad un atto dimostrativo di tale portata. Sembra non importare neanche riflettere su cosa e quali responsabilità abbia eventualmente una società ormai annichilita ed abituata ad ignorare quanto l’attuale contesto storico e sociale stia favorendo il sorgere di disturbi di personalità e l’acuirsi di malattie mentali preesistenti. Oggi, di fronte ad un uomo che si muove senza proferire una parola e quasi schivando gli estintori, come una torcia umana, gli argomenti sono: trovare il responsabile che ha girato il video, l’indignazione sul perché lo si è inoltrato più volte – dopo averlo nella maggior parte dei casi guardato – e discutere sull’opportunità o meno della sua pubblicazione su alcuni quotidiani. Fermo restando che l’ultima preoccupazione di un uomo disperato, che tenta di togliersi la vita cospargendosi a più riprese di benzina per darsi fuoco davanti ad una caserma dei carabinieri, sia la tutela della sua riservatezza, ritengo che il fiume di commenti, spesso altrettanto violenti e inquisitori, a corredo delle situazioni sopra citate, non solo siano manifestazione della totale perdita di vista del vero focus della questione, ma non sia che l’altra faccia della medaglia dello stesso orrore che si crede di condannare. In questo tritacarne ci siamo dentro tutti nel momento stesso in cui si ha la solita arroganza di dissociarsene.
Ora, partendo dal presupposto che è di tutta evidenza come la scelta di questa terrificante modalità di auto eliminazione attraverso il proprio incenerimento pubblico sia da interpretare come un atto dimostrativo di immediata cancellazione della propria esistenza fisica, è chiaro che lo spirito di chi lo ha posto in essere, è quello di farlo nella maniera più brutale ed eclatante possibile, proprio per smuovere le coscienze. Diversamente avrebbe agito nella intimità della propria stanzetta. Non deve stupire, dunque, che qualcuno, come reazione, abbia iniziato a filmare, attenzione: a fatto iniziato e quasi concluso, quando si vedono chiaramente tre persone, tra cui un carabiniere, cercare di spegnere le fiamme già divampate. Non siamo di fronte ad un qualcuno che riprende, magari commentando in modo inopportuno invece che intervenire in soccorso. Ma di una persona la cui voce disperata documenta un fatto eclatante. Condivisibile o meno, ma assolutamente non insolito e non condannabile come invece lo sono molti video amatoriali in cui persone con disabilità, anziani o minori vengono bullizzati, derisi e registrati vigliaccamente da chi ruba momenti della loro vita quotidiana e non si crea problemi a diffonderli a mò di sfottò su chat di gruppo o social, convinto di essere divertente. Documentare un fatto violento che avviene sotto i nostri occhi e che altrimenti nessuno avrebbe mai visto in tutta la sua drammaticità non è fenomeno recente, né indice di sadismo, come superficialmente mi è capitato di leggere. È successo l’11 settembre del 2001, quando i passanti invece di mettersi in salvo filmavano i corpi dei disperati che si lanciavano nel vuoto, cristallizzando così delle immagini che solo dopo sarebbero diventate storiche, ma è successo anche durante risse, pestaggi o rapine, con video che poi sono stati addirittura utili alle forze dell’ordine. Non vedo perché, allora, pur nel rispetto della sensibilità personale del singolo, questo video non debba essere visto e preso per quello che è: una fotografia drammatica e storica dei tempi disperati che stiamo vivendo. È evidente, allora, che tutto dipenda dal punto di vista con il quale lo si osserva. Quanto all’aspetto giornalistico, mi stupisce, ma accolgo favorevolmente il fatto che solo oggi ci sia, finalmente, questa levata di scudi contro l’informazione “del dolore” a tutela del rispetto dei drammi umani e contro la spettacolarizzazione delle tragedie. Perché prima di oggi non ho assistito ad altrettanta indignazione di fronte alla diffusione – prima e dopo la riforma del codice deontologico – di immagini di vittime di crimini violenti, atti di indagine secretati, arrestati in manette privati di qualsiasi dignità e trasportati come trofei, video di cabine di funivie piene di futuri cadaveri che precipitano nel vuoto, messa in onda in prima serata di intercettazioni o di chiamate disperate al 118 che seguono un delitto. Non ci siamo fatti mancare neanche l’annuncio in diretta alla madre, del ritrovamento del corpo senza vita della figlia. Si potrebbe continuare ad oltranza.
Un atto di ribellione un po’ tardivo, forse abbastanza ipocrita, ma che mi fa a questo punto ben sperare in un futuro comunicativo più discreto e rispettoso per tutti.
Considerazione a parte meritano invece le immagini deplorevoli che sono state evidentemente scattate all’interno dell’ambulanza ed all’interno del pronto soccorso e che ritraggono l’uomo nel mentre vengono prestati i soccorsi. È chiaro che in questo caso il disappunto ed il rammarico verso tanta poca professionalità e molta superficialità sono del tutto comprensibili, posto che molto probabilmente si ravviseranno in capo ai responsabili delle responsabilità di carattere penale che non spetta certo a noi individuare. Pertanto, in questo caso specifico, lascerei da parte le considerazioni circa il malessere sociale legato alla diffusione del video o alla necessità di salvaguardare la privacy dell’uomo, perché mi sembrano obiettivamente argomenti poco attinenti o comunque secondari. Ritengo, piuttosto, si tratti di comprendere che la dignità del ragazzo probabilmente è stata lesa molto prima del gesto, da una società che evidentemente se ne preoccupa troppo tardi e si sveglia dal torpore soltanto nel momento in cui guarda in faccia quell’orrore, che non avremmo mai però conosciuto se non ci fossero stati proprio questi video».

*Avvocato

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