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Lamezia, la coca “gialla” e quella tagliata (male) con l’Aulin. «Questa cosa dell’arancia ti brucia tutto»

«Ne ho rovinata 7 grammi» ammette uno degli indagati intento a lavorare la droga, intercettato dagli inquirenti. «Però sale, non è uno schifo»

Pubblicato il: 24/02/2022 – 7:01
di Giorgio Curcio
Lamezia, la coca “gialla” e quella tagliata (male) con l’Aulin. «Questa cosa dell’arancia ti brucia tutto»

LAMEZIA TERME «Domenico fagliela vedere per favore… mai vista una cosa del genere… la volete provare? Questa è già squagliata…». Poi il silenzio e il commento: «È gialla». Attimi di panico nel magazzino di via Torre, a pochi passi dal centro di Lamezia Terme, proprio mentre alcuni degli indagati dell’ultima inchiesta della Squadra mobile di Catanzaro e del Commissariato lametino, si ritrovano impegnati nella lavorazione di una quantità imprecisata di cocaina. Durante le operazioni di taglio della coca, però, qualcosa va storto, un errore nelle operazioni di mescolamento a qualche sostanza da taglio, avvenuto prima dell’approvvigionamento, divenuta di colore giallo.
L’episodio, riportato nell’ordinanza firmata dal gip, dimostra secondo l’accusa come gli indagati «stessero detenendo e raffinando, al fine di ricavare delle dosi, sostanza stupefacente del tipo cocaina».

La coca gialla e la soluzione

È il 14 febbraio del 2018 e tutto viene intercettato dagli inquirenti. Ci sono Domenico Bonali e Antonio Pagliuso – entrambi finiti in carcere – oltre ad un altro indagato arrivato nel magazzino per “assaggiare” la cocaina per poi rivenderla. I tre discutono, preoccupati per il colore giallo della droga, ma poi cercano insieme una soluzione per farla ritornare bianca. «…adesso te lo faccio io qualche medicinale che… allora se io adesso la squaglio…» e poi discutono anche sul prezzo: «(…) quarantotto l’ho pagata, due euro ci prendo… e neanche ce ne siamo accorti…».

La cocaina tagliata con l’Aulin

Dopo l’episodio della cocaina coloratasi di giallo nel corso della raffinazione in atto nel magazzino di via Torre, il 20 febbraio 2018 gli indagati si lamentano ancora della scarsa qualità della partita di narcotico che stavano lavorando, questa volta coloratosi di arancione per via della sua scarsa qualità. Anche stavolta gli inquirenti sono in ascolto. Nel magazzino di via Torre giungono Danilo Pileggi, per lui disposto l’obbligo di dimora, l’indagato Santo Talarico detto “Sandrino” e Gianluca Adone, anche per lui obbligo di dimora, il cui ingresso veniva monitorato dalle telecamere installate. I tre ospiti – è scritto nell’ordinanza – «probabilmente convinti di trovare dello stupefacente da consumare, riscontrato il contrario decidevano di andare ad acquistarlo». Nel magazzino restano Pileggi e Adone, con il primo che lo invita ad “assaggiare” la cocaina che, a causa di un errore commesso durante le fasi di “taglio”, questa volta era diventata addirittura di colore arancione. Lo stesso Pileggi ammetterà che era stato lui stesso a tagliare la cocaina, aggiungendo però una bustina di Aulin all’arancia.

«Qui parlate con un dottore, un professore»

«(…) scusa un attimo, ma quella con l’Aulin mi puoi dire se ti sale, apri un attimo, entra un attimo, no che lui l’ha sciolto e lo ha visto e.…» dice Pileggi ad Adone che risponde: «E dai, e dai cosa stai dicendo…» «Vuoi vedere che io me la faccio e mi riprendo…». Durante la conversazione intercettata dagli inquirenti interviene anche Domenico Bonali. «Aspetta… un momento che qui state parlando con un dottore, un professore, io sto parlando della “cosa” mia, io sto parlando della cosa mia, non sto parlando della “cosa” tua… io sto parlando della “cosa” mia poi a te se te l’ha portata arancione, gialla, verde è un altro discorso, però ti dico se da questa qui ne doveva uscire tanto, ne è uscita ancora di meno…». Pileggi, poi, ammette di essere stato lui a “rovinarla”: «Io, io, io l’ho rovinata…».
«Minchia come l’ho cacata con questa cosa, lo sai quanto ne ho rovinata? Sette grammi, ma che cazzo ne sapevo che me la dava all’arancia (…) Antonio gliel’ha ordinata, il problema quale è stato? Che c’era questa cosa all’arancia, altrimenti l’avevamo fatta buona noi, sopra sette ne sono uscite nove, cinque gliele davamo ad Antonio ed al suocero se non era all’arancia (…) a loro, e quattro me li tenevo io belli belli, invece il coglione mi è andato a prendere un’Aulin all’arancia… si è rovinato tutto, però sale non è uno schifo, si sente questa cosa dell’arancia che ti brucia tutto…». (redazione@corrierecal.it)

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