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Pittelli in Tv, la Dda sentirà giornalisti e operatori di “Studio Aperto Mag”

La puntata andata in onda il 22 febbraio mostra l’avvocato, ristretto ai domiciliari, mentre conversa con due estranei delle sue vicende processuali

Pubblicato il: 02/03/2022 – 6:06
di Alessia Truzzolillo
Pittelli in Tv, la Dda sentirà giornalisti e operatori di “Studio Aperto Mag”

LAMEZIA TERME Una telecamera che riprende dal basso, due persone sull’uscio di un appartamento che fanno domande e un uomo che si mantiene sulla soglia e conversa, risponde alle domande. Sono queste le immagini andate in onda nella prima puntata di “Studio Aperto Mag” dedicata alla ‘ndrangheta e su queste riprese la Dda di Catanzaro vuole vederci chiaro. Perché l’uomo che resta sull’uscio e parla con i due interlocutori è Giancarlo Pittelli, imputato nel maxi processo Rinascita-Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e detenuto in regime di arresti domiciliari. Secondo le norme, Pittelli non dovrebbe avere contatti con persone diverse da quelle con le quali convive.
Come si vede in video le riprese sono state fatte dal basso. Non è chiaro come sia stato avvicinato il penalista catanzarese e questo i magistrati intendono appurarlo. L’unica cosa che appare certa è che Pittelli ha aperto la porta e si è fermato a conversare di argomenti inerenti il suo processo.
Nei prossimi giorni la Dda di Catanzaro sentirà gli operatori – e anche il giornalista Klaus Davi sarà essere interrogato venerdì quale persona informata sui fatti – su come è stato realizzato il servizio e su come siano andate le cose. Anche il video verrà acquisito dai magistrati nella sua versione integrale. La prima puntata di “Studio Aperto Mag” è andata in onda il 22 febbraio. I giornalisti arrivano sull’uscio della casa di Pittelli che parla del suo rapporto con la famiglia del boss Luigi Mancuso, dell’aiuto che avrebbe dato alla figlia del capocosca che non riusciva a superare un esame a medicina. Gli chiedono se faceva da tramite tra Mancuso e la politica. «Ma la cosa bella – risponde Pittelli – è che io avrei detto a Mancuso un qualcosa che si sarebbe verificato due mesi dopo». Lo scorso 7 dicembre Giancarlo Pittelli – che si trovava ai domiciliari – si è visto aggravare la misura cautelare da parte del Tribunale di Vibo Valentia in seguito a una lettera che aveva spedito al ministro per il Sud Mara Carfagna nella quale chiedeva: «Aiutami in qualunque modo». Violazione dei domiciliari. Il 9 febbraio lo stesso Tribunale di Vibo ha revocato la misura cautelare in carcere, ripristinando i domiciliari, affermando che «il tempo trascorso dal momento della riapplicazione della massima misura custodiale, nonché il complessivo comportamento dell’imputato possono far esprimere, allo stato un giudizio prognostico favorevole di resipiscienza di Pittelli in punto di futuro rispetto delle prescrizioni sullo stesso gravanti». Ma la Dda di Catanzaro ha proposto appello al Tribunale del Riesame di Catanzaro contro questa decisione adducendo diverse motivazioni: il Tribunale di Vibo Valentia ha deciso sulla scarcerazione di Giancarlo Pittelli «senza nemmeno attendere l’intero decorso dei “due giorni successivi” previsti (…) affinché l’Ufficio del Pubblico ministero esprima il suo parere; la lettera alla Carfagna nella quale «affermava di essere a conoscenza del fatto di non poter avere rapporti di corrispondenza con alcuno, ma si rivolgeva egualmente al ministro» che sarebbe stato invitato «a contattare la moglie» dell’ex parlamentare: «Le tue telefonate come ben sai sono tutelate dall’articolo 68, anche se… talvolta qualcuno se ne dimentica»; la truffa dei diamanti; i fondi societari distratti. L’udienza davanti al collegio del Riesame è prevista per il prossimo 22 marzo. E la “chiacchierata” con i due estranei potrebbe gravare ulteriormente sulle motivazione della Dda di Catanzaro per chiedere, davanti al Tdl, la custodia cautelare in carcere per Giancarlo Pittelli. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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