Ultimo aggiornamento alle 13:24
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 7 minuti
Cambia colore:
 

inchiesta doppio sgarro

L’ascesa del clan di Stilo. I rapporti con le ‘ndrine e il pascolo abusivo sul “patrimonio Unesco”

La Dda di Reggio si sofferma su Fernando Spagnolo, presunto vertice della nuova “locale” confederata ai “Taverniti”. Le preoccupazioni del genero sui pentiti: «Siamo diventati peggio della Sicilia»

Pubblicato il: 09/03/2022 – 16:01
di Francesco Donnici
L’ascesa del clan di Stilo. I rapporti con le ‘ndrine e il pascolo abusivo sul “patrimonio Unesco”

REGGIO CALABRIA Gli interessi della famiglia Spagnolo nella vallata dello Stilaro, secondo quanto ricostruito dalla Dda di Reggio Calabria nell’inchiesta “Doppio sgarro”, sono più recenti rispetto a quelli di altre “famiglie”.
Il gip Giovanna Sergi, nell’ordinanza applicativa delle misure cautelari eseguita dai carabinieri di Reggio Calabria lo scorso 8 marzo, si sofferma sul pervasivo «controllo del territorio» operato dalle locali ‘ndrine tradotto nella morsa che negli anni ha afflitto tanto le locali Istituzioni quanto la cittadinanza producendo una vera e propria paralisi sociale.

«Siamo diventati peggio della Sicilia»

In una conversazione risalente a gennaio 2013 uno degli indagati, Giuseppe Furina, classe 79 e genero di Fernando Spagnolo, esterna all’interlocutore la sua preoccupazione per il suocero e il cognato, Ilario Spagnolo, «nominati da altri due pentiti di Guardavalle…pure in un fascicolo». Nella specie, Fernando Spagnolo ritenuto vertice della consorteria oggetto dell’indagine, risulta già interessato da altre inchieste sui gruppi ‘ndranghetisti della zona, ma riporta ad oggi una sola condanna passata in giudicato per omicidio. Poco prima della sentenza, pronunciata nel 2019, si è reso irreperibile e tutt’oggi risulta latitante.

Fernando Spagnolo, 67 anni

«Qua siamo diventati peggio della Sicilia…una volta la forza nostra era che nessuno […] adesso siamo diventati peggio», lamenta Furina a proposito dell’aumento del numero dei collaboratori di giustizia in regione. Riportano i pm come sia «notorio che una delle caratteristiche che differenzia la ‘ndrangheta dalla mafia siciliana» sia proprio «la scarsa propensione al fenomeno del “pentitismo”, in quanto la ‘ndrangheta si fonda in larghissima misura su una famiglia di sangue ed i vincoli parentali tra le famiglie vengono rinsaldati con matrimoni incrociati». Tendenza che agli occhi di Furina appare cambiare negli ultimi anni. Cita nello specifico alcuni pentiti che avrebbero nominato il suocero come «macellaio di Stilo» in altre inchieste, come ad esempio “Crimine”, dalle quali sarebbe uscito indenne.

Affinità e contrasti della famiglia Spagnolo

Secondo il gip, nella medesima conversazione è da valorizzarsi il passaggio in cui Furina fa riferimento al suocero accennando ai legami «con questi…di Gerocarne, ma loro erano legati prima…con i “Taverniti”», che nei primi duemila, con l’avallo dei “Gallace” avevano provato ad accaparrarsi il controllo sul territorio di Stilo incontrando le resistenze di altre consorterie come i “Simonetti-Crea”. Come emerso nell’indagine “Luce dei boschi”, Spagnolo non solo risulta attento osservatore di questa faida, ma anche persona di fiducia dei Taverniti, cui il suo gruppo sarebbe confederato. Di converso, non correrebbe buon sangue con i “Ruga” e i “Crea”. Snodo interessante è fornito a riguardo dall’inchiesta “Faida dei boschi”, che racconta del piano per l’eliminazione del «boss della montagna», Damiano Vallelunga. In questo contesto gli Spagnolo sarebbero riusciti a «guadagnarsi un riconoscimento ‘ndranghetistico di pregio tra le altre potenti consorterie, capace di renderli autorevoli referenti a cui rivolgersi per la soluzione di problematiche nevralgiche per il predominio del territorio». Sarà qui – nella ricostruzione – che Fernando Spagnolo verrà interpellato dai “Ruga” di Monasterace per «ottenere l’ausilio con la definitiva eliminazione di Vallelunga» in cambio della «promessa del controllo del territorio montano di Stilo». Offerta che non allettava Spagnolo, «convinto sostenitore della necessità di rispettare i patti separatori» in essere. Inoltre, gli inquirenti evidenziano come nel mediare gli attriti coi “Ruga” a favore di Spagnolo avrebbe assunto peso anche il “San Gianni” (comparaggio) avuto con «gente di San Luca».

Lo scioglimento del Comune di Stilo. «Esponenti delle ‘ndrine parenti degli eletti»

Nella relazione del 14 febbraio 2019 che porterà allo scioglimento del Comune di Stilo, la Commissione delegata scrive di una «evidente conflittualità» tra le consorterie attive su territorio. «In questo contesto è stata registrata una sequenza di omicidi, ritenuti essenziali per il riassetto criminale nell’area». Il documento, riempito di “omissis”, fa riferimento a due gruppi attivi sul territorio che paiono riportare alle più recenti inchieste. «La Commissione fa riferimento, inoltre, alla riconducibilità del territorio di Stilo al c.d. “mandamento Ionico” o della Locride, caratterizzato dalla pervicacia del fenomeno mafioso».
Il rinnovo del consiglio comunale era avvenuto a seguito delle amministrative del 5 giugno 2016. «L’organo ispettivo ha, altresì, sottolineato i rapporti di parentela che intercorrono tra esponenti di ‘ndrine operanti sul territorio» e alcuni degli amministratori eletti. L’osservazione che ne proviene nel documento è che «il Comune di Stilo […] dimostra soggezione nei confronti della criminalità locale, rappresentata da diverse imprese operanti sul territorio». Uno stato che si sarebbe tradotto nell’immobilismo della funzione anche rispetto ai progetti di riutilizzo per fini sociali dei beni confiscati presenti sul territorio comunale. La Commissione concludeva quindi riscontrando «una compromissione» dell’attività amministrativa «in un contesto territoriale caratterizzato dalla presenza della criminalità organizzata».

Le “vacche sacre” e il pascolo abusivo sul “patrimonio dell’Unesco”

Esemplificativa di quanto esposto dalla Commissione è una delle ipotesi di reato formulate in “Doppio sgarro” e contestate a Fernando Spagnolo e al figlio Ilario. Si tratta dell’attività di “pascolo abusivo”, nello spiegare la quale i pm partono dal così detto problema delle “vacche sacre” o “intoccabili”, ovvero il pascolo abusivo «su terreni demaniali o privati, di animali allo stato selvatico privi di qualsivoglia segno di identificazione». Molto diffuso (anche) in Calabria, specie nella parte interna della Piana di Gioia Tauro e sulla fascia ionica. La proprietà degli animali in questione risulta «spesso riconducibile agli appartenenti alle cosche della ‘ndrangheta e rappresenterebbe, simbolicamente, il controllo del territorio da parte dell’organizzazione» configurando una sorta di estorsione prodotta dall’occupazione degli altrui terreni.  
Negli anni gli Spagnolo hanno dichiarato – pur non avendone titolo – diversi terreni demaniali «in qualità di titolari di aziende agricole o allevamenti» al fine di ottenere contributi comunitari. Tra questi anche una parte del terreno dove ricade la “pineta del monte consolino ed un antico castello medioevale” tra le principali attrazioni turistiche del centro storico del paese. A luglio 2013, il sindaco Giancarlo Miriello aveva decretato il divieto di transito e pascolo su tutto il territorio comunale, ma l’ordinanza non aveva fermato Spagnolo – in quello stesso mese arrestato – dal continuare nell’attività di pascolo. In una conversazione intercettata a fine 2014 Spagnolo incontra il sindaco per «sistemare la cosa».
«Siccome io ho quattro vecchie capre che in tutta Italia, in tutta Italia i comuni pagano i pastori per mangiare l’erba, che non prende fuoco…». «Ma io…qua è patrimonio dell’Unesco», replica il primo cittadino, che sottolinea come «i carabinieri (avessero imposto, ndr) che dobbiamo fare l’ordinanza […]noi non facciamo niente se non siamo obbligati». Spagnolo ribatte: «I carabinieri devono sapere che questa è una cosa vecchia». Il sindaco riporta che «la prima cosa» oggetto dell’interrogazione della Commissione d’accesso erano state proprio «le capre di Spagnolo». Nel prosieguo della conversazione il sindaco sottolinea come fosse stato obbligato ad adottare il provvedimento e auspica comunque una soluzione. «Noi siamo per l’aggiustamento».
Secondo il gip, la vicenda è una chiara dimostrazione «della tracotanza mafiosa degli Spagnolo che, interessati a far valere i propri voleri a ogni costo, non lesinavano di fare pressione sull’amministrazione comunale o sui cittadini vittime del loro fare abitualmente illecito».
I fatti descritti dimostrerebbero anche «il forte stato di soggezione provato dalla popolazione al cospetto degli Spagnolo». Condizione, continua il giudice, «che portava il sindaco, consapevole della bontà dell’ordinanza diretta a salvaguardare un’area “patrimonio dell’Unesco”, a cercare di trovare un’escamotage per soddisfare le richieste di Fernando Spagnolo». (redazione@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x