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“Sangue infetto”, la famiglia di Ruffolo impugna la sentenza

La decisione dopo l’assoluzione di Marcello Bossio. La Procura Generale di Catanzaro ha proposto ricorso per l’annullamento dell’assoluzione del medico

Pubblicato il: 24/02/2022 – 8:14
“Sangue infetto”, la famiglia di Ruffolo impugna la sentenza

COSENZA I difensori dei familiari di Cesare Ruffolo, gli avvocati Massimiliano Coppa, Giovanni Ferrari e Luigi Forciniti, hanno depositato il ricorso per cassazione per chiedere l’annullamento della sentenza di assoluzione del dottore Marcello Bossio, primario del reparto di immunoematologia dell’Ospedale di Cosenza (leggi qui). A Cesare Ruffolo, secondo i legali, fu somministrata una sacca con sangue infetto da serratia marcescens che lo condusse a morte in poche ore. I familiari di Ruffolo, in una missiva inviata alla nostra redazione, avevano commentato la sentenza (qui la notizia).

L’impugnazione della sentenza

Intanto, anche la Procura Generale della Repubblica di Catanzaro, ha impugnato l’assoluzione di Bossio emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro rilevando la presunta erroneità della motivazione con la quale i giudici di Appello avevano mandato esente da responsabilità il medico con la formula per «non aver commesso il fatto», rilevando presunte criticità nella condotta del primario. Secondo i legali della famiglia Ruffolo «che l’esercizio dell’ars medica sia suscettibile di dar luogo ad errori e a potenziali responsabilità nell’alveo penale ed in quello civile, rappresenta una implicazione condivisa con qualsiasi altra attività umana, ma la vicenda del paziente Ruffolo ha investito inaspettatamente e con troppa violenza la sua famiglia con una inaccettabile inferenza sul rapporto fiduciario tra il cittadino ed il diritto alla salute irrimediabilmente compromesso, oltre che con una inspiegabile indifferenza della parte contrapposta. La vicenda impone il vaglio della Corte di Cassazione – e condividiamo pure i motivi di ricorso proposti dal Procuratore Generale di Catanzaro – non fosse altro che per quelle esigenze di garanzia riconnesse all’esercizio dell’attività medica che prevedono specifici spazi di interlocuzione tra tutti i soggetti del rapporto». (f.b.)

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